L’incredibile e strana morte di Attilio Petrogalli, “Vaso d’Argento” alla 6 Giorni 1975

L’incredibile e strana morte di Attilio Petrogalli, “Vaso d’Argento” alla 6 Giorni 1975
Clusone ha dato l’ultimo saluto al Pilota vincitore del Vaso d’Argento alla 6 Giorni dell’Isola di Man, anno 1975. Una morte incredibile, probanbilmente soffocato dai fumi a dalle fiamme di un fuoco che aveva acceso per liberarsi di un nido di vespe...
21 agosto 2026

Clusone, Bergamo, 21 Agosto. Trova pace Attilio, l’Enduro, le Valli e gli appassionati tutti non ti dimenticheranno mai. La notizia è funesta, esplosa improvvisamente drammatica dalle circostanze che l’hanno generata. Attilio Petrogalli, uno dei protagonisti storici dell’Enduro bergamasco e italiano, è morto nella sua giacca di pelle e nel suo casco, vestito da corsa come ai tempi della sua leggenda, prima, e della sua passione immortale, dopo.

Come sempre ci si concentra sulle dinamiche, quasi a volerle modificare all’ultimo momento per tornare indietro, cambiare il corso del destino, riportare alla normalità degli affetti un evento che, invece, colpisce al cuore per la tragica definitività. Attilio era il Regolarista che nel 1975, all’Isola di Man e in sella a una SWM, conquistò il “Vaso d’Argento” alla Sei Giorni di Enduro dell’Isola di Man, insieme a Pierluigi Rottigni, Gualtiero Brissoni e Piero Gagni.

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Attilio Petrogalli, 73 anni, era rimasto attivo nel tessuto della passione delle sue Valli. Aveva aperto una concessionaria, si rendeva disponibile e “scendeva” in campo” ogni qualvolta l’Enduro animava la sua Terra e la sua gente. Era stato un grande Pilota, era un bravo meccanico, aveva dato vita all'officina, al negozio di moto, a eventi e iniziative, quasi sempre nei dintorni della culla dell’Enduro, insomma viveva al centro della sua passione. Non ultimo, chiamato in causa dall'amico Franco Acerbis, era stato uno dei protatonisti del successo delle 6 Giorni bergamasca, per la quale aveva rivoltato come un calzino la sua Clusone.

Era andato al Vecchio Mulino  di Rovetta per liberare da un nido di vespe un vecchio furgone abbandonato. Sembra che le fiamme abbiano preso il sopravvento e che, allargandosi e creando la cortina di fumo, siano diventate fatali per Attilio paradossalmente, forse, intrappolato nel casco. Era da solo, è mancato da solo, solo più tardi la sua assenza da casa ha spinto i suoi a dare l’allarme. Era troppo tardi, purtroppo, se non lo fosse stato non saremmo qui a piangere Attilio e a darne notizia. Insieme alla redazione, un abbraccio forte a Bruna, ai figli Marcello e Michele, a tutti i suoi cari.

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