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La 850 di Noale è scesa in pista a Jerez con Lorenzo Savadori una decina di giorni fa.
Prima domanda: i tempi sul giro saranno distanti?
“Quando togli 40 o 50 cavalli, poi recuperarli con un motore termico è difficile… C’è anche il discorso gomme, per me si poteva ottenere lo stesso risultato in altri modi -butta lì l’ingegnere- ma va beh… Credo che i tempi saranno superiori nell’ordine del secondo”
La 850 sarà molto differente dalla 1000?
“Il concetto è lo stesso, il peso sarà diverso, dovrai ridistribuire le rigidezze, il raffreddamento... Non vedo però una rivoluzione epocale, ma sarà un esercizio per portare qualcosa di diverso”
Cosa si aspetta dai primi test di Brno? Quello sarà il primo confronto diretto…
“Nei primi test nessuno scoprirà le sue carte fin dall’inizio. Bisognerà essere capaci di interpretare gli altri e quello che stanno facendo. A Brno non avremo ancora tutte le cose pronte, saremo in pieno sviluppo. Insomma sarà interessante confrontarsi, ma tenendo presente i limiti che ho detto”
Oggi la RS-GP 2026 è il punto il riferimento: questo avrà riflessi sul nuovo progetto?
“Avere una buona moto quest’anno ci aiuta a bilanciare correttamente le risorse fra i due progetti. Siamo comunque molto reattivi per quello che succederà, negli investimenti non hai mai garanzie per il futuro e devi guardare sempre al momento. Le sfide sono tante, le gomme sono sconosciute, dovremo scoprirle. Per ora abbiamo fatto dei buoni test e abbiamo iniziato a creare i nostri modelli. Avremo un veicolo diverso per peso e per la sua distribuzione, dovremo essere molto attenti nelle simulazioni e andare nella giusta direzione, quando sbagli strada lo scopri sempre troppo tardi”
L’aerodinamica oggi è centrale: perderà importanza?
“No, non perderà importanza, anzi. Perdi cavalli dunque i target di alcuni comportamenti aerodinamici devono cambiare, non sarà una semplice trasposizione dalla 1000 alla 850. Però i fondamentali come resistenza, carico, bilanciamento e sensibilità vengono sviluppati con la stessa attenzione”
Lo sviluppo contemporaneo delle due moto è stato complicato? No, secondo De Luca.
“Eravamo consapevoli che lo sviluppo ci portava a credere che la moto 2026 fosse meglio della 2025 ed è stato così. Abbiamo fatto solo quattro gare, sono scaramantico, aspettiamo la penultima. Sono sicuro che tutti stiano spingendo come dannati. Poi magari ci sarà chi sacrificherà un pochino il 2026 per concentrarsi sull’anno prossimo. Ma noi no, noi spingiamo dappertutto senza trascurare nulla”
Marco De Luca viene dalla F1, dalle vetture è passato alla MotoGP. Qual è per lui la sfida più grande?
“Molti me lo chiedono. Devi scalare una serie di librerie che hai in mente, i dati e la sensibilità su come sviluppare l’oggetto. Sei abituato a dinamiche diverse: all’inizio pensavo di avere una certa risposta dalla moto e invece ne avevo un’altra, ma ero io che sbagliavo perché adottavo delle metriche che non erano della moto. All’inizio bisogna fare un po’ la tara, ma sono tutti e due esercizi interessanti, dipende solo fino a che punto vuoi spingerti. Certo la moto, con le sue dinamiche e il pilota che si sposta, è un’altra roba”