Motomondiale

MotoGP, i due Gardner come i Roberts

- Kenny e Kenny jr erano stati i soli, padre e poi figlio, a vincere titoli mondiali di moto. Adesso anche gli australiani Wayne e Remy Gardner. Chi era Wayne e quanto gli somiglia Remy, fresco campione del mondo della Moto2?
MotoGP, i due Gardner come i Roberts

Remy e Wayne Gardner: il figlio che vince un titolo mondiale come il padre. Roba forte, un’impresa difficile che sinora era riuscita soltanto alla famiglia californiana dei Roberts: Kenny jr campione della 500 anno 2000, dopo Kenny senior e i tre titoli del “marziano” alla fine degli anni Settanta. Qui vi racconto chi era papà Wayne, prima di celebrare la bella avventura vincente di Remy Gardner.

Wayne non era un tipo facile. Grinta da vendere, pilota coriaceo, ha avuto nelle 750 SBK australiane la sua palestra. Era benestante di famiglia, subito in sella alle grandi potenze, eppure ha dovuto fare la sua bella gavetta prima di vincere con le difficili 500 due tempi. Un uomo all’apparenza ruvido, certamente tenace: quella era l’epoca dei Lawson, degli Spencer, di Doohan e compagnia bella. Lo abbiamo celebrato campione del mondo dell’87 con la Honda NSR, capace di vincere 18 GP in 500, ma aveva dovuto lavorare parecchio, era già al quarto anno nella categoria e la prima vittoria se l’era sudata: 1986, Spagna.

Beltramo barcolla

Questa ve la devo raccontare. Si era a Brno, penultima prova del 1988, Gardner dà l’addio al titolo: sì, vince la corsa dopo aver centrato la pole e il giro veloce, ma Eddie Lawson con il secondo posto è aritmeticamente il campione del mondo. La gara è appena finita e gli si avvicina Paolo Beltramo per l’intervista di Grand Prix, Italia 1.

Wayne Gardner è nero, visibilmente arrabbiato. Nel tentativo di metterlo di buon umore, Beltramo esordisce con: “Oggi Lawson è campione, ma chi è il più forte”. Dopo l’assist, Paolo si aspetta almeno una risata, invece l’australiano a muso duro gli gira inaspettatamente la questione “Secondo te?”. Beltramo barcolla.

Una scena da film. Il giornalista, spiazzato, prova a farfugliare qualcosa tipo “io faccio solo le domande, spetta a te rispondere...”. Cose così, ma quello non cede, lo guarda sempre più torvo e alla fine è l’amico Paolone che deve arrendersi. Con un filo di voce chiude la vicenda: “…il più forte sei tu”.

Wayne si è ritirato alla fine della stagione ’92 dopo aver vinto, tra l’altro, quattro edizioni della Otto Ore di Suzuka; successivamente si è dedicato alle auto, rally, granturismo, V8 Supercar, anche una 24 Ore di Le Mans. Intelligentemente ha gestito bene le sue cose fino a trasferirsi a Montecarlo con la moglie e due figli: Lucia e Remy, classe 1998.

Il figlio segue le orme

Wayne non ha fatto crescere Remy nella bambagia, anche se sulla moto lo ha messo presto: a dieci anni enduro e motocross quando tutta la famiglia era in Australia. La Honda lo notò e a 13 anni lo mise sulle NSF 100 del trofeo, che vinse. A quel punto Remy fu messo davanti alla scelta: l’Europa per crescere da campione o l’Australia per vivacchiare? Il ragazzo lasciò la scuola e gli amici, un sacrificio necessario, e si trasferì in Spagna per la pre-Moto3, poi il Cev Moto3 con il primo podio nel 2014.

L’esordio nel mondiale è del 2015 con la Mahindra. Poi dal 2016 Moto2 con il team Tasca, l’anno dopo in Tech 3. Il suo primo podio della Moto2 è in Argentina nel 2019 e la prima vittoria a Portimao nel 2020.

Il resto è storia recente: da quest’anno nel team Ajo, subito tre podi di fila. Secondo a Le Mans, centra poi una serie di tre successi consecutivi al Mugello, Barcellona e Sachsenring. Alla pausa estiva Remy arriva con 31 punti di margine sul compagno di team, il rookie Raul Fernandez, ma quando si corre Misano 2 il vantaggio è ridotto a nove punti.

Raul ha vinto otto GP contro cinque, quest’anno, ma ha collezionato diversi zero in più e la caduta nel GP dell’Emilia gli è fatale: subito dopo l’australiano lo batte e vince a Portimao e così, a Valencia, a Remy Gardner basta un decimo posto per laurearsi campione.

Il primo campione per l’Australia in Moto2, il settimo titolato del Paese dopo Mick Doohan (5 titoli), Casey Stoner (2), Keith Campbell, Tom Phillis e Kel Caruthers con uno. Oltre a Wayne, naturalmente. A ventitrè anni e 263 giorni, Remy Gardner è tra i più giovani vincitori in Moto2 alle spalle di Marc Marquez (23 e 194 giorni). E con i suoi cinque successi, nella classe intermedia è per l’Australia al secondo posto insieme a Stoner (classe 250); Carruthers vinse ben sette GP in duemmezzo.

I confronti sono sempre difficili, ma se proprio devo paragonare i padri e i figli titolati nel motociclismo, allora dico che erano più forti i padri. Kenny più forte di Kenny jr, certamente. E Wayne più tosto di Remy, al quale in qualche occasione è mancato il carattere. Ma si sa, si cresce. E se la top class oggi mi sembra anche più combattuta di allora, attenzione: Remy ha la possibilità teorica di replicare il suo titolo anche in MotoGP e fare meglio di papà. Mai dire mai.

  • Valentino.Masini, Cesena (FC)

    Per i Gardner essere uguale ai Roberts, Remy dovrebbe vincere il campionato di Moto GP.
    Se continuerà può essere che succeda ma ho forti dubbi i merito.
    Potrebbe migliorare moltissimo in futuro naturalmente, oltre a salire su una moto vincente in assoluto che per il momento non ha.
    In bocca al lupo comunque.

    Tornando invece a Kenny J. sicuramente non era come il padre ma ha vinto un titolo con una moto che non era l'ira di Dio a confronto con le Honda dell'epoca che spesso monopolizzavano il podio e anche oltre praticamente tutte le gare.
    Alla fine è riuscito a dare il massimo proprio in quella stagione del cambio generazionale dei piloti Honda,
    Criville si è poi saputo che aveva dei problemi di salute e Il debuttante Rossi fece lo sciupone.
    Vinse meritatamente Roberts à.

    Valentino Masini
  • DK74ever, Ronchi dei Legionari (GO)

    Nell'articolo viene attribuita la vittoria in moto2 di MM93 all'età di 23anni ....una rilettura attenta ci stava....

    E in ogni caso Remy non è tra i più giovani vincitori della moto2 , diciamo che sta nella via di mezzo.
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