Bimota YB8: un esemplare nuovo del 1992 all'asta

Umberto Mongiardini
La moto, che monta un motore derivato dalla Yamaha FZR1000, non è mai stata utilizzata e verrà messa all'incanto a gennaio
29 dicembre 2019

Il marchio Bimota ha sempre avuto un posto speciale nel cuore degli italiani e averla vista ad ECIMA 2019 con la Tesi HP2 ha suscitato grande emozione, soprattutto perché, grazie alle quote ora detenute da Kawasaki, ci sono buone possibilità che il marchio italiano continui a prosperare per i prossimi anni.

Negli anni, sono stati tanti i modelli iconici di Bimota e, sicuramente, la YB8 è uno di questi. Come per le altre moto della Casa, la prima lettera della sigla indica il marchio del motore e, in questo caso, è Yamaha, mentre il numero 8 significa che questo è l’ottavo modello realizzato con il motore di quel produttore. La YB8, infatti, montava sul telaio realizzato in Italia, un propulsore quadricilindrico giapponese derivato dalla FZR1000, con una cilindrata di 1.002 cc e una potenza di 149 CV.

 

 

Quando nacque il marchio Bimota nel 1973, frutto della volontà di tre italiani, Valerio Bianchi, Giuseppe Morri e Massimo Tamburini (da qui il nome Bi-Mo-Ta), lo scopo era quello di fornire ai potenti motori giapponesi una ciclistica adeguata, così da poter ottenere la massima performance.

La maggior parte dei propulsori utilizzati negli anni del marchio di Rimini era di derivazione nipponica, con motori realizzati da Suzuki, Honda e Kawasaki.

Lo stile di questo modello è inconfondibilmente Bimota, con la livrea bianca, rossa e verde; per quanto riguarda le sospensioni, sono state utilizzate delle unità Marzocchi completamente regolabili, sia all’anteriore che al posteriore, mentre l’impianto frenante è Brembo. Il telaio, elemento fondamentale di una Bimota, è un perimetrale in alluminio a doppia trave.

I collezionisti di oggi sono sempre più alla ricerca di esemplari di Bimota ben conservati e la YB8 offerta da Mecum è qualcosa di unico. La moto, risalente al 1992, infatti, ha percorso zero chilometri da quando è stata costruita, rendendola, con ogni probabilità, l’unica ancora nuova.

Spetterà poi al nuovo proprietario capire se lasciarla ferma su un piedistallo o se metterla in strada. In quest’ultimo caso, il motore giapponese potrebbe facilitare non di poco il compito, vista la grande disponibilità di ricambi.

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