La guida autonoma lavora a nuovi "occhi bionici" più attenti e precisi

La guida autonoma lavora a nuovi "occhi bionici" più attenti e precisi
Una rivoluzionaria tecnologia di visione artificiale promette di risolvere il problema del motociclista, spesso invisibile a questi sistemi, riducendo i tempi di reazione dei veicoli robotici a pochi millisecondi
11 febbraio 2026

"Scusa, non ti ho proprio visto". È la frase che nessun motociclista vorrebbe mai sentirsi dire dopo un incidente, eppure è la causa più frequente di sinistri tra auto e due ruote. Fino a ieri, il timore era che l'avvento delle auto a guida autonoma non avrebbe risolto il problema, ereditando dai guidatori umani la difficoltà nel percepire sagome piccole e scattanti come quelle delle moto. Oggi, però, una nuova ricerca pubblicata su Science Robotics accende una speranza concreta: l'arrivo di occhi superveloci capaci di vedere ciò che le attuali telecamere si perdono... per strada.

Le attuali tecnologie di guida assistita e autonoma si basano su un mix di radar, lidar e telecamere tradizionali. Queste ultime funzionano a frame: scattano una serie di foto al secondo e le analizzano. Il problema? Tra un fotogramma e l'altro c'è un buco temporale. Per un SUV che si muove lentamente non è un problema, ma per una moto che piega, accelera o cambia traiettoria repentinamente, quei millisecondi di cecità possono essere fatali. Gli algoritmi attuali faticano a prevedere le mosse di un mezzo che occupa poco spazio visivo e si muove in modo non lineare, rischiando di catalogarlo come rumore di fondo o di reagire troppo tardi.

La nuova tecnologia presentata dai ricercatori cinesi e britannici cambia radicalmente approccio. Si tratta di sensori di visione che imitano la retina umana. Invece di catturare intere immagini a ripetizione (che richiedono molta potenza di calcolo e tempo), questi sensori registrano solo i cambiamenti di luminosità nella scena.
Il risultato è un flusso di dati continuo, non frammentato. Se una moto sbuca da un incrocio o effettua un sorpasso azzardato, il sistema lo rileva istantaneamente, senza dover elaborare tutto lo sfondo statico, come palazzi o alberi.

I test parlano chiaro, questi "nuovi occhi" garantiscono una percezione dell'ambiente stabile e precisa anche a velocità elevate e in condizioni di luce critica, dove le telecamere classiche andrebbero in crisi, come l'uscita da una galleria o il sole basso all'orizzonte.
Per il mondo delle due ruote ma anche per chi si muove in bici, monopattini o a piedi,, questa può essere chiave di volta. Un'auto dotata di questi sensori non avrà più punti ciechi temporali. Potrà distinguere istantaneamente la sagoma di uno scooterista nel traffico, calcolarne la velocità vettoriale con precisione e frenare o sterzare molto prima di quanto potrebbe fare un essere umano o un vecchio sensore digitale.

Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Argomenti