Focus

Il casco. Ultima parte: l'omologazione Europea 22-05 

Quali prove deve superare un casco per essere omologato, e quali le differenze tra le varie omologazioni internazionali. I segreti dell'etichetta

Tutto su: Normative

 


Tutto quello che c'è da sapere sulle omologazioni
Terminiamo questa nostra rubrica sul casco protettivo per motociclisti, parlando della vigente omologazione 22-05. Naturalmente non intendiamo scendere troppo negli aspetti tecnici di questa omologazione, ma solo tracciarne i punti principali, sempre con l'intento di fornire all'utilizzatore finale una maggiore conoscenza del proprio casco.

Quando un'azienda ha progettato e costruito un nuovo casco, oltre ad averlo preventivamente testato presso il proprio laboratorio o averlo fatto testare da laboratori certificati alle prove della normativa 22-05, prima di poterlo mettere in commercio deve ottenere l'omologazione del casco stesso.  Per farlo si deve rivolgere ad un ente omologativo italiano o estero, purché abbia la propria sede in Europa . In Italia sono quattro o cinque gli enti che hanno ottenuto l'autorizzazione dal Ministero dei Trasporti di testare e rilasciare omologazioni per caschi ad uso motociclistico. Solitamente l'azienda invia all'ente prescelto cinque caschi per ognuna delle taglie con le quali il casco verrà commercializzato.  Una volta testato il casco - naturalmente facciamo l'esempio di un casco che abbia superato l'omologazione -  l'ente omologativo fornirà al produttore il numero di omologazione e manterrà presso di se un casco come campione di riferimento, utilizzabile in caso di controlli alla produzione dei quali parleremo più avanti in questo stesso articolo. Questo numero di omologazione è quello che troveremo stampato a sinistra sull'etichetta omologativa e sarà composto da 6 cifre e da una o due lettere. Le prime due cifre saranno 05, e stanno ad indicare che il casco ha ottenuto l'omologazione 05 (la più recente ed attualmente in vigore in Europa) mentre le quattro cifre seguenti indicheranno il numero di omologazione di quello specifico casco. Come abbiamo visto in un precedente articolo, le lettere in fondo al numero potranno essere una J se il casco è stato omologato come jet (senza alcuna protezione al mento), una P se il casco dispone di una mentoniera testata come protettiva oppure le due lettere NP se il casco, pur disponendo di una protezione al mento, è stato omologato con una mentoniera ritenuta non protettiva (NP sta per non protettiva). 

Una volta ottenuta l'omologazione,  l'azienda produttrice richiederà all'ANCMA (Associazione Nazionale Costruttori Motocicli ed Accessori) l'invio del primo lotto di etichette, comunicando che il casco ha precedentemente ottenuto l'omologazione (e fornendone il numero). Ogni lotto è composto da 3200 etichette numerate singolarmente da 0 a 3200. Questo numero progressivo è quello che troveremo stampato sulla parte destra dell'etichetta. Ad esempio se il numero sarà 003000 sta a significare che il nostro casco ha l'etichetta  n.3000 del primo lotto. I lotti seguenti avranno numeri progressivi ed il secondo lotto ad esempio sarà dal numero 3201 al numero 6400. Una volta ricevute le etichette, l'azienda metterà in produzione i primi 3200 caschi.

Terminata la produzione di questo primo lotto, per poter mettere in commercio i caschi, il produttore dovrà far pervenire all'ente omologativo :
40 caschi nella taglia maggiore e 10 caschi nella taglia minore, se si tratta di casco jet; oppure 50 caschi nella taglia maggiore e 10 caschi nella taglia minore se si tratta di casco integrale o apribile con mentoniera protettiva. 
L'ente omologatore sottoporrà anche questi caschi alle prove omologative richieste e nel caso di esito positivo, comunicherà all'azienda il benestare alla commercializzazione del primo lotto di caschi. Chiaramente se l'esito dei test fosse negativo, il produttore dovrà modificare i caschi prodotti secondo le indicazioni fornite dai test stessi ed inviare altri caschi all'ente omologatore, per ripetere il test.
A questo punto il casco è stato omologato, e per richiedere ulteriori etichette, l'azienda, se dispone di un laboratorio qualificato (vedremo in seguito cosa significhi) potrà effettuare nel proprio laboratorio i test chiamati di routine, inviando all'ANCMA un verbale di richiesta etichette.

