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Scarperia - Due giorni fa a sorpresa Marc Márquez ha scritto "ci vediamo al Mugello". Il 93 è tornato pochi giorni dopo la doppia operazione piede-spalla.
Marc ha parlato anche del fratello Álex, protagonista di una caduta che ha scosso tutti a Montmeló. Intanto nel giovedì toscano ha ricevuto il fit per poter scendere in pista nelle FP1 di venerdì. Dopo il primo turno le sue condizioni verranno nuovamente verificate.
Il pilota Ducati è arrivato all'incontro con i giornalisti con un tutore al piede destro (foto in fondo all'articolo).
Sono passati pochi giorni dal GP in Francia e dal tuo infortunio. Prima di parlare di te, come sta tuo fratello Álex e come hai vissuto il suo brutto incidente a Montmeló?
"Logicamente l'incidente di Montmeló, quella domenica in generale l'ho vissuta male, molto male. Ho visto la caduta e sono rimasto paralizzato davanti alla televisione. Voglio ringraziare sia la mia famiglia che il campionato, che mi hanno tenuto aggiornato in ogni momento via radio su come stava Álex. Abbiamo avuto molta fortuna nel motociclismo, non solo per la caduta di Álex ma anche per quella di Johan Zarco. Quando però tocca un familiare, ti colpisce molto di più. Ho passato tutta la domenica male, ma il lunedì quando l'ho abbracciato mi sono tranquillizzato"
È stato quasi il momento più difficile che hai vissuto, a livello umano?
"Onestamente è uno di quei momenti in cui capisci davvero il rischio che c'è. Lo accetti, lo capisci, sai che questo rischio esiste, ma ti dici sempre: a me non capiterà. Quando succede è difficile spiegarlo, perché hai molto rispetto per il pericolo, ma finché non tocca qualcuno della famiglia non lo vivi allo stesso modo. L'ho vissuta male. Per fortuna è rimasto solo uno spavento. Álex ha passato una brutta prima settimana, ma ora sta recuperando, ha ritrovato il suo sorriso e sta tornando a essere se stesso"
Come stai tu? Con quali aspettative arrivi a questo fine settimana? Cosa possiamo aspettarci? In molti guardano molto al distacco in classifica: sei a 85 punti con 592 ancora in palio.
"Mi piacerebbe dirti: sì, andiamo, rimontiamo. Ma non sono nel momento di affrontare nessuna rimonta in classifica. La rimonta che devo affrontare è quella su me stesso: ritrovare la sensazione di poter guidare una MotoGP al massimo livello. Come stavo facendo nelle prime gare era insostenibile. Riuscivo ad andare avanti a fiammate, ma senza costanza. Ora sto lavorando sulla rimonta fisica. Se riesco a ricostruire un fisico accettabile, soprattutto questo braccio destro, la velocità arriverà. Se penso al campionato adesso, rischio solo di mettere in pericolo il mio corpo"
Con tutto il lavoro di recupero che hai fatto, hai la sensazione che il problema alla spalla possa essere sparito, o devi risalire in moto per saperlo?
"Uno dei problemi era che il braccio mi cedeva senza dolore. Non avevo segnali di avvertimento: il nervo veniva toccato, il braccio cedeva, e io non me ne accorgevo. Fino al test di Jerez non capivo cosa mi stesse succedendo. Con l'adrenalina vedevo che andavo lungo, mi chiedevo perché, ma non riuscivo a spiegarmi il motivo. Al test ho cercato di capire e ho visto che ogni tanto il braccio mi cedeva. Quando sono andato dai medici hanno scoperto che in posizione di rotazione interna il bullone toccava il nervo, senza dolore ma disconnettendolo. Ora quel problema non esiste più, però ho qualche dubbio su come evolverà, perché dopo la caduta in Indonesia c'è stato un intervento, poi un altro, e ogni operazione mette a rischio il corpo. Sono positivo e affronto tutto con la stessa ambizione e la stessa perseveranza con cui ho affrontato tutti i recuperi"
Tutti hanno bisogno di un fisico al top, ma tu hai la sensazione che il tuo stile di guida, la tua aggressività, richiedano ancora di più rispetto agli altri?
"In questi quattro anni sono stato capace di adattare il mio stile di guida a quello che riusciva a dare il mio fisico. Se vedi come guidavo nel 2019 e come ho guidato nel 2025, sono un pilota completamente diverso: vado molto pulito, cerco che la moto non si muova. È stato un'adattamento. Il punto è che hai comunque bisogno di un livello minimo per poter lottare nella categoria più alta. È lì che sto lavorando: trovare quel livello minimo in questo braccio destro per guidare al massimo e competere con i più giovani"
Quelle che avete appena letto sono le risposte date in spagnolo, di seguito quelle in inglese.
