MotoGP 2021. Gigi Dall’Igna: “Orgoglioso di quanto fatto. Ma non basta”

MotoGP 2021. Gigi Dall’Igna: “Orgoglioso di quanto fatto. Ma non basta”
Giovanni Zamagni
Il direttore generale di Ducati Corse fa il punto della situazione alla fine del 2021 e alla viglia dei test di Jerez: “Non avevamo mai fatto così tanti podi, siamo cresciuti, ma il percorso non è completo. Domani ci sarà il motore nuovo e qualche evoluzione “normale” per la ciclistica”.
17 novembre 2021

E’ il solito Gigi Dall’Igna: molto pragmatico. Anche in una stagione dove la moto ha vinto tantissimo e con tutti i piloti, il Direttore Generale di Ducati Corse non si esalta più di tanto. E, soprattutto, sa che non basta: “Perché ancora non abbiamo raggiunto il nostro vero obiettivo”, ripete riferendosi al mondiale piloti. Oggi, l’ingegnere veneto ha incontrato la stampa, naturalmente virtualmente, per fare il punto della situazione alla fine del 2021 e alla vigilia dei test di Jerez che, di fatto, aprono il 2022.

“E’ indubbio che quest’anno abbiamo avuto delle buone prestazioni, ma sono anche emersi dei dati negativi: in entrata di curva abbiamo ancora qualche problema, come si è visto ad Assen, in Germania, ma anche in Qatar. Per quanto riguarda i rivali, vediamo le moto da fuori, non sappiamo esattamente cosa stanno facendo. Ma sono tutti Costruttori molto forti: Suzuki, Honda e Yamaha hanno fatto un ottimo lavoro. E la Honda, nella seconda parte della stagione è cresciuta tanto: nel 2022 sarà un campionato duro”.

Qual è il traguardo raggiunto da Ducati in questi anni?
“Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto tutti insieme durante questi anni: all’inizio la Ducati non era così competitiva, siamo riusciti a migliorare continuamente le nostre prestazioni. Siamo tutti contenti di quanto abbiamo raggiunto quest’anno, non avevamo mai fatto così tanti podi (24 con 5 piloti differenti, NDA), a Valencia c’erano tre nostri piloti sul podio con tre stili differenti. Siamo stati più o meno competitivi in tutta la stagione e in tutte le gare: anno dopo anno abbiamo migliorato la moto. Siamo molto contenti di quello che abbiamo raggiunto in questi anni, ma ancora non siamo arrivati al termine del lavoro”.

C’è qualcosa che ti rende orgoglioso?
“Ancora non posso dire che ce l’ho fatta, ma ci sono tante cose che rendono orgoglioso non solo me, ma tutti i tecnici e i piloti. Ducati è diventata il punto di riferimento delle nuovo tecnologie, quando c’è qualche novità viene sempre dalla Ducati. Questo mi rende orgoglioso”

Chi ti ha sorpreso di più tra Martin, Bagnaia e Bastianini?
“Tutti mi hanno sorpreso. Martin era pole alla seconda gara, qualcosa di molto difficile da fare, e ha vinto un GP. Ma anche Pecco ha fatto un lavoro incredibile: nella seconda parte della stagione è stato probabilmente il migliore, ha vinto 4 delle ultime 6 gare, e avrebbero potuto essere 5. Migliora continuamente anno dopo anno, anche se ti aspetti che sia già arrivato al massimo livello. Non so chi mi ha sorpreso di più. E anche Bastianini, pur non avendo ancora la moto ufficiale - sta usando la versione del 2019 - ha fatto gare molto brillanti, ottenendo due podi. E nella seconda parte del GP è sempre molto competitivo. Fatica in prova, se riesce a partire bene può essere uno dei protagonisti del 2022”.

Qual è invece il giudizio su Miller?
“Jack era quello che teoricamente avrebbe dovuto più degli altri puntare al titolo. Ma quello del pilota è un lavoro complicato, spesso non si raggiunge un obiettivo per dettagli. La sua stagione è stata molto buona: ha vinto bene due gare, ha fatto altri podi importanti. Da lui ci si aspettava un po’ più di continuità, che invece è mancata. Ma siamo convinti che sia un pilota forte e che possa essere determinante: ha tutte le caratteristiche per riuscirci”.

Zarco invece ha deluso?
Ha fatto una bella stagione fino alla pausa, poi si è messo da solo troppa pressione. Negli ultimi GP, però, è tornato a fare le prestazioni di inizio anno: fa ben sperare per il 2022. E’ un pilota forte, uno che ci ha aiutato a progredire. Per me rimane molto importante”.

Si sta arrivando però a un punto che la tecnologia conta più del pilota?
“Il pilota è sempre importante, la tecnologia conta poco se non hai un pilota che può fare la differenza. Credo sarà così anche in futuro”.

Quest’anno, per regolamento, non si è potuto sviluppare il motore. E’ forse anche per questo che avete fatto un passo in avanti nella guida, vi siete concentrati di più sulla ciclistica?
“No, gli ingegneri che sviluppano il motore sono differenti rispetto a quelli del telaio. I tecnici coinvolti nella ciclistica e nell’aerodinamica vanno avanti indipendentemente dallo sviluppo del motore. Credo che quest’anno siamo riusciti a far crescere nel modo giusto la moto e sono convinto che anche i nostri piloti sono stati fantastici durante la stagione”.

