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gp di sepang

Ricordo di Marco Simoncelli

- Il nostro saluto a Super Sic attraverso le parole di Giovanni Zamagni che ricorda il carattere e i valori del giovane campione dentro e fuori la pista




Se non visualizzi correttamente il video guardalo sul nostro canale YouTube.


"Passano i giorni e il dolore aumenta. Inevitabile in questi casi, perché l'adrenalina, proprio com'è nelle corse di moto, prima o poi sparisce e lascia spazio ai sentimenti, alle emozioni, ai ricordi. Io, come tutti, volevo bene a Marco Simoncelli, molto bene. Impossibile non volergliene. Perché era solare. Perché aveva sempre il sorriso sulle labbra. Perché sapeva ironizzare su se stesso e sugli altri. Perché, come dice Valentino Rossi: "Il Sic era tanto duro in pista come dolce nella vita". Perché, come dice Paolo Beltramo: "Aveva valori fuori dal comune, voleva capire la vita, era allegro, positivo, dolce, un amico che non tradiva mai". Perché, come dice Carlo Pernat: "Era un ragazzo d'altri tempi". Perché, come dice Alessandro Cicognani: "Dopo due volte che ci parlavi insieme, ti sembrava di conoscerlo da tutta la vita". Perché aveva sempre un secondo per qualsiasi tifoso. Perché ci provava sempre e comunque. Perché ci credeva tantissimo. Perché aveva sempre mille attenzioni per tutti, anche per chi non gli era troppo simpatico: "Non sono amico di Lorenzo, ma voglio fargli un grosso in bocca al lupo di pronta guarigione", aveva detto dopo essere salito sul podio a Phillip Island. Perché ti diceva le cose in faccia e mai dietro le spalle. Perché aveva rispetto di tutti. Perché se sbagliava era pronto a chiedere scusa. Perché non scaricava mai sugli altri le colpe. Perché, pur di tenersi stretto i suoi uomini, era pronto perfino a mettere in discussione il suo rapporto con la Honda. Perché aveva sempre la battuta pronta. Perché non rispondeva mai in modo banale. Perché amava quello che faceva. Perché si divertiva a correre in moto. Perché aveva un rapporto speciale con i suoi genitori, come qualsiasi padre sognerebbe di avere con il proprio figlio. Perché non tradiva mai.

Per tutto questo - e per molto altro ancora - il Sic aveva conquistato tutti, grazie a qualità umane ancora più grandi di quelle del pilota, esempio più unico che raro nel motociclismo. Così, quando alle 16.56 di domenica 23 ottobre è stata ufficialmente dichiarata la sua morte, dopo 45 minuti di inutili tentativi di rianimarlo, la prima reazione che ha percorso l'intero paddock è stata: "basta, le corse di moto sono belle, ma non fanno più per me". Succede spesso in questi casi, il dolore, inevitabilmente, diventa ancora più grande più conosci una persona che ci lascia. Ma sono in tanti a pensare di smettere. Come Fausto Gresini, che per la seconda volta nella sua carriera di team manager, perde un pilota, un amico. Nel 2003 aveva visto morire Daijiro Kato, domenica Marco Simoncelli, purtroppo legati dallo stesso destino e da una storia del tutto simile: entrambi avevano conquistato il titolo della categoria di mezzo (250 per Daijiro nel 2001 e per Marco nel 2008 su Gilera). Entrambi erano arrivati alla classe regina come il futuro del motociclismo. Il team Gresini non ci sarà a Valencia: una rinuncia inevitabile, comprensibile e assolutamente condivisibile. Ma chissà anche com'è lo stato d'animo degli altri piloti. Chissà come sta Valentino Rossi, dopo aver visto morire davanti ai suoi occhi un grande amico. Chissà com'è l'umore di Andrea Dovizioso, che con il Sic si scontrava da vent'anni ed è come se avesse perso la sua metà agonistica. Chissà cosa prova Casey Stoner, tanto taciturno quanto sensibile di fronte a queste tragedie. Chissà come si sente veramente Colin Edwards, suo malgrado protagonista dell'incidente, che tramite i social network ringrazia tutti i tifosi per il sostegno, confermando però di essere inevitabilmente distrutto. Chissà cosa provano Alex De Angelis e Scott Redding, che rivivono, a distanza di 13 mesi, quanto accaduto al povero Tomizawa a Misano. Chissà come stanno tutti gli altri piloti, anche quelli che in questa stagione avevano criticato tanto Marco per il suo modo di correre, ma che, comunque, avevano imparato ad apprezzarne le qualità umane. Chissà come si fa a pensare di scendere in pista a Valencia. E' vero, le corse sono sempre andate avanti dopo incidenti terribili e sarà così anche questa volta. Ma è dura. Molto dura".

