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L'immagine che abbiamo sempre mantenuto di Valentino Rossi e Graziano Rossi, padre e figlio uniti dalla passione per le moto, si è trasformata negli ultimi due anni in una complessa battaglia legale che si consuma nelle aule del Tribunale di Pesaro. Al centro della disputa ci sono 200 mila euro, prelievi bancari e l'accusa di circonvenzione di incapace nei confronti dell'attuale compagna del 71enne ex pilota.
La vicenda prende avvio nel 2024, quando Valentino ottiene dal tribunale la nomina ad amministratore di sostegno del padre. Una perizia medica di parte descrive Graziano come persona fragile, in difficoltà nel gestire autonomamente i propri affari, pur mantenendo alcune capacità come guidare l'automobile e partecipare alle gare di rally.
Nel marzo 2025 arriva la svolta. Graziano chiede al figlio di essere liberato dal controllo legale, ma Valentino rifiuta. La questione finisce in tribunale e il giudice Davide Storti accoglie la richiesta del padre: Graziano "ha la piena capacità di intendere e volere". La revoca viene pronunciata il 4 marzo 2025, ma la storia non si chiude.
Durante il suo anno come amministratore di sostegno, Valentino ha verificato i conti del padre scoprendo un ammanco di circa 200mila euro. La somma sarebbe stata prelevata nel corso di dodici anni dall'attuale compagna di Graziano, una 54enne impiegata in un ufficio pubblico, difesa dall'avvocato Francesco Coli.
Nel dettaglio, l'accusa formulata dal campione di Tavullia riguarda 176mila euro trasferiti tramite bonifici (di cui 100mila con la causale "prestito") e ulteriori 34mila euro prelevati in contanti. L'ipotesi di reato è circonvenzione d'incapace, prevista dall'articolo 643 del codice penale.
La Procura di Pesaro, guidata dal sostituto procuratore Irene Lilliu, ha aperto un fascicolo disponendo una serie di accertamenti psichiatrici per valutare le reali condizioni mentali di Graziano. Sono state effettuate almeno cinque perizie da specialisti di fama tra Pesaro e Bologna.
Gli psichiatri coinvolti - tra cui Stracciari, Renato Ariatti e Luca Cimino (nominato dal Gip) - hanno tutti concordato: Graziano Rossi non necessita di un amministratore di sostegno ed è perfettamente in grado di intendere e volere. L'ultimo verdetto è stato quello del dottor Massimo Badioli, che ha certificato la piena capacità del padre del Dottore.
Ora la palla passa al pubblico ministero Irene Lilliu, titolare del fascicolo d'indagine a carico della compagna di Graziano Rossi. La magistrata si trova di fronte a una decisione difficile: chiedere l'archiviazione del caso oppure procedere con la richiesta di rinvio a giudizio, che porterebbe la donna a processo penale per circonvenzione d'incapace?
Le cinque perizie psichiatriche disposte dalla Procura hanno concordato nel certificare che Graziano Rossi è pienamente capace di intendere e di volere, quindi non può essere considerato "incapace" ai fini del reato contestato. Questo verdetto unanime degli esperti rende molto più complessa l'ipotesi accusatoria formulata da Valentino.
Nel frattempo, la Guardia di Finanza ha completato le indagini patrimoniali sui movimenti bancari di Graziano Rossi, analizzando tutte le uscite dai suoi conti negli ultimi dodici anni. Gli investigatori hanno anche ascoltato una serie di testimoni vicini sia a Valentino che a Graziano per ricostruire le dinamiche familiari e i rapporti tra il padre e la sua compagna.
La decisione della pm Lilliu determinerà se la vicenda si chiuderà definitivamente o se continuerà in un processo penale. In caso di archiviazione, la compagna di Graziano verrebbe scagionata dalle accuse. In caso di rinvio a giudizio, si aprirebbe invece un processo che metterebbe ulteriormente sotto i riflettori la famiglia Rossi, con deposizioni, testimonianze e un nuovo esame della situazione familiare ed economica che ha portato alla rottura tra padre e figlio.