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Sul Corriere della Sera di lunedì 13 luglio leggiamo l’intervista, firmata da Roberta Scorranese, al neurochirurgo Marco Locatelli, un luminare. Alla domanda precisa: che cosa ha davvero rivoluzionato la neurochirurgia negli ultimi decenni? Locatelli risponde così:
“Lei ora si aspetterà riposte come molecole, attrezzature, tecnologie. No la risposta più vera, anche perché suffragata dalle statistiche, è diversa e si compone di quattro parole: casco, airbag, cinture di sicurezza e tutor”.
Davvero? Chiede Scorranese.
“Sì, mia moglie mi prende sempre in giro perché quando esco la mattina e vedo qualcuno in bici senza casco gli faccio la predica, a costo di prendermi un ceffone”.
Tra gli altri argomenti trattati nella lunga intervista, l’adattamento del cervello che non è un meccanismo rigido ma una cabina di regia capace di riorganizzarsi e generare ordine dal caos. Ed è la paura, dice Locatelli, che segnala quando un cervello funziona bene. E’ vero che utilizziamo soltanto il 10% del cervello? Una leggenda, il cervello “opera sempre nella sua interezza anche se non tutto nello stesso momento: pesa il 2% del nostro corpo e consuma circa il 20% dell’energia a riposo”. E coltivare relazioni è la medicina gratuita.
Lo smartphone amplifica ciò che portiamo con noi: curiosità o, al contrario, disattenzione e fuga
Il cervello va allenato e non è facile, fa osservare la giornalista, nell’era della distrazione tecnologica…
“Ho una posizione abbastanza controcorrente - risponde qui Locatelli- e non condanno a priori le nuove tecnologie. Anzi, penso che ogni innovazione tecnologica sia importante nell’era del progresso. Smartphone e social network non sono solo strumenti, ridisegnano i confini della nostra attenzione, cambiano le regole del sonno e modellano il modo in cui ricordiamo le cose. I dati ci dicono che lo smartphone non è in assoluto un nemico dell’attenzione o del rendimento, ma uno strumento che amplifica, per così dire, ciò che ciascuno porta con sé, disciplina, curiosità o, al contrario, disattenzione e fuga”.