Giovanni Zamagni



Paolo Simoncelli


Paolo Simoncelli, papà di Marco, parla alla trasmissione Matrix del tragico incidente che ha coinvolto il figlio: "Ho provato a salutare Marco, ma non c'era più nulla da fare. E' bello vedere l'affetto della gente, sino a questo momento non avevo compreso che gli volessero così bene, tante persone hanno capito che era un puro. Non posso dire di essere felice, ma questo affetto aiuta ad andare avanti. Dicono che Dio chiami in Paradiso i migliori, credo sia così". Il signor Paolo parla anche dei soccorsi: "Ero vicino ai barellieri, non c'era niente da fare. Marco era già morto. In questi momenti ci sono state vicine tante persone, sia in Malesia che al nostro ritorno in Italia. Le ringrazio tutte".

"Marco era un guerriero, non mollava mai. Domenica voleva vincere, come sempre. Sentiva di essere uno dei migliori. E credo lo fosse veramente. Gli altri piloti se ne erano accorti e lo temevano. Quelli che in passato erano stati più duri con lui e lo avevano attaccato, Barbera e Pedrosa, mi sono stati molti vicini. Mi hanno abbracciato e hanno pianto a lungo la perdita di Marco".



Il ritorno a casa

La salma di Marco Simoncelli è rientrata questa mattina nell'aereoporto romano di Fiumicino. Il volo Malaysia Airlines che riportava a casa Marco è atterrato alle 6.10. Il feretro è sfilato tra gli applausi dei passeggeri in transito e nel dolore composto dei familiari e della fidanzata. In attesa dei funerali che probabilmente si terranno giovedì alle 15 nella chiesa di S. Maria di Coriano, sarà allestita nel teatro (sempre di Coriano) la camera ardente.
Ad accompagnare l'amico nel suo ultimo viaggio c'era anche Valentino Rossi. "Marco era un grande e non lo dimenticherò mai" sono state le sue parole. Ai giornalisti che gli hanno chiesto conferma delle dichiarazioni in merito a un suo possibile ritiro ha risposto: "Non l'ho mai detto, probabilmente è stata una dichiarazione fatta soltanto per vendere i giornali".


La cronaca di domenica


Secondo giro, Simoncelli cade. Una scivolata innocua, ma la moto torna verso il centro pista. Edwards e Rossi non possono far nulla per evitarlo. Marco, viene travolto, perde il casco e rimane steso a terra immobile.  I tentativi di rianimarlo sono inutili, Marco Simoncelli non si è più svegliato.

 

Il mondo motociclistico si stringe attorno alla famiglia di Marco. Aveva solo 24 anni. Ma non sono solo gli appassionati di moto a restare frastornati da ciò che è capitato a Simoncelli. Tutto lo sport e più in generale, il mondo intero ha partecipato commosso in queste ore alla scomparsa del "Sic". Questa è la testimonianza che Marco Simoncelli non era solo un campione, un pilota dal talento straordinario che avrebbe dovuto ancora vincere tanto, ma era soprattutto un ragazzo con una simpatia incredibile, una vitalità fuori dal comune e dei valori forti: la passione, la famiglia, il rispetto per le persone e per le cose che faceva, anche le meno importanti.


Dovremmo fare in modo che la tristezza che ci accomuna tutti possa diventare veicolo di diffusione di questi valori che devono entrare a far parte di ognuno di noi; come quel trapianto che Simoncelli avrebbe voluto regalarci.


In queste pagine raccogliamo le testimonianze di tutto l'affetto nei confronti di Marco Simoncelli.


