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Moto Morini passa a Garelli?

- La Nuova Garelli S.p.A. di Paolo Berlusconi ha offerto 2,9 milioni di Euro per acquisire il ramo d’azienda della Casa bolognese
Moto Morini passa a Garelli?


Nella giornata di ieri il Tribunale di Bologna ha comunicato la richiesta, da parte della Moto Morini, di procrastinare di circa un mese l’incontro risolutivo con l’assemblea dei creditori. La seduta, che sarebbe servita a stabilire le aliquote di credito riservate a ciascuno di essi in base alle disponibilità in essere, è stata quindi rimandata al 18 di maggio, in seguito alla recente manifestazione d’interesse da parte della Nuova Garelli  S.p.A. di Paolo Berlusconi (fratello del Presidente del Consiglio, com’è noto), seguita dall’offerta di acquisizione del  ramo d’Azienda (escludendo quindi lo stabile di Casalecchio di Reno, che tra l’altro è congiunto a quello della Morini Franco Motori S.p.A.) della factory bolognese per 2,9 milioni di Euro.

 Spetta ora all’azienda lombarda (la Nuova Garelli S.p.A. ha sede a Lacchiarella, Pavia), effettuare entro la fine di aprile la cosiddetta “due diligence”, ovvero il processo di verifica dello stato debitorio della Moto Morini e di tutto quanto sia acquisibile in azienda, dai prodotti già finiti – moto e motori - ai macchinari, progetti e quant’altro, oltre ovviamente a discutere con i sindacati in merito alla collocazione del personale. Effettuata questa operazione, il Tribunale dovrà valutare la fattibilità della transazione, ed eventualmente dare il suo assenso alla cessione.

Dopo aver da tempo acquisito altri marchi storici quali Lambretta, Motom e Garelli – che fino ad oggi abbiamo visto solo in ambito scooteristico - Paolo Berlusconi sembrerebbe quindi pronto  alla creazione di un vero e proprio polo motociclistico, che potrebbe inglobare perfino la stessa MV Agusta, messa in vendita da pochi mesi da Harley-Davidson.

Chiaramente è auspicabile che l’eventuale trasferimento di proprietà dello storico marchio bolognese preluda non soltanto alla continuazione dell’operazione di rilancio intrapresa solo pochi anni fa dalla famiglia Morini – quindi alla produzione perlomeno di alcuni dei modelli esistenti, compresa l’accattivante Granferro 1200 presentata all’Eicma 2009, e all’introduzione di nuovi prodotti di media cilindrata con prezzi appetibilima anche al mantenimento della sede dell’azienda nel capoluogo emiliano, sia per motivi storici che, nondimeno, per l’interesse dei lavoratori stessi della Moto Morini. Ora non ci resta che attendere. Buone nuove, speriamo con tutto il cuore.

 

  • Tanketto01, Abbiategrasso (MI)

    Lambretta cinese

    Eh si, caro Dueruote75, hai ragione tu, in parte. In effetti, il marchio Lambretta è di proprietà di Motom Italia S.p.A. , società che non fa capo a Paolo Berlusconi, ma al dottor Giovanni Cottone (per l'80%) e all'avvocato Nicola Gurrado, che a suo tempo avevano acquisito il marchio Garelli in partnership proprio con lo stesso Berlusconi. Il quale a sua volta era socio maggioritario (per il 51%) con lo stesso Cottone nella società Solaris.com, fallita nel 2007. I modelli Lambretta (o meglio il Pato, per ora, poi dovrebbe arrivare qualcosa di esteticamente più simile alle Lambrette di fine anni sessanta) vengono comunque prodotti in Cina.
    Purtroppo la fretta spesso è traditrice, idem per la memoria, che mi ha portato ad accomunare tutti i marchi citati sotto lo stesso "tetto". Solo il marchio Garelli, quindi, fa capo a Paolo Berlusconi, perlomeno fino a metà maggio.
    Poi, probabilmente, arriverà anche Moto Morini.
    Mi scuso per l'inesattezza, sia con i diretti interessati che con i lettori.

    Maurizio Tanca
  • cload, Paratico (BS)

    E' un vero peccato che il mercato, anche a causa della crisi economica, non abbia potuto apprezzare fino in fondo la validità delle moto morini, e decretare il successo che avrebbero meritato.
    Se dovessi vincere al superenalotto sarei felice di poter dare una mano....

    Resta comunque il fatto che tutto il made in italy riconosciuto nel mondo dovrebbe essere salvaguardato da parte dello stato, e non intervenire solo nel caso di grosse aziende (FIAT).
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