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La Superbike 2026 va in archivio dopo un round interessante per tutte le categorie tranne che per la Superbike, dove era tutto deciso e scontato. L’unica novità è arrivata da Sam Lowes che rispetto alle gare dell’Estoril ha sostituito Surra sul podio riuscendo nell’exploit di salire sul secondo gradino del podio in Gara1. Ma si tratta sempre di piloti Ducati e sabato alla casa bolognese è riuscito un filotto di sette delle sue moto nelle prime sette posizioni. Non succedeva dal 2003 quando anche ad Oschersleben furono sette Ducati a tagliate per prime il traguardo. Un dominio rosso che ha caratterizzato tutta la stagione e anche in Andalusia ad interrompere l’elenco di Panigale V4 sono state le bimota, o per meglio dire “la” bimota di Alex Lowes, a conferma che assieme alla Ducati è la casa italo-giapponese a credere e ad investire di più in Superbike.
La BMW non vedeva l’ora di chiudere questa allucinante stagione, mentre in casa Honda Jake Dixon non è riuscito a ripetere le belle prestazioni portoghesi, complice una pista che non si addice troppo alla CBR. L’onore della Yamaha è stato ancora una volta salvato da Xavi Vierge, che quando la sua R1 non prende fuoco riesce a centrare la top ten.
La Superbike è stata noiosa e la pioggia, che avrebbe forse potuto renderla meno scontata, si è fatta vedere solo al termine di Gara2, con una puntualità che ha dell’incedibile. Interessanti e avvincenti sono invece state le gare delle altre categorie e su tutte quelle della Sportbike che ha assegnato il titolo allo spagnolo Xavi Artigas solo la domenica pomeriggio. Belle anche le gare del mondiale femminile, con Maria Herrera che ha portato a casa il secondo titolo consecutivo e della Supersport, dove domenica i due piloti Kawasaki di Puccetti hanno monopolizzato le prime due posizioni.
Nonostante domenica il cielo di Jerez promettesse pioggia, che è poi arrivata solo a fine giornata, sono stati 41.000 gli appassionati che nei tre giorni hanno seguito le imprese dei loro beniamini e sono stati ripagati dai tredici piloti spagnoli che sono saliti sui nove podi di questo ultimo round delle derivate.
Ora sarà tempo di test ed in attesa di vedere all’opera le novità proveniente dalla MotoGP ecco i nostri voti ai protagonisti del weekend andaluso.
Il tritatutto rosso ha ripetuto il copione già visto in molti altri round, conquistando tutto: pole position, tre vittorie, giro veloce e record della pista. Il pacchetto Bulega-Panigale-Team Aruba è risultato invincibile e sarà difficilmente replicabile. Nicolò ha scritto pagine che resteranno nella storia della Superbike e merita la MotoGP.
Non è stato il solito Lecuona. Sabato non era a posto con il set up della sua Ducati tanto da dover cedere il secondo posto a Sam Lowes. Per domenica lui e la sua squadra sono corsi ai ripari e lui è tornato nella più congegnale posizione di vice Bulega. Il prossimo anno potrebbe fare un passo avanti.
Si getta alle spalle il difficile week end dell’Estoril e mette insieme il suo miglior round stagionale. Si dice che la sua squadra sia in difficoltà e lui si impegna per aiutarla, riuscendo nell’impresa di chiudere Gara1 davanti a Lecuona. E’ velocissimo e non sbaglia niente. Se Sam fosse sempre quello visto in Andalusia lotterebbe per le prime posizioni della classifica.
Un voto in più per averci commosso. Non brilla in Superpole, ma si capisce subito che per lui queste saranno gare speciali. Vuole dimostrare di non essere finito e ci riesce alla grande. Quarto in Gara1 e sesto nella Superpole Race, avrebbe meritato il podio in quella che potrebbe essere stata la sua ultima gara in SBK, ma “cuore di pietra” Sam Lowes lo beffa proprio nel finale. Non fa niente Alvaro, grazie lo stesso.
Ci aveva abituato alla terza posizione, ma a Jerez, forse appagato dal terzo posto in campionato, non è mai riuscito a salire sul podio, pur conquistando dei buoni risultati e soprattutto confermando la sua maturazione. La speranza è che non si fermi e che resti “affamato”.
E’ settimo in Gara1, ma poi chiude sempre al sesto posto, compreso nella classifica finale del campionato. “Bene ma non benissimo” è il riassunto del suo round andaluso, ma anche di tutto l’andamento del suo campionato, con due soli podi all’attivo. Ma alla sua squadra va bene così visto che lo ha riconfermato.
Jerez non è l’Estoril, e in fondo tornare a casa con un ottavo posto quale peggior risultato non è malaccio per un rookie, ma Alberto ci ha fatto vedere che può fare molto meglio. Che sia solo un incidente di percorso, in attesa della stagione della sua conferma tra io top rider della categoria.
E’ sempre lui con la sua bimota ad interrompere la lunga lista di Panigale in cima alla classifica, in un weekend culminato con il quinto posto nella Superpole Race. Chiude senza commettere errori e in classifica è quinto a nove punti dal fratello. Una stagione interlocutoria, ma forse i progressi della KB998 meritano di più.
Naviga dalle parti della top ten, senza infamia e senza lode, ma sempre dietro al suo compagno di squadra. Deve compiere un ulteriore salto di qualità per aiutare la bimota e la sua squadra.
Le Ducati sono di un altro pianeta ma se chi dovrebbe contrastarle ha problemi tecnici e fa fatica ad entrare in top ten le rosse fanno ancora meno fatica a dominare. La sua BMW si ferma ancora e nelle altre gare lui non getta mai il cuore oltre l’ostacolo. Meno male che era l’ultimo round.
I suoi risultati meriterebbero un’insufficienza, ma il suo grande cuore e le sue lacrime nel dopo gara stringono il cuore. Ci mancherà.
In Gara1 fa fuoco e fiamme. Non lui, la sua moto. Nelle altre, pur essendo ormai con la testa sulla Panigale di Barni, risulta sempre il migliore della pattuglia Yamaha e questo la dice lunga sulla condizione (psicologica) dei suoi compagni di marca. Ci aspettiamo grandi cose da lui il prossimo anno.
Tre punti nelle ultime sei gare. Non è abituato a lottare per la zona punti e non se lo merita. Dovrebbero penalizzare la Yamaha per averci tolto l’Andrea che conoscevamo.
E solo un lontano parente del Dixon che in Portogallo era riuscito nell’impresa di portare in alto la problematica CBR. Ha tanti alibi, primo tra tutti un infortunio che gli ha portato via metà campionato ed hanno fatto bene a rinnovargli il contratto.