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Libri

"Quelli delle Vespa truccate" di Andrea Pinasco

- La leggenda delle elaborazioni Andrea Pinasco si racconta in un libro, presentato in anteprima a Genova qualche giorno fa. Un modo per rivivere - o scopire - il periodo d'oro delle "Vespa truccate"
Quelli delle Vespa truccate di Andrea Pinasco

Il nome Pinasco è di quelli che suscita più di una ventata di nostalgia in chi... ha passato i trenta, e magari qualcosa di più. In chi è cresciuto amando, oppure odiando, Vespa di ogni cilindrata (ufficiale e no) che andavano il doppio di quanto la legge e spesso la ciclistica - per non parlare del buonsenso - ritenessero adeguato.

 

Dal semplice volano alleggerito, di cui Andrea è stato pioniere e strenuo sostenitore fino ai kit più complessi ed impegnativi - ma che si potevano sempre montare nel garage di casa - Pinasco produceva di tutto per far volare gli scooter Piaggio in un periodo in cui le vecchie Special e Primavera e le più giovani PX erano uno dei mezzi di trasporto preferiti dei giovani. E quelle "regolari", diciamocelo, si contavano sulle dita di una mano. E Pinasco, Zirri, Polini ed Eurocilindro erano nomi più famosi di quelli dei quattro evangelisti per ogni teenager degno di tale nome.

 

Il mercato poi è cambiato, Vespa si è allineata al resto della produzione diventando sempre più complicata e difficile da "elaborare" - termine ormai caduto quasi in disuso, da quando le quattro ruote hanno importato l'antipatico "tuning", che a voler essere pignoli avrebbe tutto un altro significato - e di kit come quelli che Pinasco reclamizzava sulle riviste specializzate, spiegando in prima persona i perché e i percome di ogni soluzione con lettere aperte e risposte ai clienti, se ne vedono in giro sempre di meno.

 

I tempi cambiano, ma è bello vedere che Pinasco quei tempi li ricorda con lo stesso affetto dei suoi clienti. Il suo libro, che Andrea ha presentato con un intervento che vi riportiamo qui sotto, è un gran bel modo per chi ha vissuto quell'epoca di fare un viaggio all'indietro nella propria, personale, macchina del tempo. E magari anche qualcuno dei più giovani avrà voglia di sapere come si faceva, "una volta", a far volare gli scooter...
 

Quelli delle Vespa truccate


L’idea di scrivere questo libro, a dire la verità, non è venuta a me. Me lo ha suggerito un vigile urbano che una decina di anni fa, dopo avermi fermato e multato per non ricordo più cosa, mi ha chiesto se ero proprio “quel” Pinasco.  Abbiamo chiacchierato, abbiamo rotto un po' il ghiaccio e alla fine mi ha confessato di essere stato uno dei miei primi clienti , quando ancora ero in via Emilia.

Allora lui era solo il garzone di un bar di Bolzaneto e spendeva tutti i suoi soldi per pompare la vespetta. E' stato lui a darmi l’idea: mi ha detto che avrei dovuto scrivere un libro sulla storia delle vespa truccate. Ha detto che sarebbe stato bello che rimanesse qualcosa di scritto a ricordare quel periodo e quella passione. Mi ha messo la pulce nell’orecchio. Dopo qualche tempo ho cominciato a buttare giù qualcosa.

 

Andrea Pinasco

Per raccontare questa storia, che è la storia della passione che per tutti questi anni ho condiviso con voi, ho dovuto raccontare la mia, di storia, perché anche se già prima di me c’era chi truccava Vespa e Lambretta, sono stato io il primo a realizzare i kit. Le “cassette”, come le ha sempre chiamate il mio amico Nanni. A diferenza delle elaborazioni che erano opera di esperti quanto costosi artigiani, direi anche artisti, Il kit lo si poteva montare da soli e costava relativamente poco. Era perciò alla portata di tutti.

A quei tempi non avevamo il computer, eravamo cresciuti fabbricandoci i giocattoli con le nostre mani, con una buona manualità e un amore viscerale per la nostra Vespa. Che per noi era la libertà, l’indipendenza, spesso l’unica cosa che sentivamo davvero nostra.

