L'EDITORIALE DI NICO

La classifica, al giro di boa della MotoGP

- Sarà dura arginare Marc Márquez, che quando arriva a metà stagione in vantaggio vince sempre; ma almeno sulla carta, i due ducatisti ce la possono fare e ci proveranno. Delusione dai piloti ufficiali Yamaha, rivelazione Quartararo e una scoperta: cambiare moto nella top class oggi è un suicidio
La classifica, al giro di boa della MotoGP

Siamo al giro di boa, quattro settimane di pausa, nove GP fatti e dieci ancora da fare. E tutto sembra già scritto.

Guardi la classifica generale di campionato della MotoGP e ti metti il cuore in pace: come puoi fermare un pilota che mette in fila vittorie e secondi posti con la costanza di un muratore bergamasco impegnato a tirar su il muro con mattoni e cazzuola?

Marc Marquez ha 58 punti di vantaggio e sono tanti, ha vinto cinque gare su nove e sono tante, e quando non ha vinto è arrivato secondo. Aggiungi che l'unico zero che vedi nella tabella, quello in corrispondenza del GP delle Americhe ad Austin, in realtà è il frutto di una semplice distrazione. Dominava, si è rilassato, ha sbagliato. Anche il miglior muratore bergamasco può distrarsi per la ripetitività del gesto. Metti insieme tutto questo e poi capisci che cambiare senso al campionato sarà difficile.

Andrea Dovizioso è solido, non sbaglia, ha vinto la prima gara di Losail e poi un terzo, un secondo, ancora un terzo posto e i piazzamenti. L'unico suo zero, in Catalunya, è da addebitare a Lorenzo e a quella staccata folle all'inizio del secondo giro del Montmelò. È costante, puntuale, efficace e veloce, il Dovi, e queste qualità potrebbero bastare e qualche volta in passato sono anche bastate. Ma contro Márquez ci vuol altro.

Così come non bastano i punti di Danilo Petrucci, terzo a meno 64 con la vittoria del Mugello, un secondo e i quarti posti. I due piloti ufficiali della Ducati sono, sulla carta, all'inseguimento dell'hondista, e addirittura guidano la classifica per Team. Ma questo purtroppo non ha un gran valore: 248 punti per il Ducati Team, 210 per l'Honda Repsol Team, ma il secondo pilota della Honda, Lorenzo, quanto ha contribuito? Diciannove punti in nove gare... Invece nella classifica Costruttori è in testa Honda: 191 punti contro i 157 di Ducati e 153 di Yamaha.

Prima di passare alle altre posizioni interessanti in classifica, un occhio al passato. Statisticamente parlando, il duello tra Márquez   e Dovi va in scena per la terza stagione di seguito, e finora, purtroppo per i colori italiani, con l'esito che conoscete.

L'anno scorso il ducatista arrivò alla pausa estiva con un ritardo molto pesante: 77 punti. Andrea aveva vinto un solo GP, Marc ne aveva collezionati già cinque, e gli zeri erano tre a due a svantaggio dell'italiano. Alla fine dell'anno il distacco tra i due, campione e vice, fu più o meno quello, di 76 punti. Molto più serrato fu invece, come tutti ricorderete, il duello nella stagione 2017, che si risolse con un vantaggio finale di soli 37 punti a vantaggio dello spagnolo: 298 a 261.

Al giro di boa, dopo nove gare, tra  Márquez  e Dovizioso era un vero testa a testa, due gare vinte per ciascuno, gli altri podi a vantaggio di Marc ma solo uno zero per Andrea contro tre. Erano 129 i punti raccolti dal pilota Honda, 123 quelli del pilota Ducati dopo la Germania. E tra loro c'era anche un terzo incomodo, Maverick Vinalesche aveva un punto e una vittoria più del Dovi. Poi il pilota Yamaha cedette nel finale.

Per completezza, limitando l'analisi alle stagioni vincenti del cannibale Márquez e andando a ritroso, diciamo che nel 2016 Marc è arrivato alla decima gara con soli 32 punti di vantaggio sul diretto inseguitore, quella volta Jorge Lorenzo (che poi finì terzo in campionato dietro a Rossi); nel 2014 Márquez ha ammazzato la concorrenza vincendo ininterrottamente dieci GP (e al giro di boa aveva 84 punti più di Valentino) e infine nel 2013, campionato tiratissimo con Lorenzo e deciso per soli quattro punti dopo diciotto GP, il vantaggio dopo nove gare era di 26 punti.

Ma torniamo alla classifica 2019. Se Alex Rins con la sua Suzuki non è tanto lontano dalla coppia italiana sulle rosse e la sua bella vittoria di Austin sembra concretamente replicabile nella stagione, le maggiori delusioni vengono dai piloti Yamaha, che per il titolo sono ormai del tutto fuori dai giochi.

Viñales è partito col piede sbagliato e ha un ritardo di cento punti dal leader, ma almeno un 25 lo ha collezionato, in Olanda; Valentino aveva illuso con i due secondi posti consecutivi in Argentina e negli USA, poi ha perso il filo e il feeling.

Tutti gli altri non sono riusciti a ritagliarsi un ruolo da protagonisti. Non Jack Miller, che pure sa essere veloce ma non sembra capace di fare il salto decisivo; non Fabio Quartararo, o per lo meno non ancora: il giovanissimo francese, che ha tre punti meno di Miller e lo stesso punteggio dell'esperto Cal Crutchlow, è il miglior debuttante del 2019 a prescindere, facilitato dalla Yamaha, che resta ottima per i neofiti, ma così veloce e puntuale da stupire tutti nel paddock della MotoGP.

Questi due piloti, Fabio e l'inglese, potrebbero migliorare parecchio la loro posizione nella seconda parte della stagione, perché hanno imparato molto in queste ultime gare.

Fino alla dodicesima posizione in classifica, solo soddisfazione: Pol Espargaro che mette la KTM al decimo posto merita ogni elogio, è un pilota coraggioso e tenace; Morbidelli e Nakagami sono lì nei pressi e stanno impegnandosi al massimo.

Poi c'è il "limbo", con Joan Mir e Aleix Espargaro che non hanno ancora raccolto quello che (ormai si capisce e bene) meritano, e infine la zona delle grandi delusioni.

Iannone, Lorenzo e Zarco, raccolti in quattro punticini, rappresentano il fallimento totale delle aspettative. Tutti e tre sono ottimi piloti e in carriera lo hanno ampiamente dimostrato, è questa la cosa peggiore da digerire. Ma come ripete spesso il nostro ingegner Bernardelle, oggi cambiare la moto è drammatico. Nella MotoGP di oggi, per varie ragioni tecniche legate alle gomme, ai setting elettronici e al complesso lavoro di accordo che sulla moto va fatto nei ridotti tempi delle prove, cambiare moto, e soprattutto cambiare squadra, è diventato un suicidio.

CLASSIFICA

Pos. Pilota Moto Nazione Punti
1 Marc MARQUEZ Honda SPA 185
2 Andrea DOVIZIOSO Ducati ITA 127
3 Danilo PETRUCCI Ducati ITA 121
4 Alex RINS Suzuki SPA 101
5 Maverick VIÑALES Yamaha SPA 85
6 Valentino ROSSI Yamaha ITA 80
7 Jack MILLER Ducati AUS 70
8 Fabio QUARTARARO Yamaha FRA 67
9 Cal CRUTCHLOW Honda GBR 67
10 Pol ESPARGARO KTM SPA 56
11 Franco MORBIDELLI Yamaha ITA 52
12 Takaaki NAKAGAMI Honda JPN 50
13 Joan MIR Suzuki SPA 39
14 Aleix ESPARGARO Aprilia SPA 31
15 Andrea IANNONE Aprilia ITA 21
16 Jorge LORENZO Honda SPA 19
17 Johann ZARCO KTM FRA 16
18 Miguel OLIVEIRA KTM POR 15
19 Tito RABAT Ducati SPA 14
20 Stefan BRADL Honda GER 12
21 Francesco BAGNAIA Ducati ITA 11
22 Michele PIRRO Ducati ITA 9
23 Sylvain GUINTOLI Suzuki FRA 3
24 Karel ABRAHAM Ducati CZE 3
25 Hafizh SYAHRIN KTM MAL 3
26 Bradley SMITH Aprilia GBR
  • rikirix, Roma (RM)

    Mah, per me potrebbe anche essere finito il campionato, non solo al giro di boa che tanto, noioso com'e', non mi mancherebbe affatto. La motogp ha inforcato la via della F1, da un po', ed ormai quando guardo le gare mi faccio spesso delle belle dormite. Poi ammetto che schifezze viste negli ultimi anni hanno dato al tutto una bella spintarella.
  • robyfax66, Torino (TO)

    Pensare al rapporto tra Marquez e la coppia Dovizioso/Petrucci mi evoca il paragone calcistico tra Maradona ed una coppia di mediani tipo Bonini/Di Napoli: il campione cannibale e due ottimi giocatori, insostituibili nelle logiche di una squadra, ma in uno sport individuale come il motociclismo destinati ad essere un paio di scalini al di sotto del fuoriclasse.... e lo dico volendo un gran bene sia al Dovi che a Petrux, per il quale provo un orgoglio smisurato per quanto ha saputo fare a partire dalla superstock!!! Ma purtroppo la classe non è acqua.....
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