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Sul Corriere della Sera del 4 marzo Armando Di Landro ci ricorda il bergamasco Fausto Radici, grande protagonista dello sci con la Valanga Azzurra negli anni Settanta, nonché motociclista e imprenditore. E’ la moglie, Elena Matous, a raccontare un bellissimo personaggio che abbiamo avuto l’occasione di incontrare e molto amato da tanti. Fausto se n’è andato a soli 48 anni, il 13 aprile del 2002, togliendosi la vita senza lasciar capire perché. ”Sarà impossibile scordarti” scrissero allora Gustav Thoeni e Piero Gros. Pochi lo ha hanno dimenticato.
“E’ stato un campione - racconta Elena - amante dello sci, imprenditore della chimica, marito e papà affettuoso, riservato e guascone. Sapeva essere un leader anche nella squadra azzurra, era amico, in particolare, di Paolo De Chiesa”.
Una particolarità che tutti sapevano: Fausto aveva perso l’occhio sinistro da bambino, per un glaucoma. Eppure tra i paletti dello slalom era un fenomeno, vinse diverse gare di Coppa del Mondo, fece molti podi, conquistò una Coppa Europa. Disse mai che senza quel problema all’occhio avrebbe vinto di più?
“Macchè - Elena è netta - già da bambino sapeva scherzarci sopra. Una volta a Innsbruck aveva il miglior intertempo nello speciale e poi inforcò nella nebbia. I primi due furono Gros e Thoeni e lui si arrabbiò quando scoprì che la stampa aveva tirato in ballo l’occhio…”.
Lui e gli altri azzurri si sentivano dei previlegiati, la loro è stata una storia straordinaria, si frequentavano anche nella vita privata?
“Succedeva - acconta Elena- per esempio c’era il gruppo dei motociclisti, facevano fuoristrada o trial: Erwin Stricker, Paolo De Chiesa, Franco Bieler e Fausto”.
Non abbiamo mai dubitato che Fausto Radici, che abitava nella zona più motociclistica della bergamasca, a due passi da Gritti e compagnia, potesse restare indifferente alle gomme artigliate. Ai tempi non se ne poteva parlare, agli atleti era formalmente vietato usare la moto, ma di nascosto lo facevano in tanti. Anche gli altri componenti del quartetto in moto erano tipi speciali. L’altoatesino Stricker era detto Cavallo Pazzo, dinamite allo stato puro, mai fermo, poi diventò un imprenditore visionario e ci ha lasciato nel 2010; il piemontese De Chiesa lo conoscete tutti, oggi è un grande telecronista dai modi signorili; Bieler è un valdostano, figlio d’arte, che gestisce con la famiglia un hotel vicino a Gressoney. Erano quattro schegge, sugli sci e con la moto.
Chiusa la magnifica avventura con la Valanga Azzurra, Fausto lavorò accanto al padre, Gianni Radici che aveva avviato un gruppo che si sarebbe evoluto dal tessile alla chimica, il Radici Group. A Fausto piaceva fare l’imprenditore, anche quel mondo lo affascinava, disse “adesso parto per un’altra vita…” Lavorò molto sui filati di nylon e sulle calze.
La nota più amara: il suicidio, che Elena non ha mai saputo spiegarsi.
“Sapeva resistere bene, ma a un certo punto fu stanco. Negli ultimi cinque mesi era abbastanza spento e preoccupato. E non lo spiego neanche oggi. Ho provato sgomento e anche rabbia, me ne faccio mille colpe. Ancora Piero Gros mi chiama, di tanto in tanto…”.