L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: “Quella caduta di Valentino ad Assen”

- E’ l’immagine del GP d’Olanda che più mi dà fastidio, il pilota inginocchiato nella polvere nell’area di fuga della curva 7, e mi domando perché, che cosa possa significare. Non tanto per lui, quanto per me, per noi
Nico Cereghini: “Quella caduta di Valentino ad Assen”

Ciao a tutti! Delle tante immagini che mi restano della domenica di Assen, ce n’è una che non vuole svanire anche se farei di tutto perché accadesse. E’ quella di un Valentino inginocchiato nella ghiaia dopo la caduta alla curva 7, la tuta impolverata e gonfiata dall’airbag, il capo chino e le braccia penzoloni.

Valentino era diciassettesimo dopo essere partito (male) dalla quarta fila, dodicesima casella. Quando è volato via era l’ottavo giro della gara che doveva dargli finalmente qualche indicazione e un po’ di coraggio in più, dopo essere riuscito ad accedere direttamente alla Q2 sulla pista che gli è amica. Quella della sua ultima vittoria nell’ormai lontano 2017, quattro anni fa.

E’ una mia immaginazione o Rossi ha indugiato un po’ più del necessario prima di rialzarsi? Di certo quella caduta deve fargli particolarmente male. Perché si era immaginato un calendario personale, la serie dei primi GP per avere le conferme che cercava, e poi per un motivo o per l’altro le cose non giravano mai nel verso giusto, da Jerez la dead line si era spostata al Mugello, poi a Barcellona, al Sachsenring, infine qui ad Assen dove la MotoGP ha fatto il giro di boa prima della lunga pausa di luglio.

Credo che questa caduta potrebbe influire pesantemente sulla sua decisione. Cioè continuare ancora oppure interrompere alla fine dell’anno la sua straordinaria carriera. Per quello che io posso intuire resistono per lui diverse spinte a proseguire: come la voglia di correre accanto al fratello Luca, o la ventilata nuova Michelin anteriore 2022 che potrebbe concedergli molto più feeling e magari di chiudere in bellezza, o come la voglia di rimettersi alla prova su una Ducati, così diversa da quella del fallimento nel 2010 e 2011.

Già vedevo un Valentino meno allegro, meno pronto alla battuta, un po’ più chiuso in se stesso. Non ci leggevo chissà che, in questi segnali che forse leggevo soltanto io. Perché devono pesargli tanto, pensavo, la fatica di un allenamento sempre più duro e sempre meno divertente, i fine settimana di gare sempre più impegnativi e sempre meno gratificanti, anche il passaggio dal mestiere del pilota a quello dell’imprenditore quale ormai è diventato. Mica facile. A quarantadue anni non hai più tutta quella energia.

Ma adesso c’è stato questo GP d’Olanda, che era un po’ un’ultima spiaggia, che era cominciato tra l’“abbastanza bene” e il “piuttosto bene” come direbbe lui. Ma che è finito proprio male. E adesso c’è la lunga pausa che lui stesso aveva definito decisiva. 

Qualunque cosa Valentino decida di fare andrà bene, per quelli che lo amano e che riconoscono la sua enorme passione per le corse e per la moto. Dunque non mi permetto di dare consigli o fare raccomandazioni. Dico soltanto che l’immagine di ieri, quella del Dottore inginocchiato all’esterno della curva 7 con la tuta impolverata, mi renderebbe un po’ più facile l’idea di fare a meno di vederlo in gara dopo venticinque anni.

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Commenti

  • Pacco1198, Genova (GE)

    Campiglio-1956 E' sempre un piacere... sai che a me le differenze di opinioni piacciono certo è che un minimo di competenza è necessaria altrimenti poi leggi o senti troppe cavolate come sotto questo articolo.
    Visto che conosci il motociclismo "antico" dovresti essere a conoscenza del fatto che il nostro sport è sempre stato trattato come serie B, non riuscivi nemmeno a vederlo; il "fenomeno Rossi" ha portato visibilità e, soprattutto, soldi a tutti (piloti, giornalisti, reti televisive, case motociclistiche, ditte di abbigliamento e chi più ne ha più ne metta) giudicato positivamente da alcuni negativamente per altri.
    Di certamente positivo c'è la sicurezza, vista l'esperienza io spero tu possa ricordare Suzuka 2003 dove, la visibilità del motociclismo è servita a aumentare la sicurezza nei circuiti istituendo una, allora inesistente, safety commition.
    Non ti devo ricordare chi sia il colosso proprietaro del circuito e nemmeno chi è l'unico pilota che è andato (gli altri a seguire) contro quel colosso rischiando la sua carriera perchè il motociclismo è pilotato tutt'ora dal marchio in questione.
    Fino a quegli anni la politica era: "Vuoi correre? Queste sono le condizioni altrimenti c'è la fila di piloti da mettere al tuo posto" (frase proninciata da un famoso pilota campione del mondo con il quale ho avuto al fortuna di pranzare).
    Il tanto odiato potere mediatico di Rossi è servito anche a questo e questo mi aspetterei di vedere anche oggi dal pilota che ha maggior potere mediatico visto che incidenti e vittime sono aumentate notevolmente negli ultimi anni e i circuiti, in rapporto alle velocità, non sono più sicuri come qualche anno fa
    Sembra che a qualcuno piaccia vedere piloti in terra.
    Il discorso delle scie è legato a questo; negli anni precedenti si vedeva raramente in prova soprattutto nella top class, certo è che se uno se ne avvantaggia il cronometro obbliga anche gli altri a fare lo stesso ed è questo uno dei tanti codici non scritti che mm ha ridotto in carta igienica; chi non se ne accorge o è in malafede oppure usa solo il monopattino elettrico.
    Passiamo ad altro concetto: lo sport dovrebbe essere esempio, far vedere ai giovani che, sia che tu sia in auge e il pilota più forte del mondo sia che tu navighi nelle ultime posizioni, non importa; la tua passione ti porta a dare tutto te stesso infischiandotene di chi non ti apprezza.
    A me sembra un messaggio più che positivo e che, da padre, vorrei mia figlia imparasse.
    E comunque se nella attuale situazioni, gli spalti dei circuiti sono ancora in prevalenza "gialli" dovrebbe far ragionare soprattutto chi, come molti di noi, scrive da una tastiera mentre i "berretti gialli" sono in pista; leggere che sono loro a non capire una mazza (con le dovute eccezioni) ti fa capire il livello degli "antiRossi".
    La nostra discussione continuerà a tavola, spero, ma sai già che anche iniziero con "SEMPRE E SOLO FORZA VALE"...
    Ciao. Pacco.
  • magojiro, Roma (RM)

    Io credo che tutti (mi sembra una cosa normale e umana) abbiamo il nostro pilota preferito, quello che ci fanno sognare e nel quali ci identifichiamo (parlo solo dell'aspetto sportivo non di quello personale in quanto non li conosciamo al di fuori delle corse), e se il nostro pilota dovesse terminare la sua carriera non seguire più il motociclismo significherebbe che in realtà eravamo solo invaghiti di quel personaggio e non eravamo realmente appassionati di motociclismo. I piloti passano il motociclismo è per sempre.
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