Prevenire la "demenza" con il cambio manuale

Prevenire la "demenza" con il cambio manuale
Il cambio manuale fa bene al cervello? Secondo un famoso neuroscienziato giapponese, sì!
6 agosto 2026

Una recente ricerca riguardante l'uso del cambio automatico sulle vetture potrebbe interessare il mondo delle due ruote, che soprattutto negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi i modelli dotati di trasmissioni alternative a quella classica con comando a pedale.

Basta scorrere i listini delle auto nuove per rendersi conto che la terza pedale sta diventando una rarità da collezionismo. I dati sulle immatricolazioni degli ultimi vent'anni parlano chiaro: negli Stati Uniti il manuale è ormai un fossile da 0,7% del mercato, la Germania è crollata dall'83% al 18% e persino l'Italia, da sempre feudo degli appassionati della leva, è scesa dal 98% al 48%. Se per la maggior parte degli automobilisti la scomparsa della frizione è un'evoluzione comoda e indolore, per la nostra salute mentale le cose potrebbero stare diversamente.

A lanciare l'allarme è il Dottor Ryuta Kawashima dell’Università di Tohoku, celebre neuroscienziato diventato famoso in tutto il mondo per essere il volto di Brain Age, la serie di giochi per l'allenamento mentale targata Nintendo.
Secondo i suoi studi, guidare un'auto con cambio manuale non è solo una scelta di guida, ma un vero e proprio esercizio di ginnastica cerebrale capace di aiutare a prevenire la demenza e il decadimento cognitivo.

Il segreto sta nella complessità dei movimenti richiesti. Coordinare simultaneamente quattro arti — schiacciare la frizione, innestare la marcia, dosare l'acceleratore e contemporaneamente valutare il traffico intorno — attiva continuamente la corteccia prefrontale, mantenendola giovane e reattiva. A differenza di un cambio automatico, che permette alla mente di "andare in pilota automatico", il manuale impone quella che Kawashima definisce una "tensione moderata": un carico cognitivo costante legato alla necessità di valutare la strada e scegliere autonomamente il rapporto migliore.

In poche parole, che si tratti di un'auto o di una moto, la guida manuale rappresenta una palestra quotidiana per i nostri riflessi e la nostra memoria operativa. Un motivo in più, suggerisce sorridendo il neuroscienziato, per mettersi in garage uno degli ultimi modelli a tre pedali prima che scompaiano del tutto. Questo può valere anche per la guida delle nostre amate due ruote, 

Con un'ultima, arguta provocazione per gli automobilisti più anziani: se vi accorgete di non riuscire più a gestire il cambio e la frizione con fluidità, forse significa che è arrivato il momento di considerare di consegnare la patente.

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