Occhio al Tutor: verità e falsi miti per chi viaggia su due ruote

Occhio al Tutor: verità e falsi miti per chi viaggia su due ruote
Da che esistono i tutor, nei bar dei passi o nelle stazioni di sosta autostradali se ne sentono di tutti i colori. Tecniche "infallibili" tramandate tra motociclisti per sfuggire all'occhio elettronico. Spoiler: sono tutte bufale clamorose, e provarci vi costerà carissimo. È arrivato il momento di fare pulizia tra le dicerie e attenerci al Codice della strada
10 agosto 2026

Ammettiamolo, l'autostrada in moto è spesso una noia mortale. Gomme che si appiattiscono, vento dritto in faccia e la tentazione fortissima e sbagliatissima di ruotare il polso destro per accorciare l'agonia del trasferimento. Ma a rovinare i nostri sogni di gloria c'è lui, il Tutor. O meglio, il nuovissimo Tutor 3.0, omologato da poco e vigile silente su oltre 180 tratte della rete autostradale italiana.

Quante volte avete sentito l'amico smanettone pontificare: "Basta attaccarsi ai freni sotto il secondo portale!" Totalmente falso. Il Tutor calcola la velocità media tra l'ingresso e l'uscita della tratta. La staccata alla Marc Márquez proprio sotto le telecamere non abbassa magicamente una media costruita su svariati chilometri; in compenso, vi espone a una multa extra per frenata pericolosa.

E no, non serve a nulla nemmeno improvvisare uno slalom. Cambiare corsia tra il primo e il secondo portale, o guidare in precario equilibrio a cavallo della striscia bianca divisoria, non manda in tilt il sistema. Le nuove Unità di Rilevamento ovviamente non lavorano per singole corsie parallele chiuse a tenuta stagna: coprono l'intera carreggiata, scansionano tutte le targhe in transito e incrociano i dati a prescindere dalle traiettorie creative.

C'è chi pensa di essere un genio (del male) transitando in corsia d'emergenza, convinto che l'occhio del Tutor non arrivi fin laggiù. Questa è una pura illusione nata da una vecchia falla dei primissimi sistemi del 2005, corretta quasi subito. Oggi, le telecamere monitorano tutto, corsia di soccorso inclusa.
Il risultato della furbata? Se provate a passare di lì per ingannare la media chilometrica, vi beccate un verbale da 430 euro, la decurtazione di 10 punti e la sospensione della patente fino a sei mesi. Un rischio folle che non vale assolutamente il tempo risparmiato.

Euesto è il (falso) mito definitivo: gira voce che, superando la soglia dei 230 km/h, il software vada in crisi e non riesca a congelare l'immagine della targa. Purtroppo per i fanatici della manetta, è falso anche questo. È vero che in fase di omologazione ministeriale il sistema viene testato e certificato per operare in modo impeccabile fino a 230 km/h, ma la pratica è molto diversa dalla teoria burocratica. Sul campo, il Tutor ha dimostrato di poter leggere senza sbavature veicoli lanciati a velocità folli: il record registrato in Italia è di un'auto che viaggiava a oltre 295 km/h. A meno che non stiate guidando un jet militare, il posteriore della vostra moto verrà fotografato nitidamente.

La morale della favola? L'autostrada non è una pista e l'occhio elettronico non ha punti ciechi. I trucchetti da bar per eludere i controlli sono solo leggende metropolitane pronte a svuotarvi il portafogli o a lasciarvi a piedi per mesi. Salvate la foga e la patente per i cordoli dei circuiti o per le belle curve tutte da guidare una volta usciti dal casello. E nei lunghi e noiosi trasferimenti autostradali, mettetevi l'anima in pace: mantenete la velocità di crociera e godetevi il viaggio.

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