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A un primo sguardo, si potrebbe facilmente pensare che questa moto dall'aspetto fantascientifico sia appena uscita da un avveniristico studio di design e non da un'officina meccanica. Invece, sotto quella carenatura che appare come un pezzo unico e fluido, batte un cuore ben noto ai motociclisti: quello della Ducati Monster 821.
Il costruttore vietnamita Bandit9 ha infatti deciso di spogliare la celebre naked fino alla sua essenza, per poi ricostruirla con forme del tutto inedite. Il risultato è un mezzo dall'estetica monolitica, dove la carrozzeria in alluminio lucidato si fonde senza soluzione di continuità con pannelli in fibra di carbonio di livello paragonabile a quello della MotoGP.
Quasi ogni dettaglio visibile è stato fabbricato interamente a mano. Dagli specchietti agli scarichi, dai parafanghi al tappo del serbatoio, le pedane su misura, l'impianto di illuminazione full LED e la sella in schiuma ad alta densità perfettamente integrata nella linea sinuosa della moto: tutto è stato riprogettato specificamente per questo modello.
A esaltare ulteriormente la pulizia del retrotreno spicca anche un suggestivo forcellone monobraccio lasciato orgogliosamente a vista.
Dal punto di vista tecnico e prestazionale, la moto mantiene la sua anima italiana conservando l'architettura a telaio a traliccio e il motore bicilindrico a V Testastretta da 821 cc a otto valvole. Quest'ultimo è in grado di erogare 110 cavalli di potenza e 65,8 lb-ft (circa 89 Nm) di coppia. Nonostante l'estrema rivisitazione estetica, le performance restano molto fedeli a quelle del Monster di serie, complice un peso a secco contenuto in circa 175 chili: l'azienda dichiara un'accelerazione da 0 a 60 miglia orarie (0-96 km/h) in 3,3 secondi e una velocità massima di 125 miglia orarie (oltre 200 km/h). Anche la ciclistica attinge direttamente dal modello donatore. Il reparto sospensioni prevede una forcella Sachs da 43 millimetri all'anteriore e un monoammortizzatore posteriore Sachs regolabile nel precarico e in estensione. L'impianto frenante si affida all'ABS a due canali di serie e alle poderose pinze radiali monoblocco Brembo, che mordono un doppio disco anteriore da 320 millimetri supportato da un disco posteriore da 245.
L'esclusività è la vera firma delle creazioni Bandit9, e questo progetto non fa eccezione: la produzione sarà strettamente limitata a soli nove esemplari a livello globale. Ogni singola moto viene realizzata su ordinazione e richiede un certosino periodo di costruzione che varia dai sei agli otto mesi. Per rendere l'esperienza d'acquisto ancora più esclusiva, ai compratori viene assegnato un project manager dedicato per ricevere aggiornamenti costanti durante tutte le fasi di assemblaggio, fino alla spedizione finale, che può raggiungere il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Giappone o l'Australia.
C'è però un dettaglio burocratico cruciale da tenere a mente: Bandit9 fornisce tutti i documenti di importazione e spedizione, ma non si fa carico di garantire l'omologazione o la registrazione del veicolo per l'uso stradale. Le pratiche per poter circolare legalmente sono demandate totalmente alla responsabilità dell'acquirente e dipendono dalle rigide normative del proprio Paese di residenza. Che la si consideri un'incredibile scultura su due ruote o un audace capriccio custom, Bandit9 è riuscita nel suo intento: trasformare uno dei design più riconoscibili di Ducati in un'opera talmente radicale da renderne impossibile l'identificazione a colpo d'occhio.