Quando ho cominciato a smontare la mia 50L avevo 14 anni. Ero con un altro amico “esperto”, Gianni Da Monte, oggi macellaio in Casteletto. Eravamo sulla piazza della Chiesa al Monte, con la chiave della candela e qualche cacciavite arruginito. Sicuramente la Vespa andava meglio prima che la smontassi. Ma quando dopo l'ho rimontata ed è andata in moto al secondo colpo ero molto soddisfatto!

Però a quei tempi con la 50 c’era poco da fare. Quelli che avevano davvero il grano andavano dal meccanico e montavano albero e cilindro della 90SS, ma gli squattrinati come me alesavano a 42 il cilindro e abbassavano un po la testa, ma forse sarebbe stato meglio lasciare tutto com’era. Di solito la testa che era molto sottile fletteva e il motore perdendo compressione andava ancora più piano.

Una volta, dopo aver sfregato ben bene la testa sulla carta a vetro che avevo fissato col nastro al marmo della tavola da pranzo (fortunatamente la mamma non lo ha mai saputo) la testa sfiatava e non sapendo cosa fare, sono andato dai Costa. Solo per scroccare una dritta, perché a quei tempi i loro prezzi per me erano irraggiungibili. Vado li uscendo da scuola e dico al Nanni, che allora avrà avuto vent’anni : “ ho abbassato la testa ma flette e sfiata cosa devo fare?” E lui da buon genovese mi ha risponde: “Dai da bere al pistone cosi cresce!”

 

In quegli anni, come tutti i giovani, sognavamo un mondo migliore. Una realtà diversa, con piu opportunità e meno limiti per tutti. In parte ci siamo riusciti in parte abbiamo fallito. Ma la Vespa, quella si, l’abbiamo fatta andare più forte.

Ma poi finalmente sono passato alla 125 GT e dopo una settimana avevo montato il cilindro GL. Per un po' sono stato quieto, poi ho cominciato a tormentare Armosino: il mio meccanico di fiducia, in Via Donghi, e l’unico che le mie finanze mi permettevano. Ho provato di tutto. Alesaggio 59, pistone a 3 fasce, tutti i tipi di candela e getti ma non c’era niente da fare! Le prestazioni non cambiavano. Dalle 180SS le prendevo sempre.

Un giorno non ricordo piu chi, per prendermi per i fondelli, mi ha suggerito di montare il cilindro del GS grigio che aveva l’ammissione ancora regolata dal pistone, mentre la mia GT aveva gia l’albero che fungeva da valvola rotante e di fare cosi una Vespa a doppio carburatore! Sono andato da Molina. un demolitore alla Foce, e mi sono comprato cilindro pistone e carburatore del GS.

Non sapevo che esistessero gli sdoppiatori di cavo del gas, perciò per comandare il secondo carburatore ho fatto un foro nella scatola del 20SI facendo partire da lì un altro pezzo di guaina e cavo che andava nell'USB 23 al quale avevo messo anche un tromboncino. Mi sono picchiato per un po' con il tutto, ma alla fine era un bolide. Per quei tempi, perché oggi i cinquantini mi seminerebbero come niente.

 

Cosi, senza dire niente ai miei, un giorno faccio festa in negozio (la mia famiglia aveva un negozio di pasta a San Gottardo in cui io, essendo andato male a scuola, a 16 anni facevo manutenzione alle macchine della pasta). Prendo l’autostrada (anche se non si poteva) e vado a Milano con la mia Vespa truccata.

Arrivo alla redazione di Motociclismo, cha allora era in Corso Italia, e mi presento negli uffici senza aver telefonato né niente. Lì accade il primo miracolo: il figlio del proprietario, oggi presidente del Gruppo Edisport, Piero Bacchetti aveva poco più di 20 anni ed era lì per caso a far pratica. Il papà, quando vede entrare un ragazzo gli dice “questo è un tuo cliente! Abbine cura!”.

