GP di Thailandia

SBK 2019. Le pagelle del GP di Thailandia

- Lode per Bautista, bravissimo Rea, 9,5: bravo Lowes 8,5 e 7 per Melandri
SBK 2019. Le pagelle del GP di Thailandia

Il GP di Thailandia ha confermato il dominio assoluto di Álvaro Bautista, che ha segnato il miglior crono nelle prove libere del venerdì, conquistato SuperpoleGara-1 e Gara-2. Di seguito le dichiarazioni dei protagonisti al termine del week end thailandese.


Le prime due gare della stagione, per di più extra europee, non sempre corrispondono a quello che sarà poi il resto del campionato, ma la supremazia dimostrata da Bautista in queste prime sei gare è stata troppo netta per non pensare che, dopo soli due round, il titolo abbia già preso la strada che porta a Borgo Panigale, dove manca dal 2011: o forse è meglio dire dal 2008 (Bayliss), visto che nel 2011 la Casa italiana si era ufficialmente ritirata dal mondiale delle derivate, e a vincere fu Carlos Checa con la 1098R privata del team Althea.
 

Sei vittorie schiaccianti e, almeno apparentemente, senza nemmeno fare tanta fatica, visti i distacchi che lo spagnolo ha rifilato ai suoi avversari. Rea e la Kawasaki sono passati dallo stupore di Phillip Island alla semi-rassegnazione di Buriram. Il loro sconforto deriva dal fatto che moto, team e pilota stanno dando il massimo, addirittura più di quanto non abbiano fatto negli ultimi quattro anni, nei quali hanno conquistato altrettanti titoli mondiali. Come ha dichiarato lui stesso, Rea in Thailandia ha dato il 110%, la moto è stata quasi perfetta ed il team non ha sbagliato nulla.

Se a questo aggiungiamo che, al contrario della Ninja, la Panigale è ancora in fase di sviluppo e questo significa che ha ancora dei margini di miglioramento, il quadro che ne risulta non lascia tanto spazio alla fantasia. Ovviamente manca ancora tanto alla fine del campionato, e nel motociclismo vale il "mai dire mai", per cui aspettiamo il prossimo appuntamento di Aragón, per vedere se sul tracciato spagnolo sarà ancora Álvaro-Show o se invece Johnny riuscirà a recuperare qualcuno dei 26 punti che lo separano dall’ex pilota MotoGP.


Ma è solo la Kawasaki a poter mettere i bastoni tra le ruote alla nuova V4? Al momento pare proprio di si. In Thailandia la Yamaha di Lowes si è avvicinata alla Kawasaki di Rea, ma senza riuscire nemmeno ad accennare un attacco convincente. Il debuttante team GRT si sta comportando bene, ma ora, per prendere la laurea in Superbike deve risolvere il “solito” problema degli ondeggiamenti della moto di Melandri.


Honda e BMW sono solo all’inizio di un lungo percorso, con il colosso giapponese che sembra aver capito (e deciso) che per battere la nuova Panigale debba sfornare una versione stradale della sua GP, in modo da ripetere in Superbike il duello già in corso nella classe regina del motociclismo.


Prima di passare ai nostri giudizi ed ai voti che assegniamo ai protagonisti delle gare di Buriram, una curiosità statistica: nelle tre gare del Chang International Circuit i primi sette piloti sono stati sempre gli stessi. Un dato che si può interpretare in molti modi, ma che dimostra che, almeno per ora, la gara sprint di 10 giri (ora promossa a gara “vera” a tutti gli effetti, e quindi valida anche per le statistiche ed i record) non si discosta molto dalle altre che si corrono sul doppio dei giri.

 

LE PAGELLE

Alvaro Bautista – voto 10 e lode
A Phillip Island gli era mancata solo la pole position, mentre qui a Buriram non si è fatto mancare proprio nulla. Guida la V4 come se la conoscesse da sempre (e questo dimostra quanto la nuova moto della Ducati sia effettivamente derivata dalla Desmosedici GP15) e con lo stile perfetto per sfruttarne tutte le potenzialità. In GP – per sua ammissione – non ha mai avuto il mezzo per vincere, qui ce l’ha, e non vuole perdere l’occasione di diventare campione del mondo.

 

Jonathan Rea – voto 9,5
Non si può certo dire che non ci stia provando. Lui e la sua squadra continuano a lavorare e a dare il massimo, sperando che arrivino tempi (e circuiti) migliori. Il ciclone Bautista lo ha sconvolto, ma non travolto. Forse si sta pentendo di aver affermato tempo fa, che per vivacizzare questa Superbike ci sarebbe voluto qualche pilota della MotoGP….

