MotoGP. Michele Zasa: “Uscire di casa è da terroristi”

Giovanni Zamagni
Il direttore sanitario della Clinica Mobile racconta la sua vita quotidiana al 118 di Parma: “Purtroppo, quello che si vede negli ospedali è paragonabile a una guerra"
23 marzo 2020

In collegamento via Skype con il dottor Michele Zasa, direttore sanitario della Clinica Mobile. Anestesista e rianimatore, il dottor Zasa lavora, tra l’altro, al 118 di Parma. Ecco il suo racconto su quanto sta avvenendo in questi terribili giorni.

“La situazione è sicuramente brutta, drammatica, paragonabile a uno scenario di guerra: è quello che si vede negli ospedali. Purtroppo è così: questa è un’emergenza sanitaria che coinvolge tutti, anche se qualcuno può percepirla come qualcosa di lontano. Questo virus è molto diffuso: i numeri sono sottostimati, perché non si può fare il tampone a tutti. In questi giorni ci siamo abituati a fare diagnosi cliniche senza l’uso del tampone, per accelerare i tempi. Purtroppo è stato sottovalutato e adesso ne paghiamo le conseguenze. Noi italiani abbiamo il senso di famiglia molto forte: in queste situazioni, purtroppo, è un male, perché il virus si diffonde velocemente. Attenzione perché se arriva il virus, è una situazione drammatica: all’improvviso si sviluppa una insufficienza respiratoria grave. I giovani sono un veicolo dell’infezione incredibile e adesso ci sono tanti 30enni in rianimazione. E che nessuno dica: vado in giro, tanto sto bene. Andando in giro rischiano di appestare le altre persone: si comportano come terroristi”.

Proviamo a parlare di moto: cosa cambia per i piloti dal punto di vista fisico e psicologico?
“Dal punto di vista fisico non credo ci siano delle conseguenze: tutti hanno più o meno la possibilità di allenarsi per mantenere il tono muscolare. Si riesce a fare anche un po’ di attività aerobica. So che i piloti stanno tutti facendo così. Il Coronavirus colpisce anche il paddock: dal punto di vista psicologica dipende da ciascuno di loro. Credo saranno anche un po’ ansiosi, come accade alle persone comuni: è una reazione da stress. I piloti sono sovrumani in moto, ma quando tolgono il casco sono come noi… E’ normale avere paura, bisogna superarla. Si devono tenere motivati e tranquilli a livello mentale. Può anche essere un periodo per rilassarsi: i piloti della MotoGP hanno una marea di eventi durante la stagione, possono sfruttare questo momento per riprendere fiato. Gli consiglio di mantenere lo spirito competitivo, magari giocando con la play o altro…”.

Il Dottor Zasa rinnova l’invito a stare a casa.
“Tanto più stiamo in casa adesso e più osserviamo queste disposizioni, evitiamo che il virus vada in giro, che passi da una persona all’altra. E’ bene farlo adesso: così potremo tornare alla vita normale al più presto. Altrimenti c’è il rischio di nuovi picchi di infezione. L’influenza spagnola dei primi del 900 ha avuto tre picchi nell’arco di due anni”.

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