Ti senti abbastanza sicuro da poter fare tutto il weekend?
"Sì, certo. Se sono qui è perché sento di poter finire tutto il weekend. Non alla massima intensità, ovviamente. Devo andare passo dopo passo, perché la spalla destra ha bisogno di tempo. Quella vite toccava il nervo, il nervo disconnetteva alcuni muscoli, e ci vuole tempo per recuperare. Con i nostri medici abbiamo analizzato la situazione e abbiamo stabilito che adesso è il momento giusto per risalire in moto e continuare la mia evoluzione, con la mentalità giusta: cercare di esserci, naturalmente. In gara c'è sempre un prezzo da pagare, c'è sempre un rischio. Vedremo se durante il weekend riuscirò ad adattarmi nel modo corretto alle sensazioni che avrò"
Ci sono molti piloti infortunati. La scorsa settimana abbiamo visto che questo sport è ancora pericoloso, anche se c'è chi pensa che si possano fare 50 gare all'anno senza problemi. Pensi che si debbano cambiare delle cose per migliorare lo spettacolo, lo sport e la sicurezza dei piloti?
"Il rischio ci sarà sempre, è sempre lì. Ma è vero che 44 partenze con queste moto non è il modo migliore per ridurre al minimo il rischio. Fa bene allo spettacolo, lo capisco. Ma siamo noi piloti a mettere lo spettacolo in pista, e stiamo correndo rischi altissimi. La maggior parte delle situazioni pericolose si verificano al primo giro o nei primi giri, quando c'è un gruppo numeroso. Siamo in una situazione in cui i piloti sono più sotto pressione che mai: gare, eventi, social media, telecamere, siamo nel 2026. Ma alla fine siamo esseri umani, e non è facile fare un weekend in cui non guidi solo una moto — che già di per sé comporta tanto rischio e tanta fatica — ma ti fermi e passi due ore, due ore e mezza di fila tra eventi e impegni di ogni tipo. Questo non cambierà se noi piloti non saremo uniti. Vedremo cosa succederà in futuro. Io cerco sempre di gestire i miei impegni nel modo più corretto, perché è una delle cose più importanti per ridurre il rischio. Con 44 partenze con queste moto è impossibile controllare il rischio"
Abbiamo chiesto spesso ad Álex di te. Adesso è il contrario: come sta Álex, soprattutto mentalmente ed emotivamente? E com'è stato vedere il suo incidente?
"La prima settimana di Álex è stata dura, molto dura. Sono andato a prenderlo all'aeroporto il lunedì, l'ho accompagnato a casa sua e dopo due ore la sua ragazza mi ha chiamato: per favore, tuo fratello sta molto male, dobbiamo fare qualcosa, ha cominciato ad alzarsi, a sentire tutto. È tornato in ospedale e ci è rimasto due giorni. È stato brutto. Quando ho visto le immagini da casa ero lì a guardare la situazione e… sappiamo il rischio che abbiamo, c'è sempre. Ma quando capita a un familiare, a qualcuno di molto vicino, l'impatto è ancora più forte. Tutta la domenica ho sofferto tanto, onestamente, perché so che in certi tipi di cadute i danni arrivano dopo. Ho sofferto molto. Poi il lunedì gli ho dato un grande abbraccio. E non solo a lui: anche Johan è stato molto fortunato. Quella domenica a Montmeló tutta la famiglia MotoGP era sul muro dei box, e siamo stati tutti molto fortunati. È uno di quei momenti che ci ricorda a tutti che siamo esseri umani: siamo piloti, siamo in competizione, ma la vita viene prima di tutto"
L'operazione è stata microchirurgia o hanno dovuto aprire bene?
"Avrei voluto la microchirurgia. Ho un'altra bella cicatrice lì, hanno aperto per bene. Per arrivare alle viti — alla fine avevano programmato di togliere solo uno, ma quando hanno aperto c'era più danno del previsto — hanno tolto due viti più un frammento osseo. Hanno aperto in modo corretto perché dovevano capire bene dov'era il nervo. Per questo motivo non mi sento ancora al meglio"
Ci vorrà un po' prima che quel muscolo torni al 100%?
"Sì. Ma i chirurghi sono stati bravissimi: sono entrati senza toccare i muscoli. Li hanno allungati, ovvio, ma non li hanno tagliati"