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Tutto nasce a Firenze, dalla visione di una famiglia capace di trasformare una piccola realtà artigianale in un marchio motociclistico riconosciuto a livello nazionale. Era il 1967 quando Ancillotti Motorcycles prendeva forma ufficialmente, portando con sé un approccio all'ingegneria e alla costruzione che rifletteva il meglio della cultura meccanica italiana del periodo. Moto pensate per chi voleva qualcosa di diverso, di più artigianale, di più vivo rispetto alla produzione di serie.
Nel corso degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, Ancillotti riuscì a costruirsi una reputazione solida nel mondo dell'enduro e del fuoristrada, con modelli che montavano motorizzazioni affidate ai migliori fornitori dell'epoca: Sachs, Minarelli, Beta, Hiro. Ogni moto era quasi una dichiarazione d'intenti, un oggetto tecnico pensato per durare e per competere.
Quando un marchio smette di produrre, rischia l'oblio. Il Registro Storico Ancillotti ha scelto un'altra strada: quella della memoria attiva, della documentazione sistematica, della comunità che si stringe attorno a oggetti d'epoca per mantenerli vivi. In trent'anni di attività, il Registro ha catalogato, documentato e supportato il restauro di decine di esemplari storici, mettendo a disposizione degli appassionati tavole dei colori originali, documentazione tecnica e una rete di contatti preziosa. Un lavoro che ha ottenuto anche un riconoscimento istituzionale importante: il marchio Ancillotti è stato incluso nel Registro Speciale MISE tra i marchi storici di interesse nazionale strategico.
Nel contesto della Mostra Scambio di Novegro, il Registro ha allestito una selezione curata di esemplari significativi, capace di raccontare per immagini l'evoluzione del marchio attraverso i decenni. Tra i pezzi esposti spiccavano l'Ancillotti Sachs 125 del 1971, l'Ancillotti Hiro 125 del 1981, la Minarelli 80 del 1982 e un rarissimo Beta 50 del 1967, che rappresenta in qualche modo l'alba dell'intera storia del marchio fiorentino.
Dietro al Registro c'è anche il Club Scarab, l'associazione che riunisce collezionisti, proprietari e semplici appassionati del marchio. È questa dimensione comunitaria a rendere il progetto sostenibile nel lungo periodo: non una sola persona a fare da custode solitario, ma una rete di persone che condividono la stessa passione, si scambiano pezzi di ricambio, si aiutano nei restauri e si ritrovano agli eventi. Trent'anni di attività in un settore di nicchia come questo non si mantengono per caso.
Il Registro Storico Ancillotti dimostra che preservare non significa imbalsamare. Significa tenere vivo un pezzo di cultura tecnica e sportiva italiana, trasmetterlo a chi verrà dopo, e farlo con la serietà che questi oggetti straordinari meritano. Trent'anni sono un traguardo importante: che ce ne siano almeno altri trenta.