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Fino ad oggi GoPro è stata sinonimo di action cam, ma potrebbe non essere più così. Il marchio delle telecamerine indossabili che per vent'anni abbiamo visto su caschi, tavole da surf e manubri di moto appare improvvisamente in un comunicato che parla di sicurezza nazionale e infrastrutture per l'intelligenza artificiale. La prima reazione è chiedersi se non ci sia un errore di stampa. No, non c'è. GoPro ha annunciato una fusione da 285 milioni di dollari con Starman Optical, controllata di Starman Holding, che di fatto trasferisce il controllo della società californiana nelle mani del nuovo socio. Gli attuali azionisti resteranno con circa il 10% della quota, il restante 90% passa a Starman. Un'operazione che va inquadrata insieme a un altro episodio, apparentemente slegato ma decisivo per capire come si è arrivati fin qui: l'ingresso nel capitale dello youtuber Markiplier.
Starman Optical non produce action cam, né avrebbe interesse a farlo. È un'azienda americana specializzata in transceiver ottici, i componenti che convertono i dati in impulsi luminosi per farli viaggiare a velocità elevatissime sulle reti in fibra: la parte meno spettacolare, ma più critica, di qualsiasi infrastruttura digitale ad alte prestazioni, comprese quelle su cui si regge l'attuale corsa all'intelligenza artificiale.
Quello che interessa a Starman di GoPro non sono i sensori delle Hero, ma il suo patrimonio brevettuale: oltre 2.500 brevetti statunitensi che coprono ottica, sensori resistenti agli urti e sistemi di stabilizzazione delle immagini. Tecnologia sviluppata per resistere a cadute, acqua e vibrazioni che, di fatto, si sovrappone a quella richiesta dalle piattaforme di imaging militare e dai droni. Charles Tebele, amministratore delegato di Starman, ha collegato esplicitamente l'operazione alla volontà di riportare negli Stati Uniti la produzione di componenti considerati strategici, in un momento in cui i droni a uso civile stanno lasciando sempre più spazio ad applicazioni militari.
Il fondatore e Ceo di GoPro, Nick Woodman, ha già ridefinito pubblicamente il perimetro dell'azienda, descrivendola come una realtà americana nell'imaging e nelle soluzioni ottiche, con applicazioni che toccano ambiti rilevanti per la sicurezza nazionale. Non è un fulmine a ciel sereno: già ad aprile 2026 GoPro aveva avviato in sordina un'attività di consulenza per il settore difesa e aerospaziale.
Per capire perché GoPro abbia accettato un'operazione del genere basta guardare i numeri di Borsa. Il titolo, quotato dal 2014 con una Ipo a 24 dollari per azione, aveva perso oltre il 55% dall'inizio del 2026 e viaggiava intorno a 0,60 dollari per azione prima dei rialzi delle ultime settimane. A questo si aggiunge un debito di circa 92 milioni di dollari, che la fusione con Starman si impegna a ripagare integralmente alla chiusura dell'operazione, prevista entro fine anno e subordinata alle consuete approvazioni regolamentari e degli azionisti.
Il prezzo riconosciuto agli azionisti attuali è di 1,14 dollari per azione: modesto in termini assoluti, ma quasi il doppio rispetto alle quotazioni di fine agosto, prima che la vicenda entrasse nel vivo. GoPro resterà quotata al Nasdaq e, promette la nota ufficiale, continuerà a "supportare pienamente" la linea di prodotti consumer già esistente.
C'è un antefatto che ha acceso i riflettori su GoPro prima ancora dell'annuncio della fusione. A fine agosto lo youtuber Mark Fischbach, in arte Markiplier e seguito da quasi 39 milioni di iscritti, aveva rilevato una quota dell'8,5% della società, diventando il maggiore azionista esterno di Classe A in un momento in cui GoPro capitalizzava appena 133 milioni di dollari. La notizia, uscita per prima su Bloomberg, aveva già fatto impennare il titolo di oltre il 40% in un paio di sedute.
Pochi giorni dopo essere diventato socio, Markiplier ha pubblicato una recensione sponsorizzata di una nuova action cam senza informare il proprio pubblico della propria posizione azionaria: una circostanza che, più che una polemica passeggera, mette a nudo quanto le regole di trasparenza tra content creator e investimenti personali siano rimaste indietro rispetto a quello che accade davvero online. Non è ancora chiaro se lo youtuber manterrà la quota dopo il closing con Starman o se la cederà.
GoPro non è la prima azienda del listino tech a virare bruscamente verso il racconto dell'intelligenza artificiale per rilanciare un titolo in caduta libera. CoreWeave, nata come società di mining di criptovalute, si è reinventata come fornitore di infrastrutture cloud per l'IA ed è arrivata in Borsa nel 2025 con risultati concreti. Il marchio di calzature Allbirds, invece, ha annunciato una svolta simile ad aprile 2026, arrivando a cambiare nome in Smartbird dopo aver ceduto le proprie attività calzaturiere: il titolo è schizzato ma il rally non ha retto, e la società segna ancora un calo del 42% da inizio anno. Un precedente che invita a leggere con qualche cautela anche l'entusiasmo di questi giorni attorno a GoPro.
Per chi possiede una Hero o segue GoPro come marchio consumer, la prospettiva a breve termine dovrebbe restare la stessa: l'azienda ha ribadito l'intenzione di continuare a sviluppare e vendere le proprie fotocamere, oltre ai servizi cloud collegati sui quali, forse vale la pena ricordare, molti utenti hanno di fatto il proprio archivio personale di immagini. Ma la direzione di fondo è difficile da ignorare: un marchio nato ventiquattro anni fa attorno all'idea di riprendere sport estremi si sta trasformando in un fornitore di tecnologia ottica per difesa, robotica e infrastrutture IA, con l'obiettivo dichiarato di sostituire un bilancio appesantito dai debiti con un portafoglio di brevetti. Se questa diversificazione porterà davvero nuove commesse o resterà per ora un posizionamento sulla carta, come ammettono le stesse fonti societarie, è una domanda a cui solo i prossimi mesi potranno rispondere. Nel frattempo le aziende concorrenti come Insta360 e DJI si leccano i baffi vedendo di fatto indebolirsi il player che di fatto per anni è stato il simbolo del loro segmento ma che negli ultimi tempi ha palesemente accusato il colpo della loro concorrenza.