Iran: aggiunti due anni di carcere al cittadino britannico Craig Foreman

Iran: aggiunti due anni di carcere al cittadino britannico Craig Foreman
La coppia britannica, arrestata in Iran con l'accusa di spionaggio durante un viaggio in moto, continua lo sciopero della fame nel carcere di Evin. Le autorità di Teheran hanno prolungato in segreto la pena dell'uomo per aver parlato con i media, scatenando le proteste della famiglia e la mobilitazione della diplomazia del Regno Unito, mentre le loro condizioni di salute si aggravano
20 luglio 2026

Craig Foreman, il cittadino britannico detenuto in Iran con l'accusa di spionaggio, ha visto la sua pena aumentata di altri due anni rispetto alla condanna originale a un decennio di reclusione. L'uomo e sua moglie Lindsay, originari dell'East Sussex, sono stati arrestati nel gennaio dello scorso anno mentre attraversavano il Paese mediorientale durante un lungo viaggio in motocicletta partito dall'Europa e diretto in Australia. Sebbene entrambi respingano con fermezza qualsiasi accusa di spionaggio, lo scorso febbraio i tribunali iraniani li hanno condannati a dieci anni di carcere ciascuno.

Secondo quanto riferito dai familiari, la nuova condanna per Craig è scattata come ritorsione per aver rilasciato dichiarazioni ai media dalla sua cella nella famigerata prigione di Evin, a Teheran. Joe Bennett, figlio di Lindsay e portavoce della famiglia, ha spiegato la dinamica dell'accaduto. A Craig era stato comunicato che avrebbe incontrato il proprio legale, ma è stato invece condotto davanti a un giudice e informato del prolungamento della pena. Bennett ha denunciato con forza che al patrigno non è stato concesso alcun avvocato, nessun traduttore e nessuna reale opportunità di difendersi, definendo l'accaduto un abuso flagrante e scioccante dei diritti più elementari, perpetrato in totale segretezza.

La situazione si fa ancora più allarmante a causa del rapido deterioramento fisico dei due coniugi. Da maggio, Craig e Lindsay sono in sciopero della fame per protestare contro la decisione delle autorità carcerarie di impedire loro le telefonate con i parenti. La scorsa settimana, il gruppo per i diritti umani statunitense HRANA ha diffuso informazioni preoccupanti: Craig avrebbe perso circa 16 chilogrammi, mentre Lindsay soffrirebbe di vertigini e tremori diffusi. I familiari hanno rivelato che una loro lettera, inviata in Iran per implorare la fine dello sciopero della fame, non è mai stata recapitata ai prigionieri, subendo la stessa sorte di una spedizione contenente farmaci e altri beni di prima necessità. Disperata per questo calvario che va avanti da diciotto mesi, la famiglia si è appellata alla clemenza delle autorità iraniane affinché i due vengano liberati.

Sul fronte diplomatico, il Ministero degli Esteri britannico (FCDO) si è attivato urgentemente con l'Iran per chiarire la situazione di questa nuova sentenza. Il governo di Londra, che dal 2022 sconsiglia categoricamente ogni viaggio in territorio iraniano a causa dei frequenti fermi arbitrari legati al solo possesso di un passaporto del Regno Unito, aveva già definito le condanne iniziali completamente ingiustificabili. Le autorità britanniche hanno ribadito che, se confermato, l'aumento della pena di Foreman risulta assolutamente inaccettabile e continuano a fornire supporto consolare, ponendo la salute della coppia come priorità assoluta. Anche a livello internazionale la pressione è aumentata: il mese scorso le relatrici speciali delle Nazioni Unite, la dottoressa Alice Edwards e Mai Sato, hanno chiesto il rilascio di Craig e Lindsay, sottolineando come il procedimento a loro carico sia stato segnato da gravi irregolarità e dalla totale assenza delle garanzie per un giusto processo.

In questo scenario drammatico, una piccola speranza arriva dai recenti movimenti istituzionali di Londra. La famiglia Foreman ha infatti accolto con grande favore la nomina di Alistair Burt, ex parlamentare conservatore ed ex ministro per il Medio Oriente, a primo inviato del Regno Unito per il supporto ai cittadini britannici detenuti all'estero in casi complessi riguardanti i diritti umani e il giusto processo. I parenti della coppia sperano ora in un incontro imminente con il nuovo inviato, confidando che il suo ruolo possa imprimere una svolta positiva a un caso che sta tenendo tutti con il fiato sospeso.

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