Scenderà il prezzo della benzina con la riapertura di Hormuz? Sì, ma non rapidamente

Scenderà il prezzo della benzina con la riapertura di Hormuz? Sì, ma non rapidamente
è ciò che viene definito effetto "razzo-piuma": in caso di crisi i prezzi salgono immediatamente, ma ci mettono molto più tempo ad abbassarsi. Intanto l'accordo tra Usa e Iran da siglare venerdì 19 giugno promette di riaprire lo stretto strategico e piano piano i prezzi iniziano a scendere
16 giugno 2026

L'accordo tra Stati Uniti e Iran, che sarà firmato ufficialmente venerdì 19 giugno a Ginevra dopo una prima intesa digitale raggiunta domenica, prevede la riapertura dello stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso cui transita storicamente circa un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare. Per chi guida, la domanda è una sola: quanto costerà fare benzina nelle prossime settimane?

La situazione dei prezzi in Italia al 16 giugno 2026

Secondo i dati dell'Osservaprezzi del Mimit, il prezzo medio nazionale in modalità self service registrato nei giorni scorsi si attesta intorno a 1,89-1,90 euro al litro per la benzina e poco sopra i 2 euro al litro per il diesel. Una situazione che presenta un dettaglio insolito: da qualche settimana il gasolio costa più della benzina, un ribaltamento rispetto alla normalità storica, dovuto soprattutto al fatto che il decreto del 7 giugno ha dimezzato lo sconto sulle accise per il diesel (da 10 a 5 centesimi) lasciando invariato quello sulla benzina.

I prezzi sono già in leggero calo da alcuni giorni, complice il clima di fiducia legato alle trattative tra Washington e Teheran: secondo il presidente di Nomisma Davide Tabarelli, il calo è stato di circa 5 centesimi nell'ultima settimana. Una piccola boccata d'aria, non ancora la svolta.

Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Cosa prevede l'accordo su Hormuz

Il memorandum d'intesa prevede la revoca del blocco navale iraniano e americano e la rimozione delle restrizioni al traffico marittimo nello stretto, ma non si tratta di una normalizzazione immediata. Le operazioni di sminamento dei fondali, condotte con dragamine e droni sottomarini, richiederanno secondo fonti occidentali di sicurezza marittima dai 40 ai 50 giorni prima che armatori, assicuratori e compagnie petrolifere si sentano sufficientemente sicuri da riprendere la navigazione a pieno regime. Resta inoltre aperta la questione dei pedaggi: l'Iran aveva tentato di imporre un compenso legato al carico delle petroliere, e benché Trump abbia parlato di "apertura senza pedaggio", fonti vicine a Teheran non confermano che la questione sia del tutto chiusa, e una parte dell'accordo prevederebbe il passaggio gratuito solo per i primi 60 giorni.

Perché i prezzi non scenderanno subito: l'effetto "razzo e piuma"

Qui entra in gioco il fenomeno che gli economisti chiamano effetto "razzo e piuma": quando il petrolio sale, i prezzi alla pompa schizzano verso l'alto velocemente come un razzo; quando il petrolio scende, i prezzi scendono lentamente, fluttuando come una piuma. Non è un complotto dei distributori, ma una dinamica di mercato ben documentata: i gestori aggiornano i listini al ribasso più gradualmente per recuperare i margini compressi durante la fase di rincaro, e perché lo stock di carburante già acquistato a prezzi più alti deve essere smaltito prima di rifornirsi a condizioni più favorevoli.

Tabarelli lo riassume con una battuta diventata quasi un consiglio pratico: "aspettate a fare il pieno". Secondo le sue stime, nei prossimi giorni - probabilmente già dalla settimana che seguirà la firma del 19 giugno - i prezzi potrebbero scendere di altri 10 centesimi. Si aggiungerà inoltre l'effetto della scadenza del taglio delle accise il 3 luglio: se il governo non dovesse prorogarlo, l'impatto netto sarebbe comunque un calo, perché il beneficio della riapertura di Hormuz dovrebbe superare la perdita dello sconto fiscale.

Le incognite che frenano l'entusiasmo

Diversi fattori impediscono di parlare di un ritorno rapido alla normalità. Primo: la tenuta dell'accordo è tutt'altro che scontata, trattandosi al momento di un memorandum di principi che dovrà essere seguito da una fase negoziale su nodi più delicati, nucleare compreso. Secondo: l'Iran ha dimostrato di avere un controllo di fatto sullo stretto, e in caso di nuove tensioni potrebbe richiuderlo, restando una minaccia costante per il commercio internazionale. Terzo: il comportamento della Cina sarà decisivo. Pechino ha attinto alle proprie riserve strategiche per non esporsi ai picchi di prezzo del greggio durante il conflitto, contribuendo così a calmierare il mercato globale: con la riapertura, dovrà prima o dopo ricostituire quelle riserve, generando nuova domanda. Lo stesso vale per Europa e Stati Uniti.

Infine, va ricordato che i flussi di approvvigionamento non torneranno immediatamente ai livelli pre-conflitto: secondo gli analisti citati da fonti del settore, ci vorranno mesi per sciogliere l'ingorgo nello stretto e anni per riparare gli impianti danneggiati dai mesi di guerra.

La sintesi: calo sì, ma poco poco per volta

Il quadro che emerge è quello di un mercato in via di normalizzazione, ma senza scossoni. Insomma non aspettatevi un ritorno ai prezzi precedenti. Come sintetizza Tabarelli, "i prezzi caleranno un poco subito, ma non ci sarà un crollo". La fiammata dei mesi scorsi, dopotutto, non aveva raggiunto i livelli più temuti, e la discesa per lo stesso principio della piuma richiederà settimane se non mesi.