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Si parte dal dolore e dalla spalla destra: la sua tolleranza al dolore è alta, sottolinea Marc Marquez nell'intervista, e questo lo ha aiutato in molte occasioni ma in altre lo ha danneggiato, portandolo a sottovalutare l'infortunio. Con la spalla destra danneggiata convive, se dorme sul fianco destro gli fa male, se gioca a padel poi duole.
“Sono le cadute brutte - assicura Marc - a forgiarti davvero. Molti piloti arrivano in MotoGP e cadono una o due volte, e sembra che non sappiano guidare una moto. Le cadute ti insegnano i limiti, se ti spingi oltre i limiti ti fai male, metti a rischio la vita. In ogni infortunio ci sono tre fasi. Nella prima non vuoi sapere niente di nessuno, sei devastato: quest’anno ho vinto il titolo e ho passato tre settimane a casa senza vedere niente. Il dolore ti fa arrabbiare e te la prendi con i tuoi cari. Poi, la seconda fase: lì tutti mi frenano, e io lascio che mi frenino. L'ultima fase è la pazienza, non cercare più di quello che ti tocca fare in quel momento. Vuoi salire in bici, ma non dovresti”.
Quando era piccolo, a 8 anni, al padre disse: 'Voglio giocare a calcio'. Lui gli propose di scegliere, o moto o calcio, e alla fine scelse la moto. Con il fratello minore è stato complicato, ma ora non lo è più.
“Quando in gara sei dietro a qualcuno, sei concentrato su dove attaccare. Con Alex era molto difficile perché ero più concentrato sul pericolo: magari potevo farlo cadere e fargli del male, ero preoccupato. Allora da fratello maggiore l'ho fatto sedere e gli ho detto: ‘Quest'anno sembra che ci daremo battaglia in molte gare, e lunedì saremo fratelli’. Ci siamo stretti la mano. Se succede, deve succedere… Ma è mio fratello, condividiamo tutto da sempre e possiamo condividere molte informazioni. Quando ero in Honda - assicura Marc - non lo facevamo perché non era professionale. Ma ora corriamo entrambi per Ducati, se abbiamo dubbi su una gomma o una curva, ci confidiamo”.
A Marc piace la pressione. Altrimenti, entra in modalità noia “ed è lì che commetto errori." La tensione però la sente. Racconta che quando aveva vent’anni sveniva a letto; ora ha imparato a gestire lo stress. Non è attaccato al denaro: se organizza un viaggio con gli amici cerca di offrire la villa per le vacanze. Ma non ci riesce.
“Ho pagato le tasse in Spagna - dice Marc- per tutta la vita. Ero di casa ad Andorra: Cervera è vicina, a un'ora di auto, ci siamo stati molte volte, andavamo a passare il fine settimana in montagna con mamma e papà. Quando ho iniziato a correre nel mondiale mi sono detto: ‘comprerò lì una casa’. Sono durato due mesi poi basta, ho deciso di restare in Spagna. Non lo faccio per dare un messaggio, lo faccio per come mi sento. Quando posso, fuggo da Madrid e mi rifugio a Cervera. Voglio fare quello che mi piace: ho imparato che le cose belle arrivano senza che tu le cerchi, ma quelle brutte arrivano all'improvviso".
Recentemente era nata una polemica politica, si sa che gli autonomisti catalani si fanno sentire: Marc è abbastanza legato alla Catalogna? Lui risponde così: "Abbiamo libertà di espressione, giusto? Sono catalano, amo la Catalogna, ma sono spagnolo, amo la Spagna, il Sud... Non sono incompatibili. Espongo la bandiera che mi sento di rappresentare in quel momento".
La domanda sulla rivalità con Valentino non può mancare. Marc se la cava così: "Tutti me lo chiedono, ma è normale. Io dico che vivere con il risentimento è molto difficile. Non voglio che i miei tifosi serbino rancore: voglio che risparmino le energie per applaudirmi. Quando mi sono infortunato è stato un altro pilota a ostacolarmi: ha commesso un errore, ma nessuno lo fa intenzionalmente e a volte la gente non lo capisce".
Frequenta i social? Il minimo indispensabile, assicura: le persone tendono a concentrarsi sul negativo, è la natura umana. Gli dà fastidio, però: chiunque dica che gli insulti non lo toccano sta mentendo. Per Marc gli utenti dei social media dovrebbero avere nomi, numeri di documento d'identità e profili.
“La cosa più difficile per un atleta è sapere quando e come fermarsi. Finché c'è passione... So che mi ritirerò per colpa del mio corpo prima che della mia mente. Siamo in uno sport in cui gli infortuni sono tanti. Ultimamente gli altri piloti sono stati poco gentili con me, ma lo erano anche prima".
"Non mi piacerebbe. Mi piace essere molto protettivo, ma l'eredità, portare il nome di famiglia, non lo aiuterebbe affatto. La gente direbbe che è arrivato fin lì per questo e non avranno la stessa fame. No, meglio un pallone da calcio, una racchetta o qualsiasi altra cosa”.