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La chiamano Motor Valley e non è un modo di dire. È un pezzo d’Italia dove i motori non sono solo un lavoro, sono vita. Ed è proprio lì che nasce Motorvalley, la nuova serie italiana appena arrivata su Netflix che prova a raccontare il mondo del Gran Turismo senza fare il solito compitino da fiction. Sei episodi, ritmo buono, pista vera e un messaggio chiaro: qui si corre.
Dietro al progetto c’è Matteo Rovere, uno che con i motori aveva già fatto centro ai tempi di Veloce come il vento. Stavolta però si cambia formato: niente film, ma una serie che entra nel paddock del Campionato Italiano Gran Turismo. Non è una ricostruzione da studio: la produzione ha girato durante le vere tappe, tra camion, meccanici, griglia di partenza e weekend di gara. E si vede.
La storia gira attorno a tre personaggi che, diciamolo, non sono esattamente dei vincenti quando li incontriamo. Elena (Giulia Michelini) vuole riprendersi un posto in un mondo che l’ha messa da parte. Arturo (Luca Argentero) è un ex pilota che ha perso più di quanto racconti. Blu (Caterina Forza) è talento puro, ma anche caos puro.
La serie funziona perché non prova a fare l’epica da poster. Non è Rush, non è un blockbuster americano e non vuole esserlo. È più sporca, più emotiva, a volte anche un filo imperfetta. Ma proprio per questo credibile. Certo, qualche dinamica familiare in più poteva restare ai box e ogni tanto la sensazione è che si metta troppa carne sul fuoco, però quando le auto entrano in pista la musica cambia. Le scene di gara sono girate bene, il sound è giusto e l’atmosfera da paddock è quella vera.
Motorvalley non rivoluziona il genere, ma porta finalmente il Gran Turismo italiano (e gran parte dell'Italia dei motori) dentro una serie mainstream senza trasformarlo in caricatura. E soprattutto riesce a fare una cosa semplice ma rara: raccontare l’Emilia-Romagna delle corse senza retorica da cartolina. Niente "mitologia" forzata. Solo persone che sbagliano, cadono e ripartono. Un po’ come in pista. Un po' come accade nella vita.
Se siete appassionati di GT la guarderete per le auto e per l’ambientazione. Se non lo siete, potreste restare per i personaggi. In ogni caso, una cosa è certa: per una volta il motorsport italiano non fa solo da sfondo. È il motore vero della storia. E gira bene.