I Test di Omologazione
Come avvengono questi test? Il produttore deve testare nel proprio laboratorio, se certificato, o in un laboratorio di un ente omologatore, solitamente 2 caschi per ogni taglia. Ipotizzando che il casco disponga di 5 taglie (XS - S - M - L - XL) verranno testati due caschi per taglia.
Ad esempio :
Taglia XS n.1 casco condizionato a caldo (a +50 gradi)
Taglia XS n.1 casco condizionato a freddo (a  -20 gradi)
Inoltre un casco nella taglia maggiore (nel nostro esempio la XL) ed un casco nella taglia minore (XS) verranno utilizzati per le prove di scalzamento (al casco, posizionato sulla falsatesta, viene applicato un peso che cadendo non deve scalzare il casco dalla falsatesta stessa) e per le prove del sistema di ritenzione (delle quali abbiamo parlato in uno dei precedenti articoli di questa guida).
In tutto quindi 12 caschi.
Vediamo però nel dettaglio come si svolgono questi test.  
Innanzitutto il casco viene posizionato su di una falsatesta. Viene definito tale, un oggetto in lega metallica avente appunto la forma di una testa. Le falseteste sono disponibili in diverse taglie a seconda della taglia del casco che si vuole testare.  In pratica simulano la testa di un motociclista durante un impatto. Una volta calzato il casco sulla falsatesta corrispondente, vengono entrambi posizionati su un tavolo che dispone di un sistema di puntamento con raggio laser, atto a stabilire quali siano i punti dove il casco dovrà essere battuto. Vale a dire i punti nei quali il casco deve subire l'urto.
Questi punti sono così definiti :
B sulla parte frontale
X DX sulla parte laterale destra
X SX sulla parte laterale sinistra
P sulla parte superiore
R sula parte posteriore
S sulla mentoniera (naturalmente se il casco dispone di questa protezione)
Una volta "segnati" i caschi devono essere condizionati, vale a dire che 5 caschi (nel nostro esempio uno per taglia) vengono messi in un frigorifero alla temperatura di meno venti gradi per circa 4-6 ore ed altri cinque  vengono invece inseriti in un forno alla temperatura di più 50 gradi, sempre per lo stesso periodo di tempo. E' chiaro che in questo modo si vogliono simulare tutte le condizioni di utilizzo con varie temperature, oltre a stabilire se i materiali utilizzati resistano al caldo (dilatazione) e al freddo (restringimento). Trascorso questo periodo, i caschi vengono prelevati, posizionati su di una falsatesta (della stessa taglia del casco) e quindi testati o in gergo "battuti". Per effettuare il test serve un macchinario apposito (vedi foto) che  - una volta posizionato il casco in modo che vada a battere proprio su uno dei 6 punti segnati e sopra descritti - solleverà il casco e la falsatesta per 3 metri e li lascerà poi cadere su di un  incudine. Vi sono due tipi di incudine : piatta o kerbstone (dall'inglese : cordolo del marciapiede).
Solitamente, per effettuare un test valido, l'incudine piatta si utilizza con i caschi condizionati a freddo e il kerbstone con i caschi condizionati a caldo. L'apparecchiatura per i test d'impatto è collegata ad un computer che evidenzia su di un monitor il grafico del test appena effettuato (vedi foto).  All'interno della falsatesta sono posizionati tre accelerometri che trasmettono i dati al computer, il quale li elabora e mostra sul monitor il grafico conseguente (vedi foto). Per spiegare in parole semplici e senza entrare troppo nei particolari tecnici, il computer ci mostra questi dati :
- velocità di caduta : deve essere compresa tra 7,50 e 7,68 millisecondi
- picco di decelerazione  : è espresso in g ed evidenzia la decelerazione subita dal casco all'impatto con l'incudine. Non deve superrare il valore di 275 g.
- valore HIC  (Head Injury Criterion) : è il valore più importante e viene stabilito da una formula inserita nel computer. Per esprimermi in termini comprensibili, si potrebbe definire  come la dissipazione dell'energia causata dall'impatto nel tempo. Ossia : per quanto tempo la falsatesta ha subito l'effetto dell'energia sprigionata dall'impatto con l'incudine. Non deve superare la misura di 2400. E' un valore determinante per stabilire la validità di un casco ed è stato introdotto dalla normativa 05. Infatti non basta conoscere quanta energia la falsatesta abbia assorbito, ma è soprattutto importante sapere per quanto tempo l'energia ha gravato sulla falsatesta. Per fare un esempio banale, ma calzante : se premo un dito contro la vostra fronte per pochi secondi non vi procurerò alcun dolore, ma se la mia pressione dovesse perdurare nel tempo con la stessa intensità, vi procurerei un dolore molto forte.  Questo è il concetto di base del valore HIC.
Se i valori del test sono positivi (rientrano cioè in quelli stabiliti dall'omologazione) il casco avrà superato il test. In caso contrario occorrerà stabilire come modificare la calotta esterna o la calotta interna (o entrambi) affinché il casco aumenti le sue capacità protettive.
Abbiamo già visto negli articoli precedenti le prove omologative richieste per il cinturino e per la visiera e quindi ci occuperemo brevemente delle altre omologazioni.
Deve essere ben chiaro per tutti che in Europa si possono utilizzare esclusivamente caschi conformi all'omologazione Europea 22-05 e non ad altre omologazioni, quali ad esempio la DOT o la Snell americane.
Attenzione quindi : prima di acquistare un casco, accertiamoci che sia omologato 22-05. Si ritiene inoltre erroneamente che queste omologazioni estere siano migliori rispetto a quella Europea. A mio parere è proprio il contrario. Come ho già avuto modo di scrivere rispondendo ad un lettore che ha acquistato un casco omologato in America, ritengo che la nostra sia la migliore omologazione al mondo. Vi basti sapere che che abbiamo appena visto quanto sia importante per stabilire la sicurezza di un casco la DOT e la Snell non hanno tra i propri valori quel HIC.

