Lutto

E' morto Claudio Porrozzi, collega e amico

- Claudio Porrozzi ci ha lasciato questa mattina dopo una breve malattia. E' stato un apprezzato collega, da direttore de La Moto ad autore di una quarantina di libri, e amico. Le esequie si terranno a Roma domani, mercoledì, alle ore 15
E' morto Claudio Porrozzi, collega e amico

E’ molto triste dover scrivere della scomparsa di un caro amico, oltre che stimato collega. Claudio Porrozzi è venuto a mancare questa mattina, all’età di 64 anni, a causa di un male inguaribile che gli era stato diagnosticato l’anno scorso. Claudio era anche un amico di lunga data: dal 1980 al 1999 abbiamo lavorato a stretto contatto quotidiano, sebbene lui da Roma ed io da Milano, per il mensile La Moto, del quale lui fu direttore responsabile dal 1985 in poi.

Claudio iniziò a lavorare nel nostro mondo nei primi anni 70, per il mensile romano Motosport. Nell’aprile del 1975, in edicola comparve il primo numero de La Moto, diretto da Tommaso Valentinetti e con Claudio Porrozzi, Ugo Passerini, Carlo Florenzano, Massimo Fiorentino, Silvano di Giovanni, tra i vari rappresentanti della redazione romana. Mentre quella milanese puntava inizialmente su Nico Cereghini, in seguito affiancato dal sottoscritto, e poi da Maurizio Gissi, oggi tutti e tre in forza a Moto.it.

Dal 2000, Claudio Porrozzi vestì per un decennio la divisa di Responsabile Velocità per la Federazione Motociclistica Italiana, mentre dal 2009 al 2010 fu anche Press Officer del Mondiale Superbike, svolgendo parallelamente la funzione di inviato per il sito GPone.com.

Nel corso degli anni, Porrozzi scrisse anche più di 40 libri di motociclismo, tra i quali gli annuali ufficiali dedicati al Mondiale Superbike, realizzati assieme al fratello Fabrizio, noto fotografo di motomondiale e superbike. In particolare ricordo “Superbike 25 Exciting Years”, che Claudio presentò a Milano nel 2012 presso la Libreria Dell’Automobile di Giorgio Nada. E con Fabrizio e Otto Grizzi lo scorso anno aveva realizzato anche un libro dedicato alla Ducati Monster nel suo ventesimo anniversario.

Claudio in effetti non era mai salito su una moto in vita sua (se non come occasionale passeggero), ma solo su un sidecar, e per giunta da corsa, nella fattispecie come “secondo” di Giuseppe Dal Toè. Però si era ugualmente appassionato al nostro magico mondo, tanto da diventarne uno dei più competenti e stimati osservatori, iniziando a formarsi negli Anni Settanta vivendo a stretto contatto con le mitiche gare delle moto derivate di serie, particolarmente sentite in ambito romano, ma presto anche in campo nazionale. Fu quello un periodo davvero affascinante e suggestivo per il motociclismo sportivo,  al quale Porrozzi nel 2002 dedicò un libro intitolato "Le Derivate", che personalmente ritengo immancabile nella libreria di un appassionato di motociclismo, di qualunque età. Un libro puntigliosamente e dettagliatamente descritto, come del resto tutti i lavori di Claudio. Tra i quali cito anche un’interessante opera monogafica dedicata alla Morbidelli nel 2003; ed anche “Dieci anni di Bimota”, realizzato esclusivamente per la Casa riminese e stampato in soli 1000 copie. E ancora, “Le Belle Italiane”, dedicato logicamente alle più belle moto Made in Italy.

Che altro dire, se non che solo qualche settimana fa Claudio mi raccontava con gran dignità dei suoi problemi, perfettamente conscio delle prevedibili nefaste conseguenze, ed oggi purtroppo mi trovo già qui a scrivere della sua vita, e della sua scomparsa. A me, e ai colleghi di Moto.it, non resta che stringerci forte alla sua famiglia, in particolare al fratello Fabrizio e al figlio Federico, anch’essi nostri colleghi.

I funerali di Claudio Porrozzi avranno luogo a Roma domani, mercoledì 26 marzo, alle ore 15 presso la basilica di San Lorenzo fuori le mura.   

 

  • Silvestro53, Trevignano Romano (RM)

    Ciao Direttore ...

    Mi associo a chi ha avuto il piacere di lavorare con e per te in redazione con il rimpianto di non averti potuto salutare un'ultima volta ...
    Maurizio
  • Schizzo7101, Roma (RM)

    E' stato uno dei pochi....

    E' stato uno dei pochi ha dare una possibilità a chi la moto l'amava.
    Ha tenuto a battesimo molte firme attuali del " giornalismo motociclistico" di questo paese e non.
    Mi ha dato la possibilità appena ventenne di fare il lavoro più bello del mondo, il collaudatore. E mi pagava pure...
    Non era un motociclista praticante, e questo sulle prime mi colpì, poi con gli anni standogli vicino ho compreso che non sempre chi guida una moto è un vero motociclista, e chi non la guida non lo è.
    Ha dato molto a questo mondo delle ruote, spero che la sua lezione non si perda.
    Buon riposo Direttore.
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