Quanto incidono le gomme sulle prestazioni?
“Ho detto prima che il pilota è molto importante nelle prestazioni della moto, è fondamentale per sviluppare telaio e sospensioni. Ma dall'inizio della mia carriera, le gomme sono la chiave di tutto: tecnicamente devi trovare il modo di farle lavorare al meglio con il tuo telaio”. 

Considerando le restrizioni che hanno dovuto subire le Case giapponesi, credi che il Covid abbia in qualche modo aiutato i costruttori europei?
“Non credo proprio: l’Italia è stata uno dei paesi peggiori per il covid. Sicuramente è stata dura in Giappone, ma lo è stato anche per noi”.

Oggi si dice che la Ducati sia la miglior moto, mentre nel 2020 tutti i piloti si lamentavano del fatto che non girasse: qual è il segreto di questo cambiamento?
“Non c’è un solo elemento che fa la differenza, sono tanti gli aspetti per migliorare la moto e ancora non sono contento sotto questo aspetto: mi piacerebbe migliorare per la prossima stagione. Da quando sono arrivato in Ducati lavoriamo sul far girare la moto, riuscendo a migliorare ogni anno. Quest’anno abbiamo fatto un altro passo in avanti, ma anche i piloti devono fare la differenza: i nostri l’hanno fatta”.

C’è un dato di fatto inconfutabile: negli ultimi anni, tutti i piloti che dalla Ducati sono passati a un’altra moto hanno faticato: tecnicamente come lo spieghi?
“E’ vero che i piloti che hanno lasciato la Ducati hanno poi faticato ad adattarsi, ma è anche vero il contrario: Lorenzo, per esempio, ha avuto un cammino di adattamento complicato con la Ducati, anche se poi c’è riuscito bene. E’ una domanda interessante, ma non so dare una risposta”.

Umanamente, però, questo dato che sensazione ti dà?
“Non si può essere troppo soddisfatti, non puoi essere contento quando vedi un pilota come Danilo (Petrucci, NDA) faticare: a uno come lui è impossibile non affezionarsi. M spiace che non sia riuscito a fare bene. Diciamo che professionalmente è un piccolo indizio (sulla bontà del tuo lavoro, NDA), ma preferisco fare primo, secondo e terzo a Valencia: questa sì che ti dà la sensazione di stare facendo un buon lavoro”.

Non c’è qualche rimpianto per non essere riuscito a conquistare il titolo piloti?
“Non si possono avere rimpianti dopo una stagione così, una delle migliori per la Ducati”.

Si può dire che adesso la DesmosediciGP è una moto che possono guidare tutti?
“In realtà, anche in passato abbiamo fatto ottime gare con piloti differenti come Iannone, Petrucci, Miller, Bautista (li nomina tutti, tranne Dovizioso, NDA): non è solo in questa stagione che siamo riusciti ad andare forte con più piloti. Diciamo che la moto è sempre migliorata nell’adattabilità a piste e stili di guida differenti”.

Ma è la moto a essere cresciuta tanto o il cambio di risultati è dovuto ai nuovi piloti?
“Come sempre non c’è mai una risposta univoca, bisogna lavorare su tanti aspetti. Nel 2020 eravamo arrivati alla fine di una storia, non c’era più la confidenza reciproca per raggiungere certi risultati. Nel 2021 è stato completamente differente, c’è una fiducia assoluta dei tecnici nei piloti e viceversa: questo fa la differenza. Sicuramente la moto è migliorata, ma c’è anche il contributo dei piloti”.

Sarà dura gestire 8 moto nel 2022?
“Sono più i vantaggi dei problemi: per sviluppare una moto i dati statistici sono molto importanti: più dati raccolti e più sviluppi la moto, ti vengono le idee giuste. Tra 6 e 8 moto in pista cambia poco, è solo una questione di organizzazione”.

Si dice che Rossi potrebbe provare la Ducati: è possibile?
“Non ne abbiamo parlato e al di là di facili battute, non credo che abbia senso chiedere qualcosa a Valentino in questo momento, sarebbe poco intelligente. Non so che tipo di rapporto ha con la Yamaha, mi sembra giusto lasciarlo stare, dargli la possibilità di decidere. Ma Valentino in questo mondo può fare quello che vuole”.

Vedremo mai Stoner fare il coach?
“E’ molto complicato sia logisticamente sia mentalmente lavorare con un collaboratore che vive dall’altra parte del mondo”.

Nei test di domani dobbiamo aspettarci qualche novità strepitosa?
“No, proveremo qualcosa tra virgolette normale, evoluzioni di soluzioni già provate e accantonate per essere sviluppate durante i test invernali. Il motore sarà completamente nuovo, ma non è ancora nella sua versione definitiva: aspettiamo i commenti dei piloti”.

Chi avrà la moto nuova?
Ce ne sarà una a testa per Miller e Bagnaia e una sola per il team Pramac che quindi si divideranno Zarco e Martin”.

E gli altri quattro piloti?
“In questi test saranno tutti alla pari, avranno la moto 2021, mentre Marini avrà la 2022 a partire da Sepang. Non dimentichiamo che questi test non erano previsti e sono stati inseriti solo a metà stagione: non c’era il tempo tecnico per allestire più moto di quelle che abbiamo fatto”

Cosa puoi dire della MotoE?
“E’ qualcosa di nuovo per noi: per un ingegnere, la MotoE è un bel giocattolo, puoi sviluppare tante differenti strategie, per esempio come tirare fuori potenza dalla batterie, dove sistemarle e tanti altri aspetti. Ho una gran voglia di partire con questo progetto”.

Da Automoto.it

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