Il casco


Maurizio Vitali, responsabile in pista Dainese e AGV, ha visto il casco prima che fosse consegnato alla commissione che dovrà ricostruire la dinamica dell'incidente. "C'era un segno evidente di pneumatico sul lato destro -ha dichiarato-. L'impatto ha staccato il cinturino. E' una questione tecnica: quando il casco sopporta un'impatto del genere, oltre una certa forza il cinturino deve cedere e infatti l'attacco si è staccato. La calotta è in buone condizioni (l'impatto fatale è stato sul collo, nda). Vale (Rossi, ndr) pensa di averlo preso molto in alto. Comunque conta poco dove l'ha preso. Se hai la possibilità di scegliere ha importanza, se non ce l'hai non conta nulla. I miei pensieri ora sono tutti per la famiglia di Marco".

I soccorsi

Chiediamo che gli investimenti fatti per la sicurezza non riguardino solo le piste ma anche la formazione dei soccorritori.

Purtroppo non per Marco Simoncelli, ma in altri casi l'inadeguatezza dei soccorritori avrebbe potuto fare la differenza tra la vita e la morte del pilota. Segnaliamo queste immagini solo perché non ha senso investire tanto sulla sicurezza delle piste e poi tralasciare la preparazione dei soccorritori.
Tutto questo non deve più accadere.




Il ricordo del mondo del motociclismo

 

Simoncelli e Rossi

Le testimonianze di Nico Cereghini, Lucchinelli e Cadalora

Valentino Rossi
"Il Sic per me era come un fratello minore, tanto duro in pista come dolce nella vita. Ancora non posso crederci, mi mancherà un sacco".

In un messaggio inserito su Twitter Valentino a commento della foto che inseriamo qui a fianco: "Io me lo ricordo così...Misano 2011,gran bagarre!"



Gigi Soldano - Pulito come il sole
"Piove addosso questo silenzio.
Improvvisa la scena cambia e nessuno ha più nulla da dire.
Era simpatico, semplicemente simpatico, era ironico e sapeva prenderti in giro senza mai offenderti.
Abbiamo giocato e scherzato.
Guardavamo sul “ MAC” le foto delle prove della mattina e facevamo apposta a farlo arrabbiare mostrandogli i “traversi” impossibili di Casey Stoner. “Dio boh!” era la sua espressione . “Domani ci provo anch’io vedrai” la sua promessa.
Un pilota amico rispettoso di tutto e di tutti. Amato tanto da tanti e poco da alcuni.
Capiva il tuo lavoro e se poteva ti aiutava collaborando. Semplicemente.
Uno di noi sognatori che , senza pietà, e senza preavviso, se ne è andato. Svanito senza retorica.
“Pulito come il sole”"


Carlo Pernat

"Marco va ricordato, non bisogna restare in silenzio. Era un ragazzo d'altri tempi, con molti più anni di quelli sulla carta d'identità. Aveva valori veri, la testa sulle spalle. Aveva il sogno di vincere! Marco era amato da tutti. Va ricordato per un ragazzo solare, amato da tutti. Non ce l'ha fatta a coronare il suo sogno di vincere un Mondiale, magari ce la farà lassù".
  

Ascolta l'audio integrale dell'intervista a Carlo Pernat

 

Paolo Beltramo
"I 33 anni di Motomondiale è la persona con cui ero più legato. Mi aveva divertito da ragazzino, era buffo e allegro. Ho scritto con lui un libro ("Diobò che bello" nda) e quando veniva a Milano si usciva insieme a cena. Mi piaceva per una serie di motivazioni: aveva valori fuori dal comune specialmente in un mondo così futile. Era appena tornato dalle Filippine, ma non mi ha parlato del mare e del resort. Era stato colpito dalla sofferenza di troppa gente. Voleva capire la vita, era divertente e divertito dalla vita. Era allegro, positivo, dolce, un amico che non ti tradiva mai, neanche nelle piccole cose. Mi mancherà tantissimo".

