Clover Outland-3 WP: una giacca sola per città, curve e sterrato? [VIDEO]

Abbiamo provato la giacca adventure di Clover tra traffico urbano, passo appenninico e fuoristrada, misurando anche le temperature. Il punto non è solo la versatilità dei tre strati, ma la capacità reale di adattarsi a condizioni molto diverse senza diventare complicata
2 luglio 2026

Quante giacche servono davvero per un viaggio in moto? Una per il freddo, una per il caldo, una per la pioggia? La domanda è meno banale di quanto sembri, soprattutto quando si parla di abbigliamento adventure, cioè di capi chiamati a funzionare in città, nei trasferimenti veloci, sui passi di montagna e magari anche su uno sterrato, dove la ventilazione diventa fondamentale.

La Clover Outland-3 WP nasce proprio con questo obiettivo: essere una giacca unica per situazioni molto diverse. Per verificarlo non ci siamo limitati alla classica prova “a sensazione”, ma abbiamo introdotto anche qualche dato misurabile: temperatura esterna rilevata con termometro laser e temperatura interna monitorata dentro la giacca durante il percorso.

Il test è partito da Firenze, in ambiente urbano, con 21,8 gradi esterni e una temperatura interna di riferimento di 35 gradi. Nel traffico, con gli strati interni rimossi e le ventilazioni aperte, la Outland-3 WP si è comportata bene: non ha dato la sensazione di un capo rigido o eccessivamente pesante, le cuciture non sono risultate fastidiose e il fit si è confermato corretto anche nelle manovre a bassa velocità. Un aspetto importante, perché una giacca adventure non deve essere comoda solo quando si viaggia: deve esserlo anche quando si guida nel traffico, si cambia spesso postura e si lavora con il corpo sulla moto.

La seconda parte del test ha portato la giacca verso il Passo del Giogo, a circa 900 metri di quota. Qui la temperatura è scesa a 14,6 gradi, quasi dieci in meno rispetto al centro di Firenze. È in questo passaggio che entra davvero in gioco la struttura a tre livelli: guscio esterno, membrana impermeabile e strato termico. La novità più significativa rispetto alla generazione precedente è la possibilità di utilizzare la membrana impermeabile in modo indipendente. Può essere indossata dentro la giacca oppure da sola, ma non sopra come antipioggia esterno. Una scelta tecnica precisa, che punta più alla modularità interna che alla funzione “over jacket”.

Sul fronte della costruzione, la Outland-3 WP mostra un’impostazione da capo adventure moderno: tessuto robusto, rinforzi in TPU laminati, protezioni CE su spalle e gomiti di livello 1 e predisposizione per il paraschiena di livello 2. Da segnalare anche gli inserti rifrangenti laminati anteriori, laterali e posteriori: non sono un vezzo estetico, ma un elemento di visibilità utile nella guida notturna o in condizioni di luce difficili.

La parte più interessante, però, arriva quando si passa allo sterrato. È qui che molte giacche adventure mostrano il limite: proteggono bene, ma appena la velocità cala e il lavoro fisico aumenta diventano calde, ingombranti, poco traspiranti. Clover ha lavorato molto sulla ventilazione: davanti ci sono i due grandi pannelli anteriori, affiancati dalle prese d’aria su avambracci e spalle; dietro, due aperture permettono di estrarre il flusso caldo. La mesh 3D sul torace aiuta soprattutto alle basse velocità, quando non c’è abbastanza aria dinamica per far lavorare davvero le ventilazioni tradizionali.

Nel fuoristrada, con temperature attorno ai 24-25 gradi e senza imbottiture interne, la giacca è risultata efficace proprio per questo motivo: riesce a far circolare aria senza costringere il pilota a rinunciare alla protezione. È un equilibrio non semplice, perché un capo adventure deve essere abbastanza robusto da proteggere, ma non così chiuso da trasformarsi in una sauna appena si lascia l’asfalto.

Ci sono poi dettagli pratici che raccontano bene la destinazione d’uso della Outland-3 WP. I gancetti per fissare i guanti, le tasche esterne in rete utili anche per far asciugare un panno o piccoli oggetti umidi, il gancio per appendere la giacca quando non c’è un vero appoggio disponibile: sono soluzioni semplici, ma pensate per chi viaggia davvero. Non cambiano la prestazione tecnica del capo, ma incidono sulla vita quotidiana in moto.

La vestibilità è regolare, le regolazioni su maniche e fianchi permettono di adattare la giacca alla presenza o meno degli strati interni, il colletto è morbido e non tende a irritare la zona del collo, un dettaglio spesso sottovalutato nei viaggi lunghi. Anche le protezioni risultano ben integrate: sono morbide, seguono i movimenti e non danno la sensazione di avere addosso un capo troppo rigido.

La Clover Outland-3 WP non vuole essere la giacca più estrema o più costosa del mercato. Il suo obiettivo è un altro: offrire molte delle funzioni richieste a un capo adventure completo, mantenendo una buona semplicità d’uso e una reale versatilità. Nel corso del test ha affrontato traffico cittadino, escursione termica appenninica, pioggia e sterrato senza costringere a cambiare giacca, ma solo configurazione.

Per chi viaggia e vuole ridurre il numero di capi da portare con sé, è una proposta concreta.

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