Una delle pubblicità dell'epoca, fattore di successo per Pinasco

Avevo 16 anni, arrivavo da Genova in Vespa con un eskimo e la faccia piena di brufoli, ma il giovane Piero mi prese sul serio. Mi fa accomodare nel salottino, mi ofre un caffè e mi vende un ottavo di pagina per fare pubblicità alla mia invenzione. 37000 lire! Un mese di paga. Quando torno a casa, mio padre è certo che i milanesi mi abbiano messo nel sacco, ma è proprio con quella pubblicità di luglio 1969 che inizia la mia avventura.

L’anno dopo Motociclismo mi chiede di provare la Vespa a 2 carburatori e io, fiero e orgoglioso (ma un po' malvolentieri perche così facendo rimango a piedi) la mando su con un corriere. La mia Vespa era scassata e piena di colpi, dal verdino originale ero passato (con le bombolette) a un viola metalizzato, era piena di bugne, con le lampadine bruciate e il cavalletto troppo inclinato che la faceva ingolfare. Cosi, quando arriva il buon Carlo Perelli (allora un semplice tester e fotografo) si rifiuta di portarla alla pista Pirelli. Scatta qualche foto, ci fa un giretto e me la rimanda.

Ma esce un bel redazionale e la gente comincia ad interessarsi.  Ci sono voluti 6-7 anni perché vendere trasformazioni diventasse un vero lavoro, ma nel frattempo ho avuto altre idee e inventato altri kit. Per tutto il tempo continuo ad insistere con la pubblicità: fino alla fine degli anni 70 rimango l’unico elaboratore e la popolarità cresce, anche se sul mercato cominciano ad apprire kit anonimi simili ai miei. Il primo vero concorrente si presenta nel 1979 all’esposizione della moto di Milano.

La Pinasco al Salone del Ciclo e Motociclo ci arriva nel 75, e da lì decollo fino ad arrivare alle 60.000 trasformazioni all’anno vendute nel 1981. Uno dei motivi del mio successo è che fino ad allora sono stato l’unico a fare pubblicità: sul mercato i kit per Vespa vengono chiamati da tutti “i Pinasco”. Quando assumo i venditori e questi vanno nei negozi il prodotto si vende da solo.

 

Il mercato era esploso, la Vespa e i ciclomotori Piaggio facevano l'80% del mercato nazionale e si vendevano in tutto il mondo. A quei tempi la legge limitava la potenza dei ciclomotori a 1,5 CV: i cinquantini di allora uscivano dai concessionari con la potenza di un frullatore da bar. Anche chi non ne ha mai provato uno può facilmente farsi un’idea di come guidarli fosse noioso, e a volte anche pericoloso.  Non che un SI a doppio carburatore lo fosse di meno, ma a quel punto montare un kit era automatico. Poi veniva il carburatore, la marmitta, eccetera...

Per sviluppare tutte le idee che la mia passione mi faceva passare per la testa ho avuto bisogno di imparare molte cose sia di tecnica e di officina che di amministrazione e organizzazione del lavoro. Negli anni d’oro sfornavo novità a ritmo impressionante e lì è stata fondamentale la collaborazione con Nanni Costa. Che mi ha insegnato molto, e più di una volta mi ha fatto notare qualche difetto in quello che inventavo. Nanni è stato uno dei miei grandi maestri e a lui devo molto: Grazie Nanni!

Ma sono stati veramente tanti quelli che mi hanno insegnato e aiutato; nel libro so di averne nominati molti, ma con gli anni la memoria si fa labile e chiedo scusa a quelli che ho dimenticato. Voglio dire a tutti loro che certamente non per questo gli sono meno riconoscente.

 

Con gli anni sono arrivati i concorrenti, hanno copiato un po' tutto e non lo nascondono. Con loro, nonostante questo, ho sempre avuto buoni rapporti, specialmente con Carlo Polini che considero un amico. Onestamente devo ammettere che spesso hanno migliorato quello che copiavano da me. Io non sono mai stato un gran venditore, quando cominciavamo ad avere in molti lo stesso articolo non ero certo il piu bravo a commercializzarlo, percio dovevo per forza inventarne di nuovi.