Acquistiamo quindi solo caschi ECE 22-05 non solo perché altrimenti non potremmo utilizzarli, ma sopratutto perché sono garanzia di sicurezza. Va inoltre rimarcato come le maggiori nazioni Europee effettuino periodicamente controlli non solo ai laboratori delle aziende produttrici, ma anche ai caschi giacenti nei loro magazzini e pronti per essere commercializzati. Per quanto riguarda i laboratori, abbiamo sopra citato come molte aziende Italiane dispongano di laboratori certificati. Vale a dire che il Ministero dei Trasporti Italiano, dopo una visita all'azienda e dopo averne controllato le capacità produttive, controlla accuratamente che il laboratorio disponga di tutte le attrezzature necessarie alle prove omologative e soprattutto ne controlla la funzionalità, tramite apposite apparecchiature che verificano la corretta taratura. Solo a quel punto autorizza l'azienda ad effettuare i test in autonomia, fermo restando che semestralmente funzionari del Ministero faranno visita all'azienda stessa per  controllarne il laboratorio, ma anche per prelevare alcuni caschi che verranno poi testati nel laboratorio del Ministero. Nel caso in cui i caschi prelevati non fossero conformi alle prove di omologazione, verrebbero prelevati altri caschi dello stesso modello da un punto vendita e, se il problema persistesse,  si potrebbe arrivare al blocco della produzione o addirittura dal ritiro dal mercato dei caschi del lotto soggetto a controllo (come abbiamo visto con l'etichetta applicata al casco si può effettuare la rintracciabilità dell'omologazione e del lotto produttivo).  Infine in caso di incidente, se il motociclista coinvolto volesse accertarsi che il casco che indossava (nel caso non si fosse rivelato idoneo) era corrispondente a quello che l'azienda produttrice aveva a suo tempo omologato, il Ministero dei Trasporti potrebbe controllarlo con il campione di riferimento che aveva trattenuto al momento dell'omologazione. Queste sono le nostre garanzie di sicurezza. Per questo acquistiamo sempre caschi di aziende conosciute e rintracciabili. Diffidiamo inoltre di quei caschi dal prezzo molto basso. Come abbiamo visto le aziende produttrici più valide dispongono di un proprio laboratorio, con costosi macchinari, e si accollano tutti i costi delle omologazioni e dei controlli successivi (oltre al costo dei caschi testati, che come abbiamo sono molti).

Non limitiamoci a controllare che il casco abbia l'etichetta omologativa, ma leggiamola. Come abbiamo appena scritto, l'etichetta ci può dire molto e soprattutto ci può indicare il paese dove il casco è stato omologato. Ora sappiamo quali controlli vengono effettuati nelle nazioni più avanzate (dal punto di vista della produzione e del controllo sui caschi) vale a dire Italia, Spagna, Francia e Germania.