Dani Pedrosa
"Non c’è molto da dire davanti ad una tragedia come questa. Desidero fare le mie condoglianze alla sua famiglia e a tutte le persone a lui vicine. Ho incontrato suo padre e sono riuscito solo ad abbracciarlo, in questi momenti non conta altro. È stato un tragico incidente e tutti nel paddock siamo rimasti scioccati. Molte volte ci dimentichiamo quanto sia pericoloso questo sport e quando muore un pilota, niente ha significato. Certo, stiamo facendo la cosa che amiamo, ma in situazioni come oggi, niente conta”.


Andrea Dovizioso
“Di fronte a queste situazioni, le parole non servono. Penso alla famiglia di Marco e tutte le persone a lui vicine, in particolare il papà e la mamma. Anch’io sono padre, ho una figlia e quello che è successo penso sia la cosa più dura. Ho rivisto le immagini della caduta. Quello che è successo mi destabilizza. Provo a rivivere quello che si prova quando si spinge forte in gara e la tragedia è dietro l’angolo.Sono molto rattristato per la perdita di Marco. Era un pilota forte, ha sempre spinto tanto. Corriamo insieme da quando siamo bambini. L’ho sempre visto correre dando il massimo, l’ho visto cadere tante volte senza farsi male, quasi fosse invulnerabile. Assistere a un incidente come quello di oggi mi lascia esterrefatto, mi sembra impossibile”.


Casey Stoner
"Sono scioccato e rattristato dalla perdita di Marco. Queste cose quando succedono t i ricordano quanto sia preziosa la vita e mi sento molto triste. Sono vicino alla famiglia di Marco, non posso immaginare quello che stanno vivendo. Il mio pensiero va a loro. Spero che possano restare uniti per superare insieme questa tragedia”.

Shuhei Nakamoto - HRC Executive Vice President
"Non ci sono parole per descrivere questo momento. Marco era un ragazzo molto piacevole e un pilota dotato di grande talento. Qualche volta sono stato un po’ duro con lui, per esempio a Brno dopo il suo primo podio. Gli dissi: “podio fortunato!” e lui si arrabbiò moltissimo.. ma io volevo solo motivarlo perché sapevo che avrebbe potuto fare ancora meglio. Pensavo che avremmo celebrato insieme la sua prima vittoria… adesso voglio solo ringraziare Marco per quello che mi ha dato. Le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia in questo momento così triste”.

Giacomo Agostini
"E' sempre dura quando succedono queste cose – ha detto ai microfoni di Sky Sport - non hai parole, ti chiudi in te stesso pensando a un ragazzo giovane che ha perso la vita amando il suo sport. E' stata una fatalità, impossibile evitarlo, anche le gomme hanno la loro colpa siamo noi piloti a volere pneumatici che non abbiano cali di prestazioni dall’inizio alla fine. Forse sarebbe meglio tornare al passato, quando la gomma si degradava giro dopo giro, con i tempi che peggioravano progressivamente”.

Davide Brivio
"Non è giusto però.. Ma com'è possibile e poi perché? Non abbiamo parole... ci sono rischi in questo sport però qui una serie di coincidenze. Tanti chiedete come sta Vale... Glielo faremo scrivere da lui se ne avrà voglia più tardi... Ve lo potete immaginare comunque... Sembra che circoli in rete una lettera scritta da Valentino per Sic... è tutto falso! Vale non ha scritto e detto assolutamente nulla finora".

Uccio Salucci
"Per quelli che lo chiedono, Vale non sta pensando assolutamente di smettere...mi dispiace che girino queste notizie false in momenti così".

Carmelo Espeleta
"Ieri sera giocava a carte in Hotel, come face a ogni sera. Gli ho detto che io non sono capace e abbiamo riso insieme di questa cosa. E' un altro di noi che purtroppo non c'è più. Non si può dire niente, stava lì 10 minuti prima e ora non c'è più. Il motociclismo è uno sport pericoloso e anche se continuiamo a lavorare sulla sicurezza, per certi incidenti non puoi fare niente. Dopo l'incidente ho avvertito personalmente tutti i piloti. Di solito sono uno che parla molto, ma questa volta non ho parole".


Carl Fogarty
"Sono sconvolto era aria fresca nella MotoGP".


Marco Melandri
"Buon viaggio Marco. Le parole non spegneranno mai la sofferenza".

