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Nicolò Bulega, che per sua fortuna non deve pensare al bilancio della propria squadra, ma che è un attento osservatore dei fatti, lo ha apertamente dichiarato al termine della piovosa due giorni di Portimao: “Abbiamo speso un sacco di soldi per niente”.
Se lo dice lui figuriamoci cosa ne pensano i team manager, quelli che invece i bilanci li devono far quadrare, e che fanno sempre più fatica a farlo.
Abbiamo chiesto il parere di alcuni di loro ad iniziare da Manuel Puccetti del Kawasaki WorldSBK e WorldSSP Team.
“Questi due test di Jerez e Portimao non sono serviti a niente – ci ha dichiarato - e ci sono costati decine di migliaia di euro. Ormai sono anni che succede. Non è più come tanti anni fa, quando provare nel sud della Spagna o nell’Algarve era sinonimo di sole e temperature miti. Ora la pioggia ed il freddo vanificano tutti i nostri sforzi. Bisognerebbe trovare una soluzione diversa”.
Gli fa eco Marco Barnabò del Barni Spark Racing Team: “Il problema, a parte i soldi che spendiamo inutilmente, è che arriveremo in Australia senza aver fatto i test e questo per noi privati è molto penalizzante. Tanto più quest’anno che abbiamo una moto nuova. Dobbiamo trovare un rimedio, perché ormai succede tutti gli anni”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Elia Ramello del Team GoEleven. “Abbiamo cercato in ogni modo di non vanificare un esborso economico di parecchie decine di migliaia di euro, ma alla fine torniamo a casa soltanto con qualche dato per l’assetto da bagnato. In Australia sarà tutto diverso e soltanto a Phillip Island potremo iniziare a prepararci per il campionato che prenderà il via dopo pochi giorni. Per la mia squadra che ha moto e pilota nuovi sarà una partenza ad handicap”.
Ricordiamo che ogni pilota può svolgere dodici giornate di prova nel corso dell’anno, ma considerando che Dorna organizza due giorni di test generali in Australia, le giornate a disposizione scendono a dieci. Discorso diverso per le squadre che hanno diritto alle super concessioni e che hanno a disposizione un maggior numero di giornate. I giorni di prova possono essere divisi in due mezze giornate. I piloti possono provare anche sulle piste dove disputano le gare del WorldSBK, ma solo sino a undici giorni prima del round mondiale.
I test invernali 2026 si sono rivelati una perdita di tempo e di soldi, un danno per tutti ma per i privati in modo particolare. Come risolvere il problema? Le proposte non mancano.
C’è chi sostiene che, visto che il primo round si disputa in Australia, i test si potrebbero svolgere a Losail in Qatar o a Buriram in Tailandia, o in qualsiasi altro circuito lungo “la strada” per Phillip Island. Oltre ad abituarsi al fuso orario, piloti e squadre avrebbero la certezza di poter provare per 3 o 4 giorni. La differenza economica sarebbe minima visto il fattivo contributo di Dorna, che si occupa delle spedizioni del materiale in Australia e lo potrebbe fare in due tappe.
Il tutto però a condizione di modificare l’attuale regolamento che obbliga le squadre a decidere prima del primo test dell’anno, dove svolgere tutte le prove stagionali. Ovviamente le squadre scelgono l’Europa per non dover poi svolgere eventuali test durante la stagione in un altro continente, lontano dalla loro sede (anche le case giapponesi hanno il proprio reparto corse SBK nel vecchio continente). Una regola originariamente creata per aiutare i team privati, ma che invece al momento li penalizza.
Un'altra soluzione potrebbe essere quella di far iniziare il campionato non più a fine febbraio, ma ad aprile. Questo permetterebbe alle squadre non solo di avere più tempo a disposizione per i test, ma anche di sfruttare il meteo di marzo, che si spera e si presume possa essere migliore rispetto a quello di gennaio. Al momento quello della Superbike è il campionato che inizia prima di tutti gli altri, seguendo un calendario da sempre nell’occhio del ciclone, che anche quest’anno prevede due lunghe pause delle quali una, di oltre un mese, tra il primo round in Oceania ed il secondo di fine marzo a Portimao. Perché iniziare in anticipo per poi fermarsi per un mese? Non sarebbe meglio incominciare dopo e lasciare più tempo alle squadre per svolgere i test?
Tornando agli sciagurati test di Jerez e Portimao, pare abbiano scontentato tutti, ma in realtà qualcuno ne ha tratto beneficio e parliamo di chi ha prenotato le piste e le ha poi “subaffitate” alle squadre. Sono sempre le solite due o tre squadre ufficiali che riescono ad accaparrarsi le principali piste per i test collettivi. “Abbiamo provato varie volte e con molti mesi di anticipo a prenotare una pista per dei test di gruppo – ci ha confidato il Team Principal di una squadra privata - ma la risposta degli autodromi è stata sempre la stessa: è già occupata”.
Per averne la conferma basta controllare chi abbia prenotato le piste nelle quali si sono svolti i test privati ma collettivi negli ultimi 5 o 6 anni. Perché le squadre private non riescono (o non possono) mai prenotare le piste per i test collettivi?
Per darvi un’idea delle cifre che girano attorno ai test, considerando che ogni team paga circa 2.200-2.300 euro a pilota al giorno, chi ha prenotato la pista di Jerez (dove ci sono stati 35 partecipanti) pagando all’incirca 50/60.000 euro, ne ha poi incassati oltre 150.000. Cifre minori per Portimao, con un totale incassato di oltre 110.000 euro (25 circa i partecipanti).
Tutto questo cambierebbe se i test invernali venissero organizzati da Dorna (oltre a quelli di Phillip Island che sono già a cura del promoter spagnolo). Probabilmente la quota di iscrizione per i team sarebbe leggermente maggiore, ma oltre a non pagare la pista le squadre non dovrebbero nemmeno pagare le gomme. E non sarebbe cosa di poco conto visto che in questi test organizzati privatamente un treno di gomme costa ai team dai 400 ai 500 euro e può percorrere in media (e con le giuste temperature) solo 15-16 giri.