Dovevano esserci generi alimentari, ma nei container per il Senegal spuntano moto rubate

Dovevano esserci generi alimentari, ma nei container per il Senegal spuntano moto rubate
A scoprirlo sono stati i Carabinieri Forestali durante un'indagine sul traffico di rifiuti pericolosi. Dieci denunce e cinque autodemolitori perquisiti tra Milano e la Brianza
5 agosto 2026

Sulla bolletta doganale era scritto "generi alimentari". Dentro il container, diretto in Senegal, c'erano invece carcasse di motociclette e blocchi motore non bonificati. È il punto di partenza di un'indagine condotta dal nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale dei Carabinieri, coordinata dalla Dda di Milano, che ha portato alla denuncia di dieci persone per violazioni della normativa ambientale.

Le carcasse di moto, secondo la ricostruzione dei militari, proverrebbero da alcuni autodemolitori che ne avrebbero già dichiarato la radiazione dalla circolazione. Sono stati trovati anche motori di automobili non correttamente bonificati: materiale che, per la normativa vigente, viene equiparato a rifiuti pericolosi e Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), con obblighi di trattamento ben diversi da quelli di un semplice rottame da esportazione. Tra i mezzi smontati, nove moto sono risultate provento di furto.

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Partendo dagli elementi raccolti sul container, i carabinieri hanno eseguito sei perquisizioni in cinque autodemolitori tra la Città Metropolitana di Milano e la provincia di Monza e Brianza. Il bilancio dei sequestri è consistente: cinque moto di provenienza illecita, 120 metri cubi di rifiuti metallici e 14 carcasse di automobili riempite con rifiuti speciali estranei alla normale attività di autodemolizione. A queste si aggiungono 20 blocchi motore per i quali non è stato possibile ricostruire la tracciabilità. Sequestrata anche tutta la documentazione relativa alla gestione dei rifiuti, ora al vaglio degli inquirenti.

Il caso mette in luce un meccanismo non nuovo nel settore dei rottami: mascherare da merce comune (in questo caso alimentare) carichi che in realtà contengono materiali soggetti a tracciabilità e trattamento specifico. Bypassare queste procedure permette di risparmiare sui costi di bonifica e smaltimento, ma espone a reati ambientali e, come in questo episodio, rischia di far confluire nel circuito anche mezzi rubati e smontati per il solo valore dei ricambi. L'indagine, coordinata dalla Dda, lascia intendere che dietro l'episodio possa esserci un'organizzazione strutturata piuttosto che casi isolati.

(Fonte: MilanoToday)