Addio a Bruno Spaggiari

Addio a Bruno Spaggiari
È stato un gran pilota, un collaudatore Ducati, ha vinto titoli italiani e un GP mondiale. Era famoso per il secondo posto nella 200 Miglia di Imola del ’72 con la Ducati 750, quando la vittoria gli sfuggì per poche gocce di benzina. Aveva 93 anni
24 ottobre 2026

È mancato Bruno Spaggiari, 93 anni vissuti a Reggio Emilia, venti stagioni da pilota, noto agli appassionati soprattutto per la prima 200 Miglia di Imola del ’72: 320 chilometri in testa, beffato all’ultimo giro da Paul Smart. Le due Ducati d’argento volavano, a lui mancò un bicchierino di benzina. 

Era una persona gentile e aperta, pronto a quel sorriso ironico ma insieme affettuoso. Bruno era ducatista convinto, pilota e collaudatore ufficiale, concessionario di moto; lasciò le corse nel ’74 per dedicarsi al commercio. Il suo anno da incorniciare fu il 1958: con la 125 Desmo vinse il campionato italiano seniores e pure il GP delle Nazioni a Monza, cinque Ducati davanti a una MV. Imprese ne ha fatte tante, e andava forte abbastanza da arrivare a un titolo, se le case italiane non avessero abbandonato il mondiale nel 1957.

Bruno Spaggiari, classe 1933, era emerso con la Ducati Marianna nelle gare di gran fondo come la Milano-Taranto e il Motogiro. Alla fine degli anni '50, la Ducati in crisi, passò alla MV per sostituire Provini, ma poi anche i conti Agusta si fermarono nelle piccole categorie e allora si accasò in Benelli, quindi andò a gareggiare in Spagna con Ducati Mototrans. Nel '64, tornato in Italia, replicò il titolo italiano della classe 125. Certamente la 200 Miglia di Imola del '72 è il suo fiore all’occhiello, ma fu anche capace di ottenere, al GP Nazioni di Imola nel 1972, l'unico podio conquistato dalla 500 bicilindrica a L nel mondiale. Terzo posto dietro alle MV di Ago e Pagani.

"Da ragazzo - raccontava Spaggiari - avevo due passioni: la bici e la moto. Venivo da una famiglia povera, ho provato con la bici, mi è andata male. Andavo forte in salita, però poi mi perdevo in discesa perché avevo paura". Evidentemente poi la paura fu sconfitta.

Il reggiano fu anche colui che lanciò un giovane Franco Uncini nelle derivate di serie. Anno 1975, le Ducati 750 Super Sport gialle del team Spaggiari, vittorie a raffica. Uncini ricorda che era una bella squadra, già professionale; Bruno era molto preciso, molto serio. Fu una bellissima esperienza.

“Mi aveva notato - racconta - dopo una vittoria su Pollicino, alias Giulio Sabattini, tramite Ducati ci tirò dentro tutti e due. In quel ’75, ricordi, Gianfranco Bonera si fece male; la MV mi cercò per sostituirlo e mi contattò attraverso Spaggiari, girammo al Mugello con la 500, ho le fotografie. Ma Bruno disse no, è troppo presto, Franco deve crescere, deve fare la sua strada. Lì per lì non ne fui felice, invece fece la cosa giusta, una grande personalità, per anni siamo stati in contatto”.

Bruno Lascia la moglie Loredana, le due figlie Elisabetta ed Emanuela, il genero Giorgio e i nipoti Giada, Giacomo e Miranda. A tutti loro e ai tanti amici mandiamo un grande abbraccio.

Lunedì 26 ottobre alle 17 la benedizione, nella casa funeraria Reverberi in via Terenzin 21, Rubbianino di Quattro Castella.

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