Marco Locatelli: “Cosa ha rivoluzionato davvero la neurochirurgia? Casco, airbag, cintura e tutor”

Marco Locatelli: “Cosa ha rivoluzionato davvero la neurochirurgia? Casco, airbag, cintura e tutor”
Lo confermano le statistiche, dice Locatelli. Cinquantacinque anni, ordinario di Neurochirurgia alla Statale, direttore della struttura Complessa di Neurochirurgia al Policlinico di Milano, Locatelli ha operato quattromila pazienti. E aggiunge: “Quando vedo qualcuno in bici senza casco gli faccio la predica”
14 luglio 2026

Sul Corriere della Sera di lunedì 13 luglio leggiamo l’intervista, firmata da Roberta Scorranese, al neurochirurgo Marco Locatelli, un luminare. Alla domanda precisa: che cosa ha davvero rivoluzionato la neurochirurgia negli ultimi decenni? Locatelli risponde così:

“Lei ora si aspetterà riposte come molecole, attrezzature, tecnologie. No la risposta più vera, anche perché suffragata dalle statistiche, è diversa e si compone di quattro parole: casco, airbag, cinture di sicurezza e tutor”.

Davvero? Chiede Scorranese.

“Sì, mia moglie mi prende sempre in giro perché quando esco la mattina e vedo qualcuno in bici senza casco gli faccio la predica, a costo di prendermi un ceffone”.

Tra gli altri argomenti trattati nella lunga intervista, l’adattamento del cervello che non è un meccanismo rigido ma una cabina di regia capace di riorganizzarsi e generare ordine dal caos. Ed è la paura, dice Locatelli, che segnala quando un cervello funziona bene. E’ vero che utilizziamo soltanto il 10% del cervello? Una leggenda, il cervello “opera sempre nella sua interezza anche se non tutto nello stesso momento: pesa il 2% del nostro corpo e consuma circa il 20% dell’energia a riposo”. E coltivare relazioni è la medicina gratuita.

Lo smartphone amplifica ciò che portiamo con noi: curiosità o, al contrario, disattenzione e fuga

Il cervello va allenato e non è facile, fa osservare la giornalista, nell’era della distrazione tecnologica…

“Ho una posizione abbastanza controcorrente - risponde qui Locatelli-  e non condanno a priori le nuove tecnologie. Anzi, penso che ogni innovazione tecnologica sia importante nell’era del progresso. Smartphone e social network non sono solo strumenti, ridisegnano i confini della nostra attenzione, cambiano le regole del sonno e modellano il modo in cui ricordiamo le cose. I dati ci dicono che lo smartphone non è in assoluto un nemico dell’attenzione o del rendimento, ma uno strumento che amplifica, per così dire, ciò che ciascuno porta con sé, disciplina, curiosità o, al contrario, disattenzione e fuga”.

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