Questa è la legenda delle nazioni con il numero corrispondente, quello  che troviamo nel cerchio a fianco della lettera E:
1 Germania - 2 Francia - 3 Italia - 4 Paesi Bassi - 5 Svezia - 6 Belgio - 7 Ungheria - 8 Rep. Ceca - 9 Spagna - 10 Jugoslavia - 11 Regno Unito - 12 Austria - 13 Lussemburgo - 14 Svizzera - 16 Norvegia - 17 Finlandia - 18 Danimarca - 19 Romania - 20 Polonia - 21 Portogallo - 22 Russia - 24 Irlanda - 25 Croazia - 26 Slovenia  - 27 Slovacchia - 28 Bielorussia - 29 Estonia - 31 Bosnia Erzegovina  - 37 Turchia - 40 Macedonia.
Se leggiamo ad esempio E14, significa che il nostro casco è stato omologato in Svizzera, indipendentemente dal fatto che il produttore sia ad esempio Spagnolo.

Con questo articolo si conclude la nostra breve rubrica sul casco protettivo per motociclisti. Speriamo che i nostri scritti siano stati comprensibili e che vi aiutino nella scelta e nell'utilizzo del vostro casco.
Restiamo a vostra disposizione per ogni vostra domanda o commento.
Però non ci fermiamo qui.
Abbiamo richiesto alle più importanti aziende Italiane ed estere l'invio di alcuni dei loro prodotti. Li stiamo provando per voi, li stiamo utilizzando con i nostri tester, li smonteremo per valutarne la funzionalità, i pregi ed i difetti.
Continuate quindi a leggerci per proteggervi nel migliore modo possibile.

Carlo Baldi

Prima parte. La nuova sezione dedicata ai caschi. Chi è Carlo Baldi 
Seconda parte. La calotta esterna
Terza parte. La calotta interna
Quarta parte. I componenti del casco
Quinta parte. Uso e manutenzione del casco
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del primo articolo
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del secondo articolo
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del terzo articolo
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del quarto articolo
Leggi le risposte dell'esperto ai commenti del quinto articolo


03/07/2008

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono stati inseriti 10 COMMENTI. Commenta »

  • 1. Info omologazione.

    Salve, ho da poco acquistato un casco fibreglass, il NITRO N510-V,sul retro della calotta riporta la sigla di omologazione ECER22-05, sulla fibia riporta E11 050016/P - 051931, chiedo gentilmente se tale casco é a norma di legge in Italia e se non rischio così il sequestro del mezzo, i punti sulla patente e la relativa sanzione amministrativa.
    Grazie per l'aiuto ed un cordiale saluto.

  • 2. dubbio..

    Ciao Carlo, da qualche mese ho acquistato un casco della YES helments (di cui se non sbaglio lavoravi per conto loro), leggendo l'etichetta riposta nel casco c'è scritto 0453013-017899 E3(quindi omologato in Italia) quello che mi intimorisce è che adesso sul casco nella parte alta sta venendo via la vernice nonostante non abbia preso botte e non sia caduto,e poi il numero 04 se non sbaglio non è conforme con lo 05 detto da te.
    In attesa di chiarimenti

    Ciao
    Fabio

  • 3. Emanuele

    Ciao Emanuele e grazie per il tuo commento (per niente prolisso). La sede Arai Europe è in Olanda e quindi niente di strano se il tuo casco è stato omologato nei Peasi Bassi. Non so se tutti gli Arai vengano omologati nei Paesi Bassi, ma di certo per Arai Europe è più comodo farlo li che non in Italia. Per quanto riguarda il secondo numero della tua etichetta, lo stesso può variare a seconda di quante etichette vengano richieste e quindi il numero può essere composto da 6 o 7 cifre. E' un numero progressivo e quindi evidentemente se in Olanda usano sette cifre vuol dire che sperano di omologarne molti.
    La tua richiesta di informare l'utente finale circa la data di produzione del casco è legittima, ma purtroppo attualmente non è prevista dalla normativa Europea. Certo alle case non farebbe piacere ma a noi consumatori si. Come ho scritto nel mio ultimo articolo alla fine cosa ci tutela veramente è la serietà dell'azienda e del negoziante e quindi teniamone conto.
    Ciao

  • 4. Data fabbricazione casco

    Buon giorno, volevo sapere come poter riconoscere la data di fabbricazione del casco, cioè se per caso in qualche marca di casco è indicato nelle etichette la data di fabbricazione, poichè secondo me, in alcuni negozi i caschi magari costosi, tipo ARAI, rimangono fermi in negozio e poi magari te lo vendono comunque anche se datato.
    grazie Sabrina Morosinotto

