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Anche un tentativo fallito merita di essere raccontato, non siete d'accordo? A maggior ragione se prevede una bella sgommata a oltre 280 km/h. Jacob Stark era impegnato con il team Buell nel cercar di battere il record di velocità alla Bonneville Speed Week, un luogo che ci regala sempre aneddoti entrati nella mitologia motociclistica. Di certo avrete visto il film "the fastest Indian" suppongo. L'obiettivo del progetto Buell Leviathan era superare le 250 miglia orarie ovvero i 402 km/h: robetta. Non ci sono riusciti, ma la difficoltà di messa a punto ci restituisce comunque una storiella ad alti ottani da leggere sotto l'ombrellone.
Il Project Leviathan nasce probabilmente dalla voglia di stupire, di farsi notare. Dopotutto sul lago salato dello Utah in genere si va anche per quello. Il CEO Bill Melvin ha dato carta libera per spremere al massimo la piattaforma 1190, lo stesso V-Twin raffreddato a liquido che equipaggia la Super Cruiser di serie. Con l'aggiunta di un turbo, sono riusciti a più che raddoppiare la potenza del bicilindrico passando dai 175 CV dichiarati sulla moto stradale ad oltre 400 CV alla ruota posteriore, con più di 290 Nm di coppia rilevati sul prototipo. Numeri da dragster, infilati in un telaio nato per fare tutt'altro.
Al progetto ha lavorato anche Jesse Brown, di JB-Tech Racing, uno che a Bonneville non ci va in gita: 13 record di velocità terrestre all'attivo su una Buell XB turbo e le carte in regola per sapere quanto sia diverso spingere una moto oltre le 200 miglia orarie rispetto a farlo su un tracciato normale. E proprio qui viene il bello (o il brutto se preferite).
Su strada la gomma trova l'aderenza dell'asfalto, sul salar no. Ed è proprio per questo che lì si riescono a fare i record. Però non è così facile scaricare a terra tutta quella coppia. Il coefficiente d'attrito è basso e soprattutto cambia da tratto a tratto. Più si sale di velocità più contano fattori che su asfalto restano teorici: la deportanza aerodinamica che scarica peso dal posteriore, la crescita della gomma sotto forza centrifuga, la sensibilità millimetrica agli input al manubrio. È in questo contesto che il team ha dovuto affrontare il comportamento della Leviathan cambiato oltre i 240 km/h: da lì in poi, giorni di correzioni tecniche e messe a punto per arginare lo slittamento che si manifestava con la quarta marcia inserita. Jacob Stark, motorista e responsabile del reparto Advanced Design di Buell, quel gap l'ha dovuto gestire in diretta dalla sella e non dev'essere stata una passeggiata. Prima ancora di rincorrere il record, Stark ha dovuto conquistarsi sul campo la licenza B, il permesso che a Bonneville si guadagna dimostrando controllo a velocità crescenti prima di poter accedere al percorso lungo. Solo lì, con più spazio per accelerare, è arrivato il miglior tempo della settimana: 287,3 km/h.
Preso da solo, 287,3 km/h contro un obiettivo dichiarato di 402 sembra un buco nell'acqua e forse lo è. Ma nelle prime uscite della Speed Week la Leviathan viaggiava intorno ai 210 km/h: in pochi giorni il team ha guadagnato quasi 80 km/h lavorando sulla moto direttamente sul salar, senza dyno né gallerie del vento o altre tecnologie a disposizione. Insomma lo ha fatto un po' romanticamente, alla vecchia maniera com'è giusto che sia a Bonneville. Per un prototipo che non aveva mai girato fuori da un box e per un pilota-non pilota alla sua prima esperienza su quel terreno, non appare più come una sconfitta ma come un'esperienza formativa, un percorso.
D'altra parte il quadro attorno al progetto Leviathan ci racconta il momento che sta vivendo Buell. Il marchio rinato nel 2021 sotto Liquid Asset Partners e senza più alcun legame con Erik Buell, il fondatore storico, ha infilato negli ultimi mesi una serie di uscite pensate più per far parlare di sé che per finire in un listino: il prototipo hill climber "The Goat", la Cafè Racer da 200 CV che resterà un pezzo unico per un cliente della Florida, e ora questo missile turbo che fa burnout a 280 all'ora sul sale. Nel frattempo la produzione vera procede con le prime consegne della Super Cruiser 1190 partite negli Stati Uniti e l'Europa, Italia inclusa, indicata da tempo come prossima tappa ma ancora senza dei reali riferimenti temporali. Ma tra un record mancato e una special che non si farà mai, viene il sospetto che a Buell, per ora, interessi soprattutto tenere accesi i riflettori, far sapere della propria vitalità oltre che esistenza.