enduro estremo

Il video di Graham Jarvis all'Hell's Gate 2011

- Secondo posto, con grande distacco per Lampkin, unico altro in vetta all'Hell's Peak. Fabio Fasola ha dovuto accorciare la gara, che solo in due hanno portato a termine!

 

Ancora una volta l'Hell's Peak - la micidiale salita che sancisce la fine della gara - si è parata di fronte ai due inglesi. La folla ad attenderli, il cuore che batte a mille per tutti. Le luci dell'Hell's Peak diventano di colpo la magia dell'enduro estremo.
Hell's Gate è la forza di grandi piloti che cadono, si rialzano, lottano. È la metafora della passione o forse la forma più concreta di essa.
Una gara tanto dura da costringere Fabio Fasola e i suoi uomini ad accorciare di un giro la fase finale: cinque anziché sei tornate, perché, altrimenti, era in serio dubbio l'arrivo anche di un solo pilota.
Abbiamo visto storie di uomini quasi invincibili come l'americano Cody Webb, che sembrava out a causa di sei minuti di penalità nella prima fase e poi qualificato per un soffio al ventottesimo posto ed ancora in gara fino al quarto giro. O il coriaceo Alessandro Botturi, tra i primi nella fase eliminatoria e poi fuori a causa di una caduta.

A poco a poco si sono arresi tutti : troppo staccati e quindi fuori Walker, Webb, Galindo.
E la storia più grande da raccontare è ancora quella dei due trialisti venuti dall'Inghilterra, che all'ultimo giro si sono trovati ancora soli in gara: Graham Jarvis e Dougie Lampkin. Lo scorso anno erano arrivati insieme ai piedi della salita del diavolo, forse con un po' di vantaggio per Jarvis; poi Lampkin aveva saputo catalizzare meglio l'attenzione (e gli aiuti del pubblico).

Questa volta Peter Graham Jarvis non ha voluto rischiare: ha dato fondo alla sua carica e ha collezionato giro dopo giro un vantaggio incolmabile. Niente da fare per Lampkin, niente rimonta per il dodici volte mondiale di trial! Dieci, venti e più minuti di vantaggio per il trentacinquenne inglese Jarvis, neoacquisto della Husaberg, che questa volta è volato sulla cima più alta della Hell's Gate.

Andreas Lettenbichler con la WR 300
del team Husqvarna Monster Speedbrain ha compiuto una buona gara, viaggiando sempre intorno alla quinta posizione ma a due giri dal termine ha accomulato 31 minuti di ritardo dal leader Jarvis ed è stato tolto dalla gara.

Buona è stata anche la prova offerta da Maurizio Gerini con l’Husqvarna TE 250 del concessionaro RS Moto di Bergamo. Gerini ha concluso al quinto posto la prima pate della giornata, ma poi quando si trovava al settimo posto è stato tolto di gara per essere arrivato fuori tempo massimo.

Grande soddisfazione per Fabio Fasola: mai tanto pubblico si era visto alla Hell's Gate, mai tante emozioni, mai tanto cuore e passione.
La Hell's Gate celebra l'enduro estremo in un evento dove tutti coloro che hanno avuto l'ardimento di prendervi parte si possono definire, a buona ragione, piloti coraggiosi.
Un bravo anche agli organizzatori guidati sul campo da Fasola: tra loro si sono distinti, come nelle passate edizioni, i ragazzi del Moto Club Chieve.


Hell’s Gate MG.K-Vis 2011

CLASSIFICA FINALE (HELL'S PEAK)
STANDING OVERALL (HELL'S PEAK)
1.Jarvis Graham (GBR) Husaberg 
2.Lampkin Dougie (GBR) Gas Gas


Foto di Mosky

 

  • shiverwhite, San Dona' Di Piave (VE)

    NON CAPISCO

    Forse non è come le competizioni alle quali siamo abituati, ma a me (che non amo il cross) devo dire che è piaciuto! Anche perché non la leggo solo come una gara di cross, ma la sfida personale che i piloti hanno voluto affrontare. Per molti forse non ha senso organizzare o affrontare una gara del genere, ma probabilmente perché non vedono la sfida, il limite, che sta di fondo nel superare quel inprobo tracciato.

    CIAO
  • nuccio23, VARALLO POMBIA (NO)

    l'importante è che se ne parli

    ..e comunque se ne parla.... l'enduro stava via via scemando, se l'estremo serve per ridare lustro all'enduro in generale ben venga l'estremo.
    ....Al di là delle polemiche, congratulazioni vere a tutti i piloti che hanno avuto il coraggio di iscriversi ad una "cosa" simile e che certo non penso siano stati obbligati da nessuno a parteciparvi ma mossi solo dalla loro grande passione per l'enduro e dal coraggio di confrontarsi con una "cosa" che già sapevano essere più grande di loro.
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