Vasco Rossi

Wiva Marco Simoncelli!

Marco Simoncelli era un ragazzo simpatico e pieno di entusiasmo che per una maledettissima disgrazia ha perso la vita. Correre in moto era la sua passione ed ha tenuto "aperto" fino alla fine. Onore a lui che continuerà a vivere nei nostri cuori e condoglianze alla sua famiglia.

Taka Horio – General Manager, Bridgestone Motorspor

“Siamo devastati. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolte alla famiglia di Marco e al suo team in questo momento terribile. Le parole non bastano per descrivere la commozione che stiamo provando. La famiglia della MotoGP ha perso una delle sue stelle luminose, una persona con un carattere genuino, il cui carisma e spirito travolgente erano contagiosi e noi abbiamo perso un grande amico. Abbiamo lavorato a stretto contatto con Marco nei suoi primi due anni in MotoGP ed era evidente che era un pilota vero, come ha dimostrato più volte in questa stagione. Determinato fino alla fine e un grande showman. La sua ascesa in appena due stagioni è stata fantastica, a dimostrazione del suo talento puro, della sua abilità e dedizione allo sport che amava così tanto. Ricordiamo con affetto la tenacia e lo spirito con cui ha corso. Ci mancherà immensamente”.

Dottor Costa

"Al crepuscolo di questa domenica piena di dolore il mio sogno vorrebbe disperatamente che un piccolo frammento di stella dal nome Marco Simoncelli non venisse spazzato via. Destino crudele, perché minacci il mio sogno? Cosa posso sperare? E sperare di fare che cosa, al di là delle lacrime per la fanciullezza perduta e al di là dell’angoscia nuda del dolore, sempre più insopportabile perché mi fa sentire impotente e colpevole di non averti stretto fra le mie braccia? Nulla. Quando il destino bussa alla porta proviamo la terribile sensazione di essere impotenti. Il giovane campione di nome Marco se n’è andato con il tramonto del sole della Malesia e il suo andare è stato un rumore di vita, il rumore gioioso che Marco ci ha sempre regalato. Il rumore dell’intervista che Marco mi ha rilasciato al Mugello nel mese di luglio mentre veniva massaggiato dal suo fidato fisioterapista. Quel giorno, all’inizio dell’intervista, avrei voluto rivolgermi ad un antico cavaliere e lui mi ha detto: “Diobò! Sono solo un lesto ragazzo con una folta capigliatura gradito a tanti, amato dalla sua ragazza e dai suoi genitori.” Il massaggio continua, la sua pelle viene accarezzata da mani esperte che scivolano sul suo atletico corpo e mi allontano un poco per rispettare quel rituale. Con commozione riporto la conclusione dell’intervista che gli avevo fatto per il libro che sto scrivendo e che con tutto il mio affetto gli dedicherò. Ecco le ultime domande.

…dottorcosta: “Cosa pensi del dolore”?
Marco: “ Non mi piace. Ma lo sopporto. E’ inutile lamentarsi. Lo sopporto in silenzio. Diobò è meglio così”.

dottorcosta: “Cosa pensi del dolore dell’ anima”?
Marco: “È brutto, tanto brutto, ma dopo lo sconforto che deriva da questa cosa brutta, mi viene come una carica. Mi sento meglio e guido meglio la moto”

dottorcosta: “Quando corri contro chi corri”?
Marco: “Mi verrebbe da dire per battere gli altri. Poche pugnette non voglio stare dietro. Poi, se ci penso ti dico che corro perché provo una sensazione unica, non te lo so spiegare, ma è qualcosa di speciale, nascosto dentro di me”.

dottorcosta: Perché hai i capelli lunghi”?
Marco: “Mi piacciono, non mi fanno sentire normale, mi fanno sentire particolare, me stesso, unico”.

dottorcosta: “Ti senti solo”?
Marco: “No! No! C’è la mia famiglia, la mia morosa i miei amici che godono dei miei successi, c’è la clinica mobile che mi aiuta nei momenti difficili. Sento quanto bene c’è attorno a me, tanto di quel bene che mi scalda”.

