Analisi

SBK 2019. Imola, pista pericolosa? Zaffelli dice no

- Emiliano Perucca Orfei ha intervistato Jarno Zaffelli, progettista di diversi circuiti della MotoGP, e intervenuto anche su quello di Imola: "Il circuito italiano non è pericoloso ma spaventa i piloti".

L’annullamento di Gara-2, durante l’ultima tappa del mondiale SBK a Imola, ha aperto spunti di riflessione (tra questi l'Editoriale del nostro Nico Cereghini) che hanno spaccato in due il mondo degli appassionati e degli addetti ai lavori. Da una parte chi ritiene che Imola, in certe condizioni, potrebbe essere fonte di pericolo, dall’altra quelli che credono nella sicurezza della struttura al pari di altri impianti. Tra i sostenitori della tesi che il tracciato bolognese sia pericoloso soltanto nella sua percezione da parte dei piloti, c’è l’ingegner Jarno Zaffelli, che ha progettato (o perlomeno è intervenuto) diversi circuiti, tra i quali Termas de Rìo Hondo, Misano, Imola (alcune parti), Zandvoort. Dopo la chiacchierata con il caporedattore di Automoto.it, Emiliano Perucca Orfei, ecco alcuni punti salienti in merito:

 

«In primis – spiega Zaffelli – voglio precisare che mi permetto di parlare sulla base di statistiche e, numeri alla mano, Imola non può essere considerato più pericoloso di altri impianti ad esso comparabili. Se vogliamo invece parlare di quanto il tracciato sia percepito rischioso dai piloti, ecco che allora Imola diventa un autodromo che incute timore ai piloti di qualunque livello. Sono presenti curve cieche, tante inclinazioni e quindi, a prescindere dall'asciutto o dal bagnato la pericolosità è data dal tracciato, in primis. In merito a questo sono sicuro di poter dire che la probabilità che un evento (incidente, caduta, ecc) si verifichi su questa pista è realmente basso: la magnitudo della conseguenza potrebbe essere elevata solo nei punti in cui le velocità fossero più elevate».

 

L’analisi prosegue concentrandosi su punti oggettivi che fanno capo agli ottimi requisiti in fatto di sicurezza del tracciato.

 

«Se, però, andiamo a prendere l’incidente di Laverty – continua Zaffelli – alla Rivazza di qualche anno fa, è facile rendersi conto di come le vie di fuga abbiano impedito al pilota di arrivare alle barriere. Voglio inoltre ricordare che, per chilometro lineare, Imola è il tracciato con il maggior numero di barriere morbide omologato dalla FIM. Detto questo, tengo infine a ricordare che è l’omologazione a definire, da un punto di vista sportivo, il livello minimo di sicurezza accettabile, e il giovedì prima della gara la federazione ha dato l’ok per correre e quel giorno stava piovendo, tra l’altro».

 

 

Concludiamo sottolineando il fatto che Imola è stato il primo autodromo in Italia e nel mondo  ad ottenere una certificazione esterna dalla Dekra, organizzazione a livello mondiale specializzata nei servizi professionali e di consulenza per l’automotive, per la sicurezza, che risale al dicembre 2014. Da quel momento non ci sono stati infortuni di sorta o incidenti legati alle strutture dell’autodromo.

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Commenti

  • Katana05, Novellara (RE)

    Ho sempre pensato che le persone assennate sappiano cambiare parere se le circostanze lo richiedono e a questo dogma mi sono attenuto anche stavolta. Domenica ero indignato con la Dorna perchè alla luce dei timori di molti piloti mi ero convinto che Imola fosse effettivamente non conforme con i requisiti minimi che si devono pretendere da un circuito moderno. E io non sono certo fra quelli che pensano che vivi solo se la morte la vedi in faccia. Tutt'altro. Detesto le road races e non ne accetto il rischio effettivo, a dispetto di chi nel 2019 ancora le venera (tutta gente che stranamente a sto giro è sparita nel nulla...).
    L'intervista a Zaffelli mi ha fatto però cambiare radicalmente idea, e non certo (o quantomeno non solo) per le sue credenziali, ma perchè gli argomenti che ha portato sono secondo me inoppugnabili. La casistica dice senz'ombra di dubbio che l'incidentalità e la gravità degli infortuni a Imola non sono peggiori che negli altri autodromi. Lo dicono i casi citati a iosa in questa pagina. Se si vuole per forza trovare il dramma bisogna risalire al 2012, quando Lascorz sbattè sul dritto con una dinamica improponibile. Diversi piloti, fra cui Caricasulo (leggo qui ma non l'ho visto) sarebbero arrivati a muro per carenza di vie di fuga (?), ma evidentemente nessuno di loro ha riportato danni di alcun tipo. Chi ha riportato le conseguenze più serie domenica è stato Russo che le vie di fuga nemmeno le ha viste.
    Dall'altra parte abbiamo molte testimonianze di sedicenti esperti (per carità, sarete pure piloti e direttori sportivi navigati, ci mancherebbe altro...) che però non fanno altro che confermare ciò che dice Zaffelli: Imola è come il bungee jumping: fa impressione, richiede sangue freddo ed un pizzico di incoscienza, ma il pericolo reale è tutt'altra cosa.
  • edo223, Genova (GE)

    Non vi so rispondere. Vi siete scannati per bene coi commenti ma...
    Da un lato cercate raziocinio e totale sicurezza in discipline che sono diventate famose per il genio e sregolatezza di alcuni attori del passato. Noi stessi nel nostro giro domenicale, per quanto possiamo essere prudenti, anche i 50 km/h accanto a un guardrail sono mortali, se la moto ti disarciona male.
    Se arrivi alla barriera troppo facilmente avete ragione a dire che la pista non è sicura.
    Ma di sicuro c'è solo la playstation. Una volta sistemati tutti i muri, come gestiamo gli impatti moto-pilota? distanza di sicurezza? airbag schiumogeno stile demolition man?
    Se devo scegliere, scelgo la f1 di Senna o James Hunt ("è per la nostra vicinanza alla morte" "sentirsi vivi") che quella attuale che è un sonnifero.
    Se devo scegliere tra i pioneri suicidi del passato in cerca di gloria, e gli attuali piloti in cerca di ingaggi con la mania del selfie scelgo i primi.
    Certo i muri sarebbe meglio che fossero a distanze piu sicure.
    ..una via di mezzo magari è possibile..
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