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Il Comune di Milano rinvia al 1° ottobre 2027 il divieto per le moto a quattro tempi Euro 0, 1 e 2 in Area B e Area C. Una decisione che riaccende il dibattito su inquinamento, mobilità urbana e diritti di chi si sposta su due ruote per lavoro e necessità.
La proroga del blocco delle moto Euro 0, 1 e 2 a Milano è ufficiale: lo stop alla circolazione in Area B e Area C slitta di un anno, dal 2026 al 1° ottobre 2027. Una notizia che interessa migliaia di motociclisti lombardi e che riporta al centro del dibattito il tema della mobilità sostenibile, dell’impatto ambientale delle due ruote e delle scelte politiche legate alla qualità dell’aria nel capoluogo meneghino.
La decisione del Comune di Milano si inserisce nel più ampio piano antismog avviato negli ultimi anni con l’introduzione di Area B e Area C, strumenti pensati per ridurre progressivamente la circolazione dei veicoli più inquinanti. Ma la questione delle moto ha acceso una protesta trasversale che non accenna a spegnersi.
In base al calendario originario, le moto a quattro tempi Euro 0, 1 e 2 avrebbero dovuto fermarsi il 1° ottobre 2026. Con il nuovo provvedimento, invece, la scadenza viene posticipata al 2027. Una boccata d’ossigeno per molti utenti che utilizzano la moto quotidianamente per lavoro o per raggiungere Milano dall’hinterland.
Secondo diversi osservatori, la scelta avrebbe anche una lettura politica: nella primavera del 2027 Milano tornerà alle urne per eleggere il nuovo sindaco, dopo il mandato dell’attuale primo cittadino Giuseppe Sala. Il tema della mobilità urbana e dei divieti ambientali potrebbe quindi diventare centrale nel dibattito elettorale.
Il piano prevede tappe precise fino al 2030, con restrizioni crescenti che riguardano auto e moto. Se inizialmente il focus era soprattutto sui veicoli diesel più vecchi, con il tempo il blocco ha coinvolto anche le due ruote. Un passaggio che ha generato forti perplessità tra motociclisti e operatori del settore.
Le critiche non sono mancate nemmeno a livello nazionale, con interventi politici come quelli di Matteo Salvini, che in passato aveva contestato l’impostazione ritenuta penalizzante per lavoratori e pendolari.
Uno dei punti più controversi riguarda i numeri effettivi dei mezzi coinvolti. Secondo dati elaborati su fonti pubbliche come ACI e ARPA Lombardia, si parla di circa 90.000 moto potenzialmente interessate nel solo Comune di Milano, oltre 270.000 in provincia e quasi un milione in tutta la Lombardia.
Numeri importanti, che secondo i promotori della protesta dimostrerebbero l’impatto sociale ed economico del provvedimento. Al tempo stesso, l’amministrazione ha più volte sostenuto che l’incidenza reale sulla popolazione sarebbe contenuta.
Il nodo resta sempre lo stesso: se i veicoli coinvolti sono pochi, l’effetto ambientale sarebbe limitato; se sono molti, l’impatto su lavoratori e cittadini diventa significativo.
Uno degli argomenti centrali del dibattito riguarda l’effettivo contributo delle moto all’inquinamento urbano. I motociclisti sostengono che una due ruote, anche datata, produca un impatto inferiore rispetto a un’auto moderna, soprattutto considerando:
minor peso complessivo;
minor consumo di pneumatici e freni;
minore occupazione di spazio pubblico;
tempi di percorrenza ridotti grazie alla maggiore fluidità nel traffico.
Secondo questa visione, il problema principale delle grandi città non sarebbe tanto la CO₂ quanto le polveri sottili generate da pneumatici e impianti frenanti. Da qui l’idea che una moto, avendo due ruote e un impianto frenante più semplice rispetto a un’auto, contribuisca meno alla produzione di particolato.
Si tratta di un tema tecnico complesso che meriterebbe analisi approfondite e dati comparativi ufficiali, ma che continua ad alimentare la discussione.
Milano non è un caso isolato. Anche città come Roma e Torino stanno adottando o valutando misure simili per limitare i veicoli più inquinanti. In alcuni casi, anche qui le restrizioni sono state oggetto di rinvii e proroghe.
Il rischio, secondo molti motociclisti, è che quanto accade nel capoluogo lombardo possa diventare un modello replicato altrove.
La proroga al 2027 rappresenta una vittoria temporanea per chi utilizza ancora moto Euro 0, 1 e 2. Ma la battaglia normativa non è conclusa. Il calendario delle restrizioni ambientali resta in piedi e il tema della mobilità sostenibile continuerà a essere centrale nei prossimi anni.
Nel frattempo, il dibattito resta aperto: transizione ecologica e diritto alla mobilità possono convivere senza penalizzare intere categorie di utenti? La risposta, probabilmente, arriverà non solo dalle scelte tecniche ma anche da quelle politiche.
E voi, cosa ne pensate del blocco moto a Milano e della proroga al 2027? Il confronto è aperto.