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Superbike: Vincere non basta più. Almeno per ora

- I casi di Melandri e Fores ci portano a considerazioni che riguardano le scelte dei piloti affermati, ma anche dei giovani, per i quali però il futuro sembra possa essere migliore
Superbike: Vincere non basta più. Almeno per ora

Nello sport il valore di un atleta ed il riconoscimento delle sue capacità derivano dai risultati e dalle doti che lo stesso dimostra nello svolgimento della propria attività. Un assioma che nel motociclismo era valido solo sino a qualche decennio fa, quando ai piloti che dimostravano di essere vincenti e di avere del talento, venivano affidate le moto migliori. I piloti più competitivi erano contesi dai team che li volevano ingaggiare. “Ingaggiare” nel vero senso del termine, in quanto la squadra riconosceva al pilota un ingaggio, oltre agli eventuali premi in base ai risultati conseguiti.

Ora non è più così. I casi più eclatanti sono quelli di Marco Melandri e di Xavi Fores, entrambi sul podio in Argentina ed entrambi senza una moto per il 2019.

Il primo è l’italiano più vincente nella storia della Superbike con 22 vittorie (una più di Biaggi) e 72 podi (anche in questo caso uno più di Biaggi) mentre per Fores questo è stato il suo anno migliore in Superbike, nel quale si è laureato miglior pilota privato ed ha ottenuto 5 podi. Ad oggi nessuno dei due ha trovato una sistemazione per il prossimo anno e, fatto ancora più strano, tra i due è lo spagnolo ad avere qualche possibilità di accaparrarsi una sella per il 2019.

Ma allora quali sono attualmente i fattori discriminanti nelle scelte delle squadre?

Giovane, con una buona dote di sponsor e possibilmente con un’immagine positiva e gradita ai media. Questo dunque è l’identikit del pilota ricercato dai team. A rendere il tutto più complicato è il fatto che questi tre fattori si devono manifestare congiuntamente. Uno solo o due non sono sufficienti.

Applicate questa regola ai casi di Melandri e Fores ed il quadro vi potrà risultare più nitido.

Questi criteri non riguardano solamente i team del mondiale Superbike, ma più in generale tutte le squadre che partecipano alle competizioni motociclistiche.

A tutti i livelli ai piloti viene richiesto un contributo economico. Questo è penalizzante per tutti, ma soprattutto per i giovanissimi, che se non hanno alle spalle una famiglia in grado di aiutarli non riescono a proseguire la loro carriera.

Marco Melandri e Xavier Fores sul podio in Argentina
Marco Melandri e Xavier Fores sul podio in Argentina

Giudicando da come stanno operando i team Superbike per il 2019, riteniamo che quelli preponderanti siano tre. Il primo riguarda l’interesse degli sponsor. Chi riesce a portare in dote sponsor importanti è quasi certo di trovare una buona sistemazione. Il secondo è l’età. Non troppo giovane, ma nemmeno oltre i 35, un fattore quest’ultimo in controtendenza rispetto alle scelte di qualche anno fa, quando i senatori erano i più richiesti. Il terzo fattore è relativo al peso mediatico, vale a dire al gradimento del pubblico e dei media. Una variabile che significa visibilità e quindi sponsor (il che riporta in pratica al punto numero uno).

Questo per quanto riguarda i team privati, perché per quelli ufficiali – solitamente - sono determinanti solo il valore del pilota e le sue richieste economiche, che devono rientrare nei budget stabiliti dalla casa produttrice.

Per fortuna anche in Italia, sull’esempio della Spagna, stanno nascendo strutture che dispongono di sponsor propri, come succedeva una volta, quando era il team che cercava e trovava gli sponsor e non li pretendeva dal pilota. Questo fa si che i giovani piloti vengano scelti per le loro effettive capacità ed avviati su di una strada che, per quanto riguarda l’Italia, inizia dal CIV Moto3, per proseguire con il mondiale junior FIM CEV, sino ad arrivare al mondiale di categoria.

La più nota è l’Academy VR46 di Valentino Rossi (che il prossimo anno entrerà anche nel CIV), ma sono operativi anche il team di Max Biaggi, quello di Simoncelli, e altri ancora ne stanno nascendo, patrocinati da ex piloti o manager dei mondiali GP o Superbike.

Certo anche in questo caso chi ha una buona dote di sponsor non viene certo rifiutato, ma la “valigia” non è un fattore decisivo, in quanto le squadre dispongono già della copertura economica necessaria, messa a disposizione da chi ha creato è gestisce la struttura.

Queste nuove realtà, assieme ad una situazione economica in generale migliore rispetto a quella di alcuni anni fa, ci fanno sperare in un futuro diverso rispetto a quello attuale.

  • Paolo661511, Castel San Pietro Terme (BO)

    Purtroppo la Sbk sconta proprio la mancanza di veri team ufficiali. Che, ovviamente, ci fossero, cercherebbero piloti veloci e vincenti pagandoli adeguatamente.
    Al momento, con lo scarso impegno ufficiale delle case, non vedo un gran futuro in tal senso.
    Ma la categoria stessa qualche rischio lo corre.
  • lc36Srad750, Empoli (FI)

    Mah
    Caro Baldi secondo me hai veramente voluto tirar fuori un argomento molto spinoso e difficile !!!
    essendo stato un po dentro all'ambiente delle corse a malincuore mi tocca ammettere che la valigia ci vuole non raccontiamo storielle...magari ci fossero strutture o scuole per tutti coloro che hanno passione e volessero provare!! così non è
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