L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: “Il libro di Ivano Beggio”

- E’ Claudio Pavanello a curare l’autobiografia, quasi terminata poco prima della scomparsa di Beggio un anno fa. Ci sarà anche il contributo di chi per Aprilia ha corso e lavorato. Pochi si rassegnano ad accettare che la grande avventura di Noale sia finita così
Nico Cereghini: “Il libro di Ivano Beggio”

Ciao a tutti! Claudio Pavanello, per anni uomo di comunicazione in Aprilia, sta terminando un libro sulla vita di Beggio, scomparso prematuramente dodici mesi fa; il titolo potrebbe essere “Ivano Beggio, la mia Aprilia” e l’uscita è prevista entro l’anno.  Claudio andava a trovare Ivano settimanalmente e da tempo, per aiutarlo nella stesura della sua autobiografia; il lavoro era quasi terminato ed ora, con il permesso della famiglia, Pavanello ha deciso di chiudere il cerchio e si è spinto anche oltre: tutti coloro che in Aprilia hanno lavorato -nella progettazione, nella produzione o nel reparto corse- sono chiamati a collaborare con uno scritto o una foto, anche i piloti, e Pavanello li ha chiamati a raccolta sulla sua pagina FB.

 

Non parteciperò al libro, non avendo mai lavorato direttamente per l'Aprilia e per Ivano Beggio, anche se in più di un’occasione gli sono stato molto vicino. In particolare, quando si preparava il lancio di un nuovo modello, una conferenza stampa o la presentazione delle attività sportive del gruppo, Beggio mi voleva spesso con se per coordinare l'evento. Lui di me si fidava, così lasciava che fossi io a comporre la scaletta, a suggerire l’ordine dei vari interventi, persino ad aprire la convention;  ero esterno alla sua organizzazione, ma mi sentiva molto vicino e d’altra parte i suoi collaboratori erano felici di lasciarmi questo incarico: in certi frangenti, quando non si sentiva sul terreno preferito, Ivano era poco trattabile.

 

Ero affezionato a Beggio e lo stimavo molto. Come si poteva non farlo? Ivano Beggio è stato un innovatore, un sognatore capace di concretizzare la sua visione; aveva un gusto particolare per le cose belle, ha saputo inventare le moto più affascinanti soprattutto per i ragazzi, ha lanciato un mondo di colori nuovi, ha capito in anticipo come cambiava la mobilità e quali tipologie di veicolo sarebbero piaciute nel tempo. Dal nulla, o per meglio dire dalla piccola fabbrica paterna  di biciclette, ha saputo creare un gruppo industriale con enormi successi delle vendite e con l’impegno vincente nelle competizioni: dal cross al trial, dalla Parigi-Dakar alla velocità in tutte le classi del campionato mondiale Aprilia ha vinto tutto e ha lanciato tantissimi campioni. Ivano Beggio come Claudio Castiglioni, verrebbe da dire, l’imprenditore veneto forse con uno stile più sobrio e forse con ambizioni ancora più grandi. Perché tutta questa meravigliosa avventura è finita negli anni Duemila e ha lasciato così poche tracce di sé? Questo epilogo così infelice mi disturba ancora oggi e vedo che infastidisce molti lettori, affezionatissimi al marchio di Noale, grandi estimatori del prodotto Aprilia di una volta e di quello attuale, scontenti della realtà di oggi.

 

Dove ha sbagliato Ivano Beggio? Perché chiaramente qualcosa il Presidente ha sbagliato, e mi piacerebbe se la sua autobiografia potesse fornire qualche elemento di comprensione in più. Non sarà facile, un personaggio amato come Beggio merita un monumento al valore e la sua autobiografia a questo soprattutto servirà. Però resto molto interessato a comprendere: fu la sua personale ambizione a spingerlo ad investire così tanto in settori diversi dal suo, dalle cucine alle scarpe e agli occhiali? Fu la crisi che negli anni Novanta colpì soprattutto il Nord Est? Fu piuttosto la politica locale a chiedergli di impegnarsi così tanto, oltre le sue forze? O forse, come si mormora tra gli ex dipendenti, furono alcuni dirigenti che si dimostrarono poco adeguati? Spero che Pavanello possa illuminarci almeno un po’.

  • Maxzanatta5, San Biagio di Callalta (TV)

    Questo signore ha scritto la storia del motociclismo. Ho letto tutte le sue interviste, quelle di Talamo,....gente cosi, moto fatte da appassionati, non ne vedremo piu nel nostro garage.
    FilosofiCamente Triumph e' riuscita a cogliere questa eredita' e a portarla nel futuro. Ma il marchio italiano e I suoi satelliti no. Se guardo le moto aprilia resto deluso, questo motore a v ormai datato sprecato senza fare numeri con produzioni stradali..vadano a vedere cosa ha venduto bmw con il modello xr..
    POI mortorizzare UNA DORSODURO senza fare una enduro, insistere con questa shiver....adesso una 650 da corsa con un motore bicilindrico parallelo..parallelo
  • rosgs, Luino (VA)

    Che tristezza, su Aprilia furono scaricati i debiti di altri con la sciagurata acquisizione di Moto Guzzi e le banche felici di aver trovato il pollo giusto da spennare.
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