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Caraglio, 23 Giugno. Si arriva a un punto che la vita è un po’ come una battaglia navale. A scuola, da ragazzi, su una pagina a quadretti, navi e portaerei da abbattere con una “x”, da un certo punto in poi drammatico, cinico. E non è più un gioco. Colpisce attorno a noi, non è dato sapere né chi né quando. E un giorno toccherà a tutti noi. Oggi piango la scomparsa di un “incrociatore”, di un riferimento eterno della nostra passione, Roberto Boano. Se n’è andato la notte, 76 anni, dicono una polmonite fulminante. Al solito, non è importante come, è devastante il fatto.
Roberto Boano. Non vado a rivedere la sua storia, a ricreare i numeri delle sue avventure. Dico, scrivo, quel che mi passa per la testa ora. È un’immagine, molto più di una storia. È la qualità stessa che ha sempre parlato per lui. Lo ricordo come un monumento, uno dei pochi perché speciale, di quelli che sono nella tua vita anche se non hanno date, riferimenti geografici. Le Dakar, certamente, magari una mezza dozzina, i suoi successi, i suoi incidenti, anche terribili, i Faraoni, ricordo tanti, le vittorie, i rally in Italia, occasioni importanti e meno. Importante era sempre lui.
E le sue Moto. Quella passione più da orologiaio che da meccanico, più da sviluppatore che preparatore. Ne conosco tanti che hanno una sua Moto, che se la sono fatta allestire perché solo lui, Roberto. Conosco proprietari che non la usano per paura di rovinarla, o che la mostrano come si fa vedere un quadro, oppure che la vogliono comprare a tutti i costi ma il tizio non la venderà mai, è una Moto di Roberto Boano.
Ci siano conosciuti presto, ci siamo visti poco. Certamente, ahimè troppo poco mi viene da dire, adesso. Una sola volta nella sua officina. Passavo da quelle parti, leggo Caraglio, lo chiamo. E varie, molte volte sui campi, della Dakar, dei Faraoni, agli eventi che da sempre legano e riuniscono una famiglia di appassionati che è la più resistente, perché non si deve niente a nessuno, non ci si danno appuntamenti, non ci si sente in dovere. Però è come un fratello. Meglio: come un amico. È proprio così: è il primo giorno a una Dakar, poi è per sempre.
Quel suo accento marcato, per noi toscani strano e troppo aperto. Ma Roberto era aperto. Faceva finta di essere chiuso, riservato. E quello sguardo complice nel viso da furetto, lui secco come un chiodo, istrionico. Sempre un’intesa, di richiamo di cose che abbiamo visto, fatto, vissuto insieme. Sempre troppo poche. Oggi, sempre troppo tardi. Nico ne ha fatto una storia memorabile, io ne ricordo qui una. Edi Orioli è speciale. Le sue Moto devono essere e sono sempre state speciali. La cosa più vicina alla perfezione che si possa immaginare. Un giorno Edi organizza un Desert Challenge. Il Ténéré. E sarà una Honda. C’è solo una persona che può farla come dice e vuole Edi: Roberto Boano. Lì abbiamo vissuto tutti la perfezione e la Qualità di Roberto Boano. Solo lui poteva. Solo lui poteva star dietro agli isterismi di un perfezionista assoluto, solo lui poteva avvicinarsi a quel livello. La moto sembrava uscita dalla concessionaria. Invece era uscita dalle officine e dalle mani di Roberto.
Mi piacerebbe avere una Moto di Roberto, ma non la voglio. Non adesso. Vorrei invece andare a abbracciare Ivan, Jarno, e farmi raccontare da loro del loro papà.
© Immagini PB, gli amici