Quando la tecnologia diventa contenzioso: un ex giudice impugna una multa da autovelox

Quando la tecnologia diventa contenzioso: un ex giudice impugna una multa da autovelox
In una zona del Polesine da anni al centro di vivaci dibattiti sull’uso degli strumenti di controllo della velocità, un caso recente ha riportato sotto i riflettori la questione delle multe elevate tramite autovelox. Protagonista della vicenda è un avvocato della provincia di Rovigo, che in passato ha ricoperto per molti anni la funzione di giudice di pace, e che ora si ritrova nella posizione di contestare una sanzione ricevuta proprio per eccesso di velocità
22 gennaio 2026

La vicenda parte lo scorso giugno, quando il professionista si vede notificare una multa per aver superato il limite in un tratto della Statale 16 nel comune di Bosaro. Secondo il verbale, l’auto intestata alla moglie avrebbe superato i 50 km/h in un punto in cui la velocità consentita era di 50, rilevata da un dispositivo elettronico. La sanzione, con decurtazione di punti dalla patente, arriva direttamente dalla polizia locale. Tuttavia, l’ex giudice non si limita ad accettare il provvedimento: decide di impugnarlo contestando la validità dello strumento di misurazione.

Nel mirino vi è il presunto mancato rispetto di un requisito tecnico fondamentale: l’omologazione dell’autovelox. La normativa prevede infatti che tali strumenti siano non soltanto approvati per la vendita o l’uso, ma anche omologati formalmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, un passaggio che garantisce controlli più stringenti sulla conformità e sulla precisione dei dispositivi. La distinzione tra approvazione e omologazione è al centro di un acceso dibattito giuridico. Secondo recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione, la semplice approvazione non può sostituire l’omologazione ministeriale richiesta dal Codice della strada: senza quest’ultima, gli accertamenti di velocità rischiano di essere dichiarati illegittimi in sede di ricorso.

Nel caso in esame, il giudice di pace ha sospeso temporaneamente l’efficacia del verbale in vista dell’udienza, bloccando sia il pagamento della multa sia l’obbligo di comunicare i dati del conducente, una fase che nei procedimenti ordinari potrebbe portare a ulteriori sanzioni se non rispettata. Tuttavia, nelle settimane successive l’automobilista si è visto recapitare una nuova sanzione per mancata comunicazione, nonostante la sospensione del primo provvedimento, e ha dunque presentato un secondo ricorso. La questione solleva quindi più di un dubbio: oltre alla polemica sulla regolarità tecnica degli strumenti, essa evidenzia le difficoltà pratiche e procedurali che possono emergere quando un cittadino decide di impugnare una multa, anche nella consapevolezza di possibili profili di illegittimità. La vicenda ha inoltre riacceso l’attenzione sull’infrastruttura stradale locale e sull’uso intensivo degli autovelox, spesso oggetto di critiche e contestazioni da parte di automobilisti e associazioni.

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