  • 5. Data fabbricazione casco

    Buongiorno Sabrina,
    purtroppo le aziende produttrici non sono tenute e comunicare la data di fabbricazione di un casco. Non mi risulta nemmeno che vi sia qualche azienda che lo comunichi attraverso un adesivo o una targhetta sul casco. Quindi a noi consumatori non resta che stare alle dichiarazioni dei negozianti oppure controllare nelle collezioni delle varie aziende (magari visitando i loro siti Internet) se il casco è ancora in produzione. Come ho già avuto modo di scrivere accertiamoci sempre che il casco che intendiamo acquistare sia omologato ECE 22-05 (lo possiamo vedere sull'etichetta omologativa cucita sul casco stesso).

  • 6. Cambio codice?

    Ciao Carlo,
    volevo sapere se con l'anno nuovo sono cambiati pure i codici di pruduzione dei caschi o se sono rimasti ancora i vecchi...
    Ciao
    Fabio

  • 7. Fabio

    Ciao Fabio,
    purtroppo non mi specifichi di quale modello si tratta, ma di certo il tuo casco è stato omologato ECE 22-04 e quindi ha superato i famosi 5-6 anni di vita. Visto che ora si sta anche staccando la vernice il mio consiglio è di sostituirlo con uno più recente omologato 22-05 in quanto ritengo che il tuo casco non dia più garanzie di sicurezza.
    Ciao

  • 8. Omologazione

    Ciao Carlo, guardando l'etichetta del mio Arai ho scoperto che il
    casco è stato omologato nei Paesi Bassi, dove ha sede la filiale
    europea della casa giapponese: è un caso che il mio casco sia stato
    omologato in quella nazione piuttosto che in Italia oppure tutti gli
    Arai vengono testati in Olanda?
    Seconda domanda: i numeri riportati, sempre sull'etichetta, sono P-
    052008 e 0041127.
    Per la prima serie tutto ok: casco integrale omologato con normativa
    22-05 e numero di omologazione 2008.
    Per la seconda serie mi ritrovo un numero in più rispetto a quanto
    detto nell'articolo: che gli olandesi abbiano messo uno zero di
    troppo?
    Ultima domanda.
    Mi par di capire che per un acquirente è pressochè impossibile
    stabilire la data di fabbricazione di un casco: non sarebbe utile
    obbligare le case a stampare anche questo dato? In commercio si
    trovano caschi con 10 e passa anni sulle spalle, venduti a prezzi
    scontatissimi: anche se tenuti dai negozianti in modo ottimale forse
    sarebbe il caso avvertire il cliente che non sono proprio freschi...
    Scusa la prolissità!

    Ciao
    Emanuele

  • 9. sceltra

    devo dire che se prima credevo di " sapere " qualcosa sui caschi, oggi mi accorgo di quanto ignorante sono, potrei anche parlare al plurale ma non lo faccio ! ma ora quale casco compro, quello che costa di più ?

  • 10. Risposte tardive

    Chiedo scusa per il tremendo ritardo nelle mie risposte.

    Per Deltanos
    non capisco a quali codici lei si riferisca. I codici di omologazione delle nazioni non variano E3 Italia E1 Germania e via così. Gli altri codici sono quelli relativi ai lotti di omologazione e quindi varianmo da nazione a nazione e sono numeri a salire.

    Per Sky07
    Il suo Nitro è stato omologato in Inghilterra E11 secondo la vigente normativa ECE 22 05. Tutto in regola quindi. Lo può utilizzare tranquillamente.

    Nanni 50
    purtroppo non sempre il casco che costa di più è il più valido, ma questo vale per i caschi come per tanti prodotti per i quali a volte si paga il blasone del marchio o il fatto che sia di moda. Si rivolga a punti vendita seri e ad aziende note che possano garantire un valido post vendita. Se poi sono Italiane è ancora meglio (non tanto per patriottismo, ma perchè omologare un casco in Italia da più garanzie che non omologarlo all'estero). Siamo tutti ignoranti, l'importante è cercare di imparare e tenersi informati.

 
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  • Prima parte: il sistema casco
  • Seconda parte: la calotta esterna
  • Terza parte: la calotta interna
  • Quarta parte: i componenti
  • Quinta parte: uso e manutenzione
  • Sesta parte: l'omologazione Europea 22-05
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