MotoGP. E' Moto3 mania

MotoGP. E' Moto3 mania
Giovanni Zamagni
Il passaggio di Jack Miller in MotoGP è praticamente certo, ma potrebbe anche non essere un caso isolato: Erve Poncharal ha fatto un’offerta ad Alex Rins per sostituire Bradley Smith. Giusto, sbagliato? Pro e contro di una scelta sicuramente affascinante, quanto azzardata | G. Zamagni, Indianapolis
9 agosto 2014

INDIANAPOLIS – Ormai, è “Moto3Mania”. O, per meglio dire, “PilotiMoto3Mania”. Così diventa normale che Jack Miller, funambolico e bravo pilota australiano, passi nel 2015 direttamente dalla Moto3 alla MotoGP – manca la comunicazione ufficiale, ma l’accordo con la Honda è certo – e che Erve Poncharal, bravissimo ed esperto team manager, faccia un’offerta ad Alex Rins per prendere il posto di Bradley Smith sulla (quasi) ufficiale Yamaha M1. Giusto, sbagliato? Cerchiamo di capire pro e contro.

MOLTO GIOVANI, TROPPO?

Intanto, bisogna considerare l’età: Miller ha 19 anni e nella sua carriera ha disputato fino a oggi 46 GP, 40 in Moto3 (4 vittorie), 6 in 125. Rins ha ancora 18 anni (compirà i 19 l’8 dicembre) e ha sempre corso in Moto3, per un totale di 43 GP e 6 vittorie. Entrambi, quindi, sono giovani, giovanissimi e con poca esperienza. Anche per questo, due fenomeni come Marc Marquez e Valentino Rossi non avallano il passaggio diretto in MotoGP: due opinioni autorevoli, che dovrebbero far meditare Miller e Rins. L’australiano, però, ha già deciso e nel 2015 salirà sulla Honda “Open”, che sarà molto più competitiva rispetto alla versione di quest’anno, nel team di Lucio Cecchinello, finalmente pronto a schierare anche la seconda moto. Per quanto riguarda Rins, siamo solo alle prime trattative, ma il pilota spagnolo, quest’anno un po’ “schiacciato” dall’ingombrante presenza di Alex Marquez, ci sta pensando seriamente.
 

Alex Rins
Alex Rins


LA DIFFERENZA LA FA IL TALENTO, NON L’ESPERIENZA

A favore del passaggio diretto dalla categoria inferiore a quella superiore, si può ricordare una teoria cara a Casey Stoner: l’australiano ha sempre sostenuto che se un pilota è bravo non ha bisogno di tempo per mettersi in mostra, ma lo fa subito e con qualsiasi moto. In altre parole: il talento, conta più dell’esperienza. Una tesi per certi versi condivisibile, soprattutto per chi è dotato di qualità fuori dal comune come quelle di Casey. Per Miller si può dire lo stesso? Difficile farlo adesso: sicuramente Jack è fortissimo e sia l’anno scorso, con la poco competitiva FTR-Honda, sia quest’anno con la veloce KTM ha ottenuto e sta conquistando ottimi risultati. Il suo modo di guidare è spettacolare e redditizio e secondo Nicky Hayden «Jack, proprio per come pilota, potrebbe dare il meglio di sé su una moto potente»: insomma, se c’è uno che può fare il passaggio diretto è proprio Miller. Ma rimane qualcosa di azzardato, seppure sicuramente affascinante, con la sensazione che si guardi troppo a quanto fatto da Marquez, capace di vincere subito il titolo al debutto in MotoGP. Ma di Marc, fino a prova contraria, ce n’è uno solo.

MOTO2 SEMPRE PIU’ IN CRISI

Una situazione, tra l’altro, che acuisce la crisi della Moto2, categoria sbagliata e poco formativa. Il “monomotore” toglie di fatto qualsiasi interesse delle Case e se si guarda alla Moto3 come bacino di piloti della MotoGP, allora significa che i team manager non considerano i protagonisti della Moto2 all’altezza della situazione. Non è certo positivo, e la Dorna dovrebbe meditare su questo fatto: è sempre più necessario un intervento regolamentare sulla cilindrata di mezzo, storicamente la migliore per preparare i piloti alla potenza e al peso di quello che viene definita “classe regina”. 

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