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Da sempre è il compagno silenzioso di ogni viaggio, fissato con un adesivo un po’ precario sul manubrio, infilato in borselli dedicati o nascosto sotto il cupolino: lo "scatolotto" del telepedaggio ha segnato un’epoca, liberando i motociclisti dall’incubo di togliersi i guanti, rovistare nelle tasche alla ricerca di monete e rischiare l’equilibrio della moto ferma al casello. Ma quel piccolo oggetto di plastica che ci ha salvato da migliaia di code sembra destinato a diventare un cimelio da garage. La rivoluzione digitale sta bussando alle porte delle autostrade e, questa volta, non passa per un nuovo hardware, ma direttamente dal dispositivo che abbiamo già tutti in tasca, lo smartphone.
L'innovazione, che sta già facendo discutere gli addetti ai lavori, punta a eliminare definitivamente la necessità di un apparato fisico a bordo. Il cuore del cambiamento risiede in un sistema software avanzato, capace di dialogare con l'infrastruttura autostradale attraverso protocolli criptati e segnali radio amplificati emessi dal cellulare. Per chi va in moto, il vantaggio è immediato e palpabile. Non ci sarà più bisogno di acquistare supporti specifici, non si dovrà più temere che il dispositivo si scarichi o non venga rilevato dalla sbarra, un classico che ogni biker ha provato almeno una volta, e soprattutto si potrà dire addio ai canoni fissi legati al noleggio dell’apparecchio.
Il sistema si basa sulla tecnologia V2X, acronimo di vehicle-to-everything, che trasforma lo smartphone in una sorta di transponder invisibile. Una volta attivata l'applicazione dedicata, il passaggio al casello avverrà in totale autonomia: i sensori della pista riconosceranno il segnale del telefono e la targa associata, addebitando l'importo sul conto digitale in tempo reale. È la fine della burocrazia legata alla spedizione dei dispositivi e dei problemi di compatibilità tra i diversi fornitori di servizi.
Certo, la transizione non sarà istantanea e il vecchio Telepass, insieme ai suoi concorrenti più recenti, continuerà a funzionare ancora per un po', ma la direzione è tracciata. Per i motociclisti questa evoluzione rappresenta la chiusura di un cerchio: dopo aver digitalizzato mappe e musica, ora tocca all'ultimo ostacolo fisico tra noi e la strada, senza più ingombri sul manubrio e senza pensieri!