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Marc Marquez ha rilasciato un paio di interviste molto interessanti nei giorni australiani che hanno preceduto il GP di Phillip Island, l'ultimo (minuto di silenzio, please).
Parlando a MotoGP.com MM ha detto di essere soddisfatto di quanto fatto in Indonesia, dove ha perso 3 punti da Bez ma ha fatto gli stessi di Martin. Si è parlato tanto di ordini di squadra e Marc Marquez ha detto la sua: "Ho sempre detto che noi siamo un team, noi Ducati. Sugli ordini di squadra... se hai la velocità non hai bisogno di ordini di squadra, se non ce l'hai ne hai bisogno".
Questo sopra è il riassunto di 2 minuti di conversazione. Ovviamente la parte interessante, ripresa anche nel titolo, è l'opinione di MM sugli ordini di squadra.
Di seguito riporto alcuni passaggi della bella intervista che ha fatto il collega Oriol Puidgemont di motorsport.com. L'intervista è stata fatta nel giardino della casa di MM in Australia, quella presa in affitto per il weekend di gara. Scenario bello.
Puidgmont aveva intervistato MM in Qatar 2025 e gli aveva chiesto "dove ti vedi fra tre anni?", cioè nel 2028. Risposta: ancora in pista. Gli ha rifatto la stessa domanda: dove ti vedi tra tre anni?
"È difficile rispondere. Stavolta è un po' più difficile. Non lo so. Ma, tanto per darti qualcosa, diciamo 70% ritiro e 30% continuare. Però non si sa mai, perché siamo in un momento in cui devo valutare ogni momento"
Interessante anche come l'infortunio in Indonesia del 2025, incidente con Bezzecchi, abbia impattato su certe cose di MM: "Avevo pensato che se avessi vinto mi sarei concesso una vacanza lunga, o più lunga, ma con l'infortunio in Indonesia le vacanze con Gemma le abbiamo cancellate per cercare di arrivare nel miglior modo possibile all'inizio della stagione"
Altra domanda: il titolo dell'anno scorso è stato un grande sollievo personale, ma hai anche detto di esserti sentito completamente svuotato dopo averlo conquistato. Non sei stato tentato, anche solo un po', di dire: basta, ho finito? So che avevi ancora un anno di contratto, ma con l'energia a zero non hai pensato di mollare?
"No, perché non ho avuto il tempo di arrivare a quel momento: una settimana dopo mi sono infortunato. Con un infortunio non mi ritirerei mai, o meglio, non si sa mai, ma se è un infortunio da cui puoi tornare e continuare a correre, e puoi riprovarci, non è il momento di ritirarsi. Devi provare, e questa è la mia filosofia"
Nei primi sei mondiali vinti in MotoGP volevi dimostrare di essere il più forte, nel 2025 di dimostrare a te stesso di essere tornato. Che motivazione hai adesso?
"Mi sento rilassato e tranquillo. Quando non mi sento bene, certo, rischiamo sempre, ma riesco a finire settimo. Non era mai successo in carriera di chiudere settimo o sesto, a molta distanza dal primo, perché non mi passava per la testa. Dopo il campionato dell'anno scorso invece penso: non tutti i giorni sono soleggiati. Ci sono giorni così, li accetto e non lo vivo come un problema. E sento davvero che il titolo dell'anno scorso ha cambiato il modo in cui mi ritirerò in futuro. Un titolo in più o in meno non cambierà il modo in cui mi ritirerò. Mi sentirò libero, in pace con me stesso. Per questo il campionato dell'anno scorso è stato molto, molto importante"
Hai sempre superato nettamente i tuoi compagni di squadra. L'anno prossimo nel tuo box arriva Pedro Acosta. Pensi che l'hype e le aspettative attorno a questa coppia perfetta, o esplosiva, siano giustificate?
"Prima di tutto sono molto contento per la squadra, perché credo abbiano scelto quello giusto per il futuro della Ducati. Io non sono il futuro della Ducati. Il futuro è un pilota di 20, 21, 22 anni, e hanno Acosta e Fermín nel team ufficiale, quindi i piloti più giovani. Credo che Acosta sarà velocissimo con la Ducati, o deve esserlo, perché se entri in una squadra che vince le gare, devi vincere le gare. Ci sono dei cambiamenti che non serve cercare di fermare: bisogna accettarli, cercare di imparare, di ritardarli, ma a volte cambia semplicemente chi è più forte. Pensa a Messi: sì, per quello che ha ottenuto, ma se oggi li metti uno contro uno, Lamine Yamal è più veloce, ha più energia e in 90 minuti rende meglio, mentre Messi ha la qualità. Per questo avremo probabilmente una delle stagioni più interessanti di sempre l'anno prossimo"