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Jan era malato da qualche anno, ma si circondava di animali (i cani erano la sua grande passione dopo la meccanica) ed era sempre attivo sui social. Era nato ad Amsterdam il 3 giugno del 1940 e già negli anni Sessanta, dopo aver tentato di correre in moto senza poter dimostrare le sue qualità, si era dedicato alla progettazione e alla elaborazione dei motori, naturalmente due tempi. Non era laureato, eppure la sua competenza e le sue intuizioni hanno animato i reparti corse di mezza Europa.
Nel 1965 Thiel aveva iniziato la sua opera fondando, con l’amico Martin Mijwaart, la Jamathi e costruendo un piccolo bolide per la classe 50. La prima vittoria arrivò ad Assen tre anni dopo, due volte sfiorò il titolo con Lodewijkx e Toersen, tra il 1968 e il ’73 la sua moto fu sempre protagonista. In totale, se i calcoli sono giusti, metterà nella sua bacheca personale ben cinquantuno titoli mondiali tra piloti e costruttori in oltre mezzo secolo di attività.
Chiusa la pagina Jamathi, Thiel si era trasferito in Italia: lavorò per un anno sulla Piovaticci, poi si trasferì in Spagna alla Bultaco, con i primi quattro titoli nella minima cilindrata e uno nella 125. Angel Nieto fu il suo pilota di riferimento. Dall’80 eccolo ancora da noi in Minarelli, dal ’94 in Garelli con Daniele Agrati, piloti Gresini e Cadalora. Fu nel 1995 che approdò in Aprilia, dove rimase fino al 2008 con una piccola parentesi in Derbi. Tra i suoi piloti furono Biaggi, Reggiani, Rossi e Capirossi, Locatelli e Melandri, Poggiali e Lorenzo…
Jan Thiel era una specie di asceta della moto, era capace di trafficare su motori e utensili per intere giornate senza bere né mangiare. Quasi sempre a torso nudo. Di poche parole, molto intelligente e pronto, possedeva una sottile ironia. A tutti quelli che lo hanno conosciuto ed apprezzato arrivi il nostro abbraccio