L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: “Certi padri fanno soltanto guai”

- Oggi è quasi indispensabile iniziare a correre fin da bambini, per diventare campioni. Ma non è facile per un genitore saper gestire la passione, la personale ambizione e la libertà dei piccoli. Qualcuno ci riesce però
Nico Cereghini: “Certi padri fanno soltanto guai”

Ciao a tutti! Il padre di Jorge, Chico Lorenzo, si prende il merito della formazione del giovanissimo Joan Mir nella sua scuola di pilotini a Maiorca. E il campione del mondo si affretta a smentirlo: “dalla sua scuola ci sono passato appena, a formarmi sono stati altri!” Ma perché i padri dei piloti non se ne stanno un po’ più zitti?

In tanti anni di moto, ho visto genitori di tutti i tipi: da quelli che se ne stanno da parte in silenzio fino a quelli che nel box sono una presenza ingombrante e poco gradita. Non sottovaluto l’importanza dei genitori, ci mancherebbe altro. Papà e mamma sono quasi sempre centrali nella storia degli aspiranti piloti e nell’accensione della scintilla, andatevi a rivedere l’intervista che Zam ed io abbiamo recentemente fatto a Pecco Bagnaia, e capirete quanto entusiasmo, quanta gioia e quanta passione c’era in quei viaggi col camper che l’intera famiglia Bagnaia faceva con Franceschino, il sabato e la domenica per vederlo correre in minimoto.

Una volta si correva “contro” il parere dei genitori, qualche campione ha dovuto persino falsificare i documenti per poter scendere in pista sfuggendo al controllo. Ma capisco benissimo che oggi, per raggiungere traguardi importanti in un mondo iperprofessionale, occorra iniziare da piccoli e con buoni maestri, a cominciare, appunto, dal padre. 

Credo anche che sia possibile rispettare i tempi e i desideri di un bambino quando lo si mette a cavallo di una motina. Mi vengono in mente babbi celebri, come Graziano Rossi, Giordano Capirossi o Paolo Simoncelli, capaci di mettere i figlioli su una motoretta e lasciarli completamente liberi di divertirsi: da lì sono usciti dei campioni senza complessi, anche se purtroppo Marco non c’è più. Ma temo che la passione di papà faccia più spesso dei guai: solo una stretta minoranza di ragazzini arriva alle corse senza subire un forte stress e poi pagare un prezzo. 

Non è il caso del padre dei due fratelli Márquez. Julià lo vedete in tv, è una presenza fissa dentro il box della HRC: è una cosa che ha chiesto espressamente alla Honda. Dal 2011, con il drammatico incidente mortale del Sic, uno dei genitori vuole sempre essere accanto ai figli, per ogni evenienza. E si comprende. Márquez senior si agita molto, ma nel box sta al suo posto e non ha mai invaso gli spazi altrui.

Tutta la mia stima anche al babbo di Andrea Dovizioso, Antonio, che ancora salta sulle piste da cross e nel box non mette piede, va a bordo pista; o ai padri del neocampione del mondo Enea Bastianini e di Marco Bezzecchi: appassionati e quasi sempre presenti senza pressare sulla squadra o sui figli. Ma ci sono, e ci sono stati padri che le squadre butterebbero volentieri fuori dal box.

Anche madri, qualche volta. Un nome per tutti, tanto ormai è una cosa arcinota e pubblicamente dichiarata dai manager: la mamma di Ben Spies era pesante da reggere, dentro il box Yamaha, quando il pilota statunitense (campione del mondo 2009) correva in SBK e successivamente in MotoGP. E quasi tutti quelli che hanno seguito la vicenda pensano che il crollo psicologico di Ben, precipitato da autentico dominatore a comparsa perennemente infortunata, sia da addebitare in gran parte proprio alla sua mamma, incollata al figliolo giorno e notte.

 

Foto: bikesportnews.com

  • Pippo123456789101112, Siena (SI)

    Verissimo. Io ho avuto diversi ragazzini al civ junior e in campionati simili (cnv) e confermo questa brutta consuetudine. Ho visto bambini di 10,11 anni piangere per la pressione, altri talmente pompati dai genitori da non riuscire ad accettare una brutta prestazione, ho visto genitori prendersi a male parole e oltre per una manovra in pista, ma più di tutto ho visto genitori parlare, davanti ai figli bambini, di loro come i futuri campioni del mondo. Vi dirò, a quell'età lì è più importante l'intelligenza dei genitori del talento dei figli, e quasi sempre manca più la prima del secondo.
  • Paolo661511, Castel San Pietro Terme (BO)

    Come in tutti gli sport dove girano tanti soldi.
    Poi anche in quelli dove ne girano meno...
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