A Genova paradossalmente ho cominciato a vendere tardi, i miei kit sono arrivati prima all’estero che nei nostri negozi. Forse è successo perché nessuno è profeta in patria, forse perché dicevano che ero “quellu de Muasana” in realtà sono nato e cresciuto alla Madonna del Monte e i miei vecchi erano di San Desiderio, ma quando ho cominciato abitavo a San Gottardo e lì la ditta ha avuto la prima sede. Poi, negli anni 80, il mio kit 175 per PX è diventato un “must” anche qui da noi anzi forse proprio la mia città e stata quella in cui ne ho venduti di più.

La Vespazzurra, una vera leggenda dell'epoca

Nel 1984, da un sogno nel cassetto, è nato il progetto Vespazzurra: un bolide su base 200PE con doppio carburatore e corsa lunga realizzato per competere nel Campionato nazionale spagnolo di endurance. I piloti erano ovviamente spagnoli ma il team tutto genovese DOC, per gran parte di San Desiderio come i miei vecchi. C’erano Emidio Dellepiane, Franco e Italo Carridi, Enrico Raschi, Salvatore Scorcelli e ovviamente io che ero il Team Manager. In Spagna si girava 6 ore in circuiti cittadini: noi l’abbiamo fatto a 115 di media con punte di 145kmh. Abbiamo vinto il Campionato di stretta misura contro un centinaio di concorrenti; secondo arrivò il mio grande amico Jordi Ballart.

 

La Gruppi Pinasco ora è a Padova. L’ho venduta nel '99 quando mi sono ritirato dagli affari ma chi l’ha presa e ci lavora è mosso da grande passione. E vedo che truccare la Vespa è ancora una passione per tanta gente. Forse perché siamo tutti nostalgici, forse perché avere una Vespa ci fa sentire fieri di essere italiani. Ma ormai il fenomeno è di nicchia e il mercato con i suoi numeri ben lontano da quello di un tempo.

Ho voluto fermare la "mia" storia alla fine degli anni 80 perché li sono arrivati i veicoli di scuola giapponese, con i loro mille modelli, apparsi come un lampo e altrettanto velocemente finiti chissà dove. Le Sfera, i Booster, i Metropolis, hanno riempito le strade ma non se ne vede più uno in giro, forse perché a nessuno viene voglia di conservarli. Sono oggetti “usa e getta”, pratici, simpatici, efficienti ma a mio avviso senza carattere.

La Vespa invece è destinata a restare per sempre nei nostri garage e nei nostri cuori. La storia che racconto nel mio libro è quella delle Vespa truccate, iniziata negli anni 60 e durata trent’anni. E’ un libro con molte immagini dell’epoca, foto di prove e gare, pagine pubblicitarie che molti di noi ancora ricordano ma anche foto mie personali che hanno a che fare con il mio rapporto con la Vespa che, come vedrete, è molto antico. Tento di raccontare e descrivere come meglio posso la passione di una generazione che aveva voglia di cambiare.

In quegli anni, come tutti i giovani, sognavamo un mondo migliore. Una realtà diversa, con piu opportunità e meno limiti per tutti. In parte ci siamo riusciti in parte abbiamo fallito. Ma la Vespa, quella si, l’abbiamo fatta andare più forte.

Il libro costa 24 euro ed è in vendita online su www.pinascostore.com oppure a Genova libreria Bozzi via Cairoli, Motoricambi Olcese via della Libertà.

  1 di 5  
  • Luca4895, Milano (MI)

    Che nostalgia!

    Mi ricordo i pomeriggi dopo la scuola passati a truccare la mia 50 special...dopo avere montato il kit da 75, carb da 18 e la marmitta bianca era una bomba!!!..per non parlare del rumore, una musica che mi fa ancora venire le pelle d'oca al solo ricordo..
    Grazie Pinasco! Che bei tempi
  • sandrofreddie09, Civitavecchia (RM)

    quanta nostalgia...

    a 16 anni i miei mi comprarono un px 125, all'epoca lo chiamavamo il "vespone"... dopo un annetto ecco le seguenti modifiche: gruppo termico 175 Pinasco, carburatore da 24 e marmitta originale svuotata. quanti ricordi... grazie Pinasco!
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