Il massaggio è finito, l’intervista è finita. Il padre Paolo e la graziosa morosa di Marco hanno ascoltato compiaciuti. Io ringrazio, con una carezza, uno dei miei piloti preferiti e gli racconto una mia riflessione: “Quando in questo campionato sei caduto e sei caduto tante volte molti ti hanno criticato, giudizi diabolici, ingiusti, invidiosi. Molti hanno addirittura preteso d’insegnarti ad andare in moto. Alcuni hanno vivamente consigliato di dirti di stare tranquillo, di consigliarti la prudenza. Ti ricordi, invece, cosa ti ho detto? Ti ho confessato che il collettivo, abbaiando contro l’umanità, ha dimenticato, forse perché non lo può ricordare, quando ha iniziato a camminare. Si cade, ci si rialza, si torna a cadere, ci si rialza di nuovo e spesso si ritorna a cadere. Tutto questo accompagnati dal sorriso della madre che ci consola e ci incita a perseverare, senza nessun accenno di rimprovero. Poi tutti abbiamo imparato a camminare spediti, ma pochi sono riusciti a percorrere il sentiero che porta alle vette della vita, perché la salita era troppo ardua e faticosa. Perché criticarli? Non sono già severamente puniti dal loro insuccesso? Invece tu, caro Marco, non solo salirai i gradini della vetta della vita, ma anche quelli del podio, dove come premio non c’è la coppa, ma il riconoscimento della tua forza di aver guardato in faccia alla Morte e sconfiggerla.”

Ora la mia profezia si è avverata. Sei salito sul podio della Cecoslovacchia e dell’Australia. Oggi in Malesia hai guardato in faccia la Morte. E mentre ti stava avvolgendo con il suo nero mantello gli hai detto: “Diobò, ma non vedi che io non sono umano, perché io sono i miei sogni e con il mio talento sono il pane degli Dei che tu non potrai mai toccare? Non ti accorgi che rubi solo il mio corpo? Al contrario, il mio sorriso, la mia bontà, la mia simpatia rimarranno per sempre nel cuore di tutti. Per sempre. Non vedi che nello scacco che ti ho dato le lacrime si stanno per trasformare in ebbrezza? Ci metteranno un po’ di tempo, ma io credo molto in questo miracolo, specialmente per la mia famiglia e la mia ragazza. Questa è la mia vittoria nel Gran Premio della Malesia durato due giri.”

Chi nello sport, inseguendo i suoi sogni, insegue contemporaneamente la sua tragedia, esce dal mondo della umanità per entrare nel mondo del divino, cruento, violento, ma pur sempre divino. Chi muore inseguendo un sogno sorride alla morte e il sorriso cancella qualsiasi violenza. L’alpinista sorride alla vertigine dell’altezza, il subacqueo sorride all’inquietudine degli abissi, il motociclista sorride all’ebbrezza della velocità. Lo sport è il palcoscenico, dove il corpo e la mente celebrano la loro potenza in quella fase della vita che è la gioventù. Nel motociclismo il gesto del pilota è esaltato dal rischio, un filo sottilissimo che separa, nel grigiore dell’asfalto, la vita dalla Morte. Un tenue confine tracciato dal pericolo, dove la vita, per cercare la vittoria, si spinge fino al brivido del suo eccesso. Oggi, Marco, hai provato quel brivido. Ti voglio bene. E non ti dimenticherò mai.

claudio marcello costa, clinica mobile (volutamente in minuscolo)"
 


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Foto: Ansa, afp, agf

 

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Commenti

  • antonello.bernardini, Savignano sul Rubicone (FC)

    Ciao SUPERSIC

    E' passato del tempo, ma ancora oggi mi rattrista il sapere di non vederti più sulla griglia di partenza. Mi divertivo vederti correre, mi emmozionavi. Ed anche quella domenica mattina lo hai fatto... forse un po' troppo.
    Ciao Marco.
    Antonello Bernardini
  • BYKER 71, Fossacesia (CH)

    A Te................

    Io, mia moglie e i miei 2 figli, specialmete il piccolo ha pianto tantissimo per il suo campione che tifava in ogni momento e continuera' a farlo ancora insieme a noi.
    Ciao SIC................................
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