 

Alex Lowes – voto 8,5 – Questa è una delle piste preferite sia da lui che dalla sua R1. Anche lo scorso anno era salito sul terzo gradino del podio, ma solo una volta. Ha dimostrato di poter stare molto vicino a Rea, ma aspettiamo che si confermi anche su altri tracciati. Intanto però non sbaglia niente e non cade mai. Che stia maturando?

 

Van der Mark – voto 7,5 – Qui l’olandese è sempre andato forte ed è salito sul podio sia con la Yamaha che addirittura con la vecchia Honda. Questa volta perde il confronto con il suo compagno di squadra, ma porta a casa tre quarti posti. Il problema è che sembra aver raggiunto il suo standard e non abbia ulteriori margini di miglioramento.

 

Leon Haslam – voto 6,5 - Svolge il suo compitino e timbra il cartellino, ma appare meno a suo agio sulla Ninja di quanto non lo fosse stato a Phillip Island, dove aveva anche insidiato la seconda posizione del suo compagno di squadra. Un buon gregario, ma non certo un primo attore.


 

Marco Melandri – voto 7
La maledizione della “moto scodinzolante” lo perseguita anche in Yamaha. Una prima avvisaglia si era avuta in Australia, mentre in Thailandia il problema è emerso in tutta la sua criticità. Dover chiudere il gas in rettilineo non è il massimo per chi, come il ravennate, punta alle prime posizioni: lui dice di avere la soluzione al problema, e che quindi già ad Aragón la situazione dovrebbe cambiare. Lo speriamo davvero.

 

Sandro Cortese – voto 7
In pochi si aspettavano che l’italo tedesco si adattasse così in fretta alla Superbike. Quarto in Superpole, non riesce poi a sfruttare la seconda fila, e porta comunque a casa tre settimi posti. Diamogli tempo.

 

Michael Ruben Rinaldi – voto 7,5
Così come a Phillip Island, il venerdì ha dovuto imparare la pista e nello stesso tempo adattare la sua moto al nuovo tracciato, senza nessun riferimento. Fatica nella gara sprint, ma è due volte ottavo nelle gare "vere". E ora arrivano piste che conosce. Bravo lui e bravo il team Barni, che sa come far crescere i giovani.

Chaz Davies – voto 6,5
Piove sul bagnato. Che non abbia ancora preso le misure alla V4 è chiaro a tutti, ma che la sfiga si stia accanendo contro di lui è altrettanto chiaro. Un problema tecnico gli fa perdere tempo il venerdì, quando deve sistemare l’assetto della sua V4. Domenica in gara abbiamo rivisto per alcuni giri il leone che teneva testa a Rea, prima che la sua moto lo costringesse al ritiro. Tra Bologna e Aragón c’è Lourdes…

  • Sami1

    Qua si pensa che Sia solo merito della moto o SOLO merito di Bautista. Quando in realtà si dovrebbe parlare di pacchetto moto pilota. In sto momento il binomio Bautista-Ducati é superiore a Rea-Kawasaki. Ma solo perché Bautista contribuisce leggermente di meno di quello che fa Rea. Se dovessimo dare idea con una percentuale, nel 100% del binomio Bautista-Ducati, un buon 60% é Bautista, il 40% Ducati. Mentre quello Rea-Kawasaki, Rea 75-80%, Kawasaki 25-20% (sono percentuali tirati cosi solo per dare un idea del concetto che voglio esprimere). Quindi tenendo conto del contributo pilota-prestazioni moto é ovvio che viene da pensare che Rea se avesse una moto più performante a livello di motore, starebbe con Bautista. Per cui bravo Bautista che sta andando molto bene, ma Rea gli é superiore come pilota.
  • Davidem46

    Alcuni fanno sembrare che Bautista vinca solo per merito del motorone Ducati, ma i compagni di marca dove sono? Non sono suo tifoso, ma direi che per quello fatto nelle prime gare almeno, gli vada dato merito. Ciò non vuol dire che Rea sia improvvisamente una chiavica e gli altri lo sanno bene.Anche lui ha avuto anni in cui il suo mezzo era palesemente superiore e lui bravo più di tutti a portarlo alla vittoria. Quindi bravo Bautista e Ducati e speriamo di vedere battaglie nei prossimi gp.
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