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Maxienduro in circuito: il racconto del nostro lettore Alain

- Allora non siamo completamente pazzi! L'amico Alain ha visto il nostro servizio sulle endurone a 240 orari a Pergusa e si è lanciato in pista con la sua 1290 per la prima volta a 45 anni. Ecco cosa ci scrive
Maxienduro in circuito: il racconto del nostro lettore Alain

Torno a parlarvi della sfida in pista, a Pergusa, con le maxienduro lanciate ben oltre i 240 km/h. Ve la ricordate? E' stata una prova folle, motivata dalla passione per queste moto e dal livello prestazionale che hanno raggiunto. Onestamente poco ci interessava chi avrebbe vinto (e invece abbiamo scatenato un vero putiferio nei commenti!). 
L'intento era metterle alla prova, divertirsi e - se possibile - divertire anche voi. Oggi ringrazio Alain, che ha colto alla perfezione il senso di quel test, ma ha fatto anche molto di più! E' andato in pista con la sua 1290 maxienduro e ci ha scritto queste parole, che ci autorizza a riprendere sotto. Chissà che ad altri venga la voglia di provare l'endurona in circuito in tutta sicurezza:

"Ciao Andrea, ti seguo da anni come lettore, mi chiamo Alain Fanti e dopo aver visto la vostra sfida a Pergusa con le maxi enduro ed essendo in possesso del KTM 1290 Superadventure S, mi è venuta voglia di provarla in pista ( tutta colpa vostra) .
Quindi all’età di 45 anni e per la primissima volta in vita mia in pista, ho voluto provare questa esperienza super super positiva, voglio solo dirti GRAZIE: ho provato emozioni bellissime!
Ps: tutti mi guardavano come un extraterrestre, essendo non propriamente una moto per la pista... dimenticavo la pista è Franciacorta".


Che dire Alain, grazie grazie grazie! Vorrà dire che faremo altre prove matte. Contaci!

Qui sotto trovate il video integrale della nostra sfida in pista con le maxienduro BMW R1250GS, Ducati Multistrada Enduro 1260 e KTM Superadventure 1290 S. E' venuta voglia anche a voi?

 

  • Stefano.Bertuccioli, Ceranesi (GE)

    Sono tutte forzature, ogni attrezzo ha una destinazione d'uso per cui viene progettato. E' ovvio che le moto moderne a cui la definizione "enduro" (che poi di enduro cosa hanno?) va stretta, grazie all'evoluzione dei componenti e della progettazione, possano andare bene anche tra i cordoli.
    Ma a me sta cosa sembra uguale a quel video con cui girano nella steppa e nel sud est asiatico con una R1 tassellata.
    Anche andare in cima ad una montagna con un frigo sulla schiena si può fare, ma a cosa serve?
  • Andrea 'Artù' Artusi, Dolo (VE)

    Un "bravo" di cuore al lettore che ha fatto questa esperienza e l'ha condivisa.

    Come mi era capitato di raccontare anch'io quando avevo il Kappa 1190R nonostante la ruota da 21 ho avuto la possibilità di girare a Vairano di Vidigulfo nella configurazione con il rettilneo lungo e rimasi stupito in generale del comportamento del mezzo.

    Detto questo mi permetto di fare alcune considerazioni personali.

    La prima è che per rendere bene in pista queste moto hanno bisogno, per certi versi ancora di più delle sportive, di essere condotte nella maniera giusta per ovviare ai loro limiti strutturali che riguardano sopratutto peso e quote ciclistiche.

    La seconda è che la fisica non si può raggirare. Nella guida in pista 10 kg e un pollice di cerchio in più fanno la differenza, immaginatene 50 di chili con interassi molto lunghi e ruote molto grandi che hanno maggiore effetto giroscopico sopratutto sul veloce.

    Fuori dai denti e in definitiva quindi chi pensa di andare in pista con la sua endurona e affrontare il circuito come la salita del passo su cui nei fine settimana ha la sensazione di andare forte come e più delle sportive secondo me si dovrà un po' ricredere...

    Il circuito è molto severo, impone di avere delle buone basi di guida sportiva sopratutto se si usano mezzi del genere e in generale con una sportiva vera condotta da un pilota esperto sopratutto su tracciati veloci e molto tecnici, credetemi, non c'è storia.

    Rimane un'esperienza secondo me molto interessante ed estremamente propedeutica da fare, perché amplia la propria esperienza di guida allargandola a limiti che su strada non dovrebbero MAI a mio avviso neanche venire esplorati.
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