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Se qualcuno nutriva ancora dubbi sulle ambizioni globali di Royal Enfield, gli ultimi annunci provenienti dal quartier generale dovrebbero dissiparli definitivamente. La casa madre del marchio motociclistico più antico al mondo ancora in produzione ha svelato un piano industriale che ha fatto immediatamente schizzare le azioni a nuovi massimi storici: l'obiettivo è raggiungere una capacità produttiva di due milioni di motociclette all'anno, una cifra che non solo consolida la posizione del brand come gigante indiscusso in patria, ma lancia un chiaro guanto di sfida ai costruttori occidentali e giapponesi sul terreno internazionale.
Il fulcro di questa accelerazione risiede nell'espansione dello stabilimento di Cheyyar, nello stato del Tamil Nadu. Qui le linee di produzione verranno potenziate per aumentare la capacità di oltre un terzo, una mossa necessaria per soddisfare una domanda che non sembra conoscere flessioni. Non si tratta più soltanto di sfornare le classiche monocilindriche che hanno fatto la storia delle strade indiane, la strategia odierna è ben più complessa e articolata, fondata su piattaforme moderne che spaziano dalle apprezzate bicilindriche 650 fino alla recente Himalayan 450.
Il traguardo dei due milioni non è un semplice esercizio di vanità numerica, ma la naturale conseguenza di un cambio di passo qualitativo. Se fino a qualche anno fa Royal Enfield era percepita come un marchio di nicchia, legato a un fascino vintage un po' anacronistico, oggi l'azienda ha dimostrato di saper innovare mantenendo intatta la propria identità. L'arrivo imminente del marchio elettrico Flying Flea e l'espansione della famiglia 650 dimostrano che la dirigenza non intende sedersi sugli allori del successo della piattaforma 350, che pure continua a macinare numeri impressionanti.