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I primi due round del WorldSBK hanno messo a nudo in modo inequivocabile la difficile situazione del Team Honda HRC, resa per assurdo ancora più evidente dalla presenza in squadra di un mostro sacro come Jonathan Rea. La stagione della casa alata non era iniziata in modo positivo visto che i due piloti ufficiali Somkiat Chantra e Jake Dixon erano stati vittime di brutti incidenti. Il tailandese si era fratturato entrambe le braccia in un test a Sepang, mentre l’inglese si era fratturato diverse ossa della mano sinistra, tra le quali anche lo scafoide, durante i test ufficiali di Phillip Island. In Australia erano stati i collaudatori Tetsuta Nagashima e Ryan Vickers a sostituirli, mentre a Portimao Chantra è tornato in pista e Dixon è stato sostituito dal sei volte campione del mondo.
Il bilancio dei quattro piloti in sei gare è stato fallimentare: solo 13 punti, dei quali 7 conquistati da Nagashima, 4 da Rea e 1 a testa da Vickers e da Chantra.
In molti pensavano che nelle mani del Cannibale la CBR potesse mostrare la sua vera faccia ed il problema è stato proprio che.…..l’ha mostrata. In tutta la sua problematica realtà.
Non è bastato rinnovare lo staff tecnico della squadra e nemmeno l’ingaggio di un tester di lusso come Jonny per fare un celere salto di qualità, perché la situazione è complicata e richiede impegno e tempo.
Quando ho incontrato Rea a Portimao gli ho detto che, vista dall’esterno, la situazione della Honda sembrava quella di un puzzle che aveva tutti i pezzi sul tavolo, ma che nessuno era mai riuscito a mettere insieme. “No – ha replicato pronto – mancano ancora tanti pezzi in quel puzzle, ad iniziare dalla parte elettronica”.
Più volte Rea ha puntato il dito sull’elettronica della CBR che considera fondamentale per la competitività di una moto. “Il mio lavoro è quello di fornire agli ingegneri elettronici il maggior numero di dati possibili per consentirgli di lavorare al meglio e trovare la direzione giusta. Sono un pilota che riferisce ai propri tecnici solo i dati che ritengo importanti, per concentrarci sulle singole problematiche. Abbiamo preparato una lista che stiamo seguendo e che ci sta aiutando molto”.
Per il sei volte campione del mondo i test sono la chiave dello sviluppo della moto giapponese. “Nelle prove hai tutto il tempo di lavorare sulla moto e non devi cercare la prestazione in 30 o 45 minuti come succede nei round di gara. Riesco a capire meglio la moto e comprendere dove dobbiamo migliorarla. Possiamo lavorare in modo più sistematico e con meno pressione.”
In gara Rea ha fatto tanta fatica, anche fisicamente: “Era tanto che non disputavo un intero week end di gare e in inverno non ho potuto allenarmi come avrei voluto a causa dell’infortunio patito nell’ultimo round di Jerez 2025. Comunque per noi il round di Portimao è stato come un lungo test e ci siamo concentrati sull'elettronica e sul telaio”.
E ora arriva Assen, una delle sue piste preferite. Dixon non può ancora tornare sulla CBR e punta a rientrare al Balaton Ring. In Olanda i due alfieri della Honda saranno ancora Chantra e Jonny, che però mette subito le cose in chiaro: “Sino alla passata stagione il mio compito era quello di cercare subito la prestazione, il risultato. Ad Assen ho vinto tanto, ma questa volta il mio compito sarà quello di raccogliere dati che saranno importanti per lo sviluppo della moto”.
Jonny si è calato nel suo nuovo ruolo, ma dalle sue parole traspare anche una certa delusione. Al di là dei proclami e delle dichiarazioni di facciata, non si aspettava che la Honda fosse così problematica e non pensava di dover affrontare un lavoro così lungo e complicato. Di certo però la sua celebre determinazione non è stata intaccata e quindi siamo certi che si impegnerà al massimo per rendere competitiva la CBR, m ci riuscirà a condizione che squadra e piloti facciano altrettanto.