Goodwood celebra Barry Sheene in tre eventi. Ecco perché

Goodwood celebra Barry Sheene in tre eventi. Ecco perché
Cinquant’anni fa l’indimenticabile britannico Barry Sheene vinceva il primo dei due titoli mondiali in 500. Goodwood 2026 lo metterà al centro delle celebrazioni nei tre eventi principali di aprile, luglio e settembre. E’ la prima volta che succede
2 febbraio 2026

E’ la prima volta nella sua storia: il circuito britannico dedicherà un tributo a un solo pilota nei tre suoi eventi principali. Barry sarà celebrato all'83esimo Members' Meeting del 18-19 aprile, al Festival of Speed del 9-12 luglio e infine al Goodwood Revival che si terrà dal 18 al 20 settembre. Al Members' Meeting scenderanno in pista una trentina delle 500 GP guidate da Sheene e dai suoi avversari tra il 1974 e il 1984: sarà un weekend rievocativo dello spirito degli anni Settanta e ci sarà anche un tributo a James Hunt.

Al sucessivo Festival of Speed vedremo la famiglia Sheene e una selezione di dieci moto da Gran Premio tra le più significative; il figlio, Freddie, guiderà alcune delle moto di papà. Le celebrazioni si concluderanno al Revival, dove le due RG Suzuki con cui Barry Sheene vinse i titoli e quelle con cui corse a Goodwood torneranno in pista prima del Barry Sheene Memorial Trophy, gara intitolata al campione dopo la sua morte nel 2003.

Charles Richmond, ex fotografo internazionale e undicesimo Duca di Richmond -che è padrone di casa a Goodwood e ama i motori come pochi- ha definito Sheene "una forza della natura" e ha sottolineato come la sua personalità e la sua carriera abbiano fatto di lui una superstar globale.

Barry non si dimentica

E’ stato due volte campione del mondo nella classe 500 con la Suzuki nelle stagioni 1976 e 1977, Barry Sheene, l’ultimo britannico: ha collezionato 23 vittorie nei 102 GP mondiali disputati, tre nella classe 125 e gli altri nella mezzo litro. Ma perché l’inglese, classe 1950, è così rimpianto ed è stato tanto amato? I più giovani magari non lo sanno e vale la pena di ricordarlo. Barry era un personaggio carismatico, era molto simpatico e scanzonato. Naturalmente andava forte, altrimenti non avrebbe trovato un posto di prima fila nella storia della moto. Seppe riprendersi da incidenti spaventosi e purtroppo se ne andò presto, per un cancro quando aveva soltanto 53 anni. Dall’umidità della sua Londra era fuggito alla fine degli anni Ottanta e si era trasferito in Australia.

Tra le sue qualità c’era la curiosità: parlava piuttosto bene lo spagnolo e l’italiano (cosa rara per i britannici, che hanno il vantaggio di farsi capire dappertutto), conosceva i piloti del paddock uno per uno e memorizzava i loro nomi quando Ago, per dirne uno, conosceva forse la metà dei piloti delle sue griglie di partenza.

Era vivace, il baronetto Barry Sheene, e… politicamente scorretto. Sulla sua Rolls c’era un adesivo dedicato a quelli che guidano l’elicottero, come lui del resto: “gli elicotteristi sanno come tirarlo su bello dritto” diceva. E la sua Stephanie McLean, una bellissima ragazza poi diventata moglie, sopportava sorridendo le esuberanze che anche in pubblico le dedicava. I due si amavano molto, restarono insieme tutta la vita. Sheene amava prendere in giro affettuosamente gli avversari e spesso, se poteva, li affiancava in pista e li pizzicava sul sedere.

Andava sopra le righe? Forse, ma solo qualche volta e poi erano altri tempi. Era amico in particolare di Angel Nieto e di Marco Lucchinelli, non si tirava indietro quando c’era da far festa e fumava come un turco (come quasi tutti, allora). Naturalmente qualche difetto lo aveva anche lui. Jon Ekerold, il pilota sudafricano iridato (da privato) della 350 nel 1980, in un suo libro lo ha dipinto come un furbacchione, un calcolatore che faceva soltanto i suoi interessi. Esagerato, Jon, però che Barry fosse molto interessato al denaro è vero.

Nico - mi disse a Imola 50 anni fa ricordando persino il mio nome - quanto prende qui Giacomo da Checco Costa, lo sai tu?”. Erano gli anni in cui a noi privati spettava una misera diaria ma i big, beati loro, contrattavano personalmente il loro ingaggio. Io non avevo la risposta e comunque non mi sarei messo in mezzo, ma Barry tirò fuori di tasca un quadernetto e mise in piazza le sue cose: “L’anno scorso ho preso tot, l’anno prima tot e secondo me Agostini prende il doppio, adesso Checco mi sente…”. Si era proprio innervosito.

Nell’ultima parte della sua vita fece il commentatore per Channel Nine in Australia, dove viveva con la moglie e i due figli: la maggiore Sidonie, oggi quarantenne e Freddie quattro anni in meno. Lo incontrammo spesso, in occasione del GP, sempre amichevole e purtroppo sempre più sofferente. Prima la stanchezza cronica poi il tumore.

Furono probabilmente le troppe fratture a compromettere il suo fisico. Ci fu il volo del 1975 a Daytona, quando sulla sua 750 Suzuki scoppiò il pneumatico posteriore a 250 orari, e poi l’incidente di Silverstone ’82, quando con la Yam 500 finì contro una 250 rimasta a terra dopo un dosso in seguito a una caduta, in un turno “misto” di prove libere. Le gambe in particolare, con una trentina di viti e numerose placche, lo fecero penare per anni dopo il ritiro del 1984. Con lui sparì uno dei personaggi più interessanti dei favolosi anni Settanta e Ottanta.

